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Forse non molti di voi conosceranno questa data, il 25 Novembre, perché non ricorda nulla di particolare. Invece, il 25 Novembre 1960 nella Repubblica Dominicana, le sorelle Mirabal furono rapite, stuprate e uccise dalle forze di sicurezza del governo Trujillo. Per questo nel 1981, la prima riunione del movimento femminista dell'America Latina e dei Caraibi scelse il 25 Novembre come data significativa per celebrare la GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: in questa giornata si ricordano tutte le donne vittime di violenza e si cerca di combattere il femminicidio, tragicamente in aumento

Proprio ieri 24 Novembre si è svolta a Roma, la Manifestazione Nazionale contro la violenza maschile sulle donne (non mi voglio dilungare sulle contestazioni politiche). Ritengo che sia importante sapere che in Italia ogni due giorni muore una donna a causa di violenze fisiche: questo dato è agghiacciante, così come lo sono questi altri numeri: dall'inizio del 2007 nel nostro paese 62 donne sono state uccise, 10383 picchiate a sangue, ogni giorno si verificano 200 stupri tentati o consumati e ogni anno la quota sale a 74 mila. A tutto questo si aggiunge la preoccupante statistica italiana che vede solo 1 stupratore su 100 condannato. La violenza maschile sulle donne è la prima causa di morte femminile: questo significa che il cancro e gli incidenti mietono meno vittime.

Oggi 25 Novembre e tutti i giorni a venire, non dimentichiamoci delle milioni di donne che nel mondo subiscono violenza. L'agghiacciante statistica ci dice che una donna su tre nel corso della propria vita subirà uno stupro (tentato o consumato), sarà vittima di violenze fisiche e/o psicologiche. Ogni 3 anni si conta che 6 milioni e mezzo di donne muoiono per mano di uomini: la cifra è esattamente uguale al numero di ebrei morti durante il nazismo. La differenza sostanziale è che per l'olocausto sono stati fatti processi e condannati i colpevoli, mentre le donne continuano a morire in silenzio e i loro assassini sono lasciati liberi di nuocere. La vita spezzata di una donna sembra non avere valore. E' per questo che noi da oggi dobbiamo riflettere su queste cifre, dobbiamo smettere di nascondere il problema e soprattutto dobbiamo toglierci di dosso questa indifferenza.

UN ABBRACCIO A TUTTE LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA: NON VI DIMENTICHIAMO!

Messo in luce da wonderely alle 10:34 di domenica, 25 novembre 2007


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Categorie del post: italia, dati, date importanti, violenza domestica, stupro, violenza sessuale, 25 novembre, violenza di genere

Per questo intervento avevo messo da parte diverso materiale ed ero indecisa su quale pubblicare per primo, finché non ho letto questa testimonianza su un giornale che mi ha davvero commossa e volevo rendere partecipi anche voi.

Il giornale in questione è il numero 46 di "Chi", esattamente la rubrica curata da Giulia Bongiorno e Michelle Hunziker, che insieme hanno fondato l'associazione Doppia Difesa, che si occupa di coloro che ogni giorno subiscono violenza.

La donna che si racconta  è Daniela Lociuro e questa è la sua commovente testimonianza:

 

Voglio raccontare la mia storia, che mi tengo dentro da quindici lunghi anni, affinché possa arrivare al cuore della gente, scuotere le coscienze, contribuire a vincere le discriminazioni e, chissà, forse persino a far riflettere chi, volutamente, tenta di distruggere la vita altrui, senza farsi scrupoli.

Avevo appena compiuto 19 anni, quando ho incontrato un ragazzo molto più grande di me: sembrava davvero il principe azzurro e me ne sono innamorata. Dopo qualche mese, però, ha cominciato a maltrattarmi per motivi banalissimi, chiedendomi subito dopo di perdonarlo e promettendomi che non lo avrebbe fatto mai più. Io gli ho creduto. Non una, ma dieci, cento volte. Malgrado le sue promesse, però, ho continuato a subire violenze fisiche e psicologiche inaudite: bastava un niente perché mi aggredisse.

Solo dopo circa due anni di questo inferno sono riuscita a lasciarlo. E solo allora lui mi ha comunicato di essere sieropositivo e di avermelo volutamente tenuto nascosto. Non mi aveva mai protetto in alcun modo. Con il cuore in gola ho fatto le analisi, pur sapendo che l’esito era scontato: e infatti sono risultata sieropositiva. I medici mi avevano dato pochi mesi di vita. Ero disperata, confusa – non avevo nemmeno ventun anni- e mi sentivo tremendamente sola.

Ancora una volta mi sono aggrappata a lui, che è riuscito a convincermi che a causa della malattia – di cui allora si sentiva parlare pochissimo – né la mia famiglia né nessun altro uomo mi avrebbero più voluta. E io gli ho creduto ancora. È iniziato così il mio calvario di sofferenza, solitudine, silenzi e bugie. Sono rimasta con lui e ho continuato a subire violenze terribili, pur di non far sapere a nessuno della mia malattia. Quando, dopo altri due anni, l’ho lasciato di nuovo, avevo toccato il fondo. Dovevo decidere se andare alla deriva o rimboccarmi le maniche. Ho scelto di reagire: la riscoperta della fede e il volontariato sono stati l’ancora di salvezza.

Quando ormai credevo che tutta la mia vita sarebbe stata dedicata agli emarginati, ho incontrato un ragazzo meraviglioso, che ha accettato la mia malattia e con cui mi sono sposata. Grazie a un’équipe medica di specialisti in malattie infettive, sono diventata mamma di due splendidi bambini, entrambi sani e sieronegativi, come mio marito. È stato il dono più grande che potessi ricevere!

A quel punto, però, dovevo uscire dal silenzio in cui, prima da sola e poi con mio marito, mi ero nascosta: il silenzio dell’Hiv. Entrambe le nostre famiglie, dopo un primo momento di choc, si sono strette a noi. Tra gli amici, invece, qualcuno si è allontanato. Intorno alla mia malattia aleggiano ancora tanta paura ingiustificata, tanta ignoranza e tantissimi pregiudizi. Ma vi assicuro che abbracciare un sieropositivo non è rischioso per nessuno!

Tanti mi dicono che sono coraggiosa, perché ho deciso di uscire allo scoperto: forse è vero, ma io cerco semplicemente di dare una piccola speranza e un po’ di sollievo a chi si trova nelle mie stesse condizioni.

Vorrei gridare a tutti che vincere la solitudine e la paura di non essere creduti, di essere emarginati, abbandonati è possibile! Guarire dalla violenza e dalla malattia, ritrovando la forza di vivere a testa alta, è possibile!

Un abbraccio a tutti.

 

Questa è la bellissima, a parer mio, testimonianza di Daniela che ha anche scritto un libro dal titolo Questa è la mia vita! Storia di una donna sieropositiva che ha vinto la morte nel cuore (Gianni Iuculano Editore). Questa donna è l'esempio vivente che reagire è possibile, trovare la forza per andare avanti è possibile, come ha detto anche lei al termine della sua testimonianza.

 

Spero che questo intervento possa servire a chi si trova in situazioni tragiche e non sa come fare per tornare a galla, spero davvero che la forza d'animo di questa donna possa insegnare molto a tutte le altre donne prigioniere di uomini violenti e senza scrupoli: non abbiate paura, se lo volete nel profondo dell'anima potete farcela e troverete sicuramente persone, come Daniela, che vi potranno aiutare.

Messo in luce da wonderely alle 11:05 di venerdì, 16 novembre 2007


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Categorie del post: italia, testimonianze, settimanale chi, violenza di genere, hiv / aids

Ciao a tutti! Questo post voglio dedicarlo a me stessa, o meglio, a un articolo che ho scritto io personalmente e che ci tenevo a pubblicare. Non anticipo niente. BUONA LETTURA!

CULTURA O TORTURA?

La condizione delle donne nell’Islam è davvero una questione di cultura?

La condizione della donna nell’Islam è variegata: in stati come il Marocco e l’Algeria le donne stanno acquisendo sempre più diritti, anche se sono ancora lontane dall’ottenere la parità con l’altro sesso, mentre in stati come il Kuwait e l’Arabia Saudita le donne sono estremamente discriminate. Vorrei analizzare da vicino le situazioni più tragiche, di cui troppo spesso non si parla e che quindi restano coperte da un velo di silenzio che ogni giorno causa la morte di migliaia di donne.
 
Spesso mi chiedo come sia possibile che in certe culture musulmane, le donne non vengano considerate in nessun modo, così ho posto questa domanda a qualcuno e la risposta più frequente è stata questa: è la loro cultura. A quel punto mi sono domandata: ma si tratta di cultura o di tortura? Perché le donne non vivono in quei paesi: la loro non è vita; vengono torturate ogni giorno, con ogni tipo di violenza. La crudeltà nei loro confronti è una vera e propria persecuzione, che si conclude con la morte di moltissime donne islamiche per i motivi più futili: ad esempio, se si ha solo il sospetto (senza prove concrete) che una donna tradisca il marito, egli è tenuto ad ucciderla e nessun giudice gli infliggerà una pena; oppure, nel caso in cui quest’uomo venga arrestato, il delitto d’onore ha delle attenuanti, per cui l’assassino resterebbe in carcere pochi mesi. Questo è scritto nella legge. Purtroppo però, non c’è nessuna legge che protegga queste donne. Si tutelano gli uomini assassini, ma non le donne vittime di violenze e abusi. Insomma, che cultura è questa? Quale cultura può annientare i diritti di un individuo? Quale cultura può arrivare a togliere la libertà? Io mi sono risposta da sola: nessuna.

Credo invece che questi uomini sappiano benissimo che una donna è completamente uguale a un uomo, perché frequentano la scuola, studiano anche all’estero e viaggiano; alcuni diventano persino medici. E chi meglio di un medico può sapere che l’uomo e la donna sono da mettere sullo stesso livello? La barbara usanza che questi uomini hanno di maltrattare le donne, è solo un pretesto per tenerle loro schiave, per non farle vivere. Di certo, qualcuno potrebbe pensare che queste donne non si ribellano e che quindi sia anche colpa loro se sono in questa condizione. È facile parlare così se non ci si trova nella situazione. Queste donne hanno paura, ed è comprensibile. Vengono così violentemente picchiate, che alcune muoiono senza riuscire nemmeno a difendersi. Altre ci provano, ma finiscono o bruciate, o lapidate, o accoltellate, perché anche chiedere aiuto a un poliziotto non servirebbe: non possono parlare con uno sconosciuto, pena la morte. E chi si aspetterebbe che un poliziotto le possa aiutare? Non ci sono poliziotte donne, ma solo uomini con la stessa identica convinzione: le donne non hanno alcun valore!

Un altro punto davvero importante è l’istruzione delle donne: non ne hanno il diritto. Quindi già fin da piccole vengono mandate a lavorare nei campi e la sera picchiate come ringraziamento per il lavoro svolto. Inoltre, i genitori, soprattutto il padre, le convincono che il loro futuro è quello di sposarsi, avere molti figli maschi e ubbidire al marito. C’è da aggiungere che le donne, una volta sposate, devono restare per sempre con il proprio marito, anche se è violento, anche se le picchia, perché non si possono lamentare o ritornare dai genitori: sarebbe un disonore per la famiglia della sposa. E quando l’ultimo uomo della famiglia muore? A quel punto è finita per le donne, perché non possono uscire se non sono accompagnate da un uomo di famiglia: il loro destino è morire di stenti nella loro casa. E se una donna si ammala, oppure se si presenta un parto difficile? È impossibile chiamare un medico: una donna non può essere visitata da un uomo che non sia della famiglia, e visto che i medici sono tutti uomini, le donne che stanno male sono destinate a morire e così pure i loro bambini. Tra le numerose testimonianze che ho letto, ricordo quella di un caso di parto difficile: il bambino era podalico (significa che non c’era la testa che premeva sulla cervice, ma i piedi), l’intervento di un medico avrebbe potuto sistemare il bambino nella giusta posizione e salvargli la vita, ma poiché il medico è un uomo e non può vedere così intimamente una donna, il bambino è morto all’interno della madre per mancanza di ossigeno.

Nel Corano non sta scritto da nessuna parte che le donne devono essere picchiate, violentate, uccise perché ad esempio aspettano un bambino e non sono sposate. Anzi, il Corano vieta espressamente l’uso della violenza. La pena capitale per le donne è pura invenzione ed è anche una vergogna. Tutti questi uomini violenti e incivili non pagheranno mai per il male che da secoli continuano a fare a queste donne, non pagheranno mai per le violenze, gli abusi, le botte, le uccisioni. Non sconteranno mai una pena per le loro colpe. MAI. Continueranno a viaggiare, a studiare, ad arricchirsi, facendo morire di fame e di violenza tutte le donne della famiglia. Questa è cultura? Prima avevo qualche dubbio, ora ne sono convinta: NO!

Messo in luce da wonderely alle 18:59 di domenica, 04 novembre 2007


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