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Quello che leggerete qui di seguito è tratto dal sito di Controviolenzadonne. Sono talmente schifata che non trovo neanche le parole per commentare, quindi voglio pubblicare questo testo non scritto da me, che però esprime in tutto e per tutto il mio punto di vista.
“A Franca Rame le è piaciuto” e “Onore a Rudolf Hess”. La mattina di sabato 23 febbraio gli studenti del liceo Mamiani di Roma hanno trovato sul muro della loro scuola queste due scritte firmate con una croce uncinata. Le ragazze e i ragazzi del Mamiani, sono andati tutti insieme a cancellare le scritte poi si sono riuniti in assemblea e prontamente hanno diffuso un comunicato firmato “Studenti antifascisti del Mamiani”, condannando e denunciando l’accaduto. Le scritte sono la reazione dei fascisti alla settimana di mobilitazione indetta dagli studenti in tutti i licei romani in seguito all’aggressione subita da un loro compagno. Venerdì 22 le compagne e i compagni del Mamiani erano sfilati in corteo per le strade del quartiere Prati a Roma, passando davanti alle sedi e ai luoghi di ritrovo dei fascisti. Le ragazze erano le stesse che avevano partecipato alla manifestazione femminista di Roma dello scoso 14 febbraio e, non è un caso, a quella manifestazione ha partecipato anche Franca Rame.
Compagne, femministe, donne che si occupano di qualcosa che non dovrebbe loro competere: la politica. Il giorno dopo le scritte dei fascisti sul muro del Mamiani.
Le svastiche fanno sempre schifo, qualsiasi cosa firmino, rappresentando il nazismo sono esse stesse un oltraggio alla dignità umana e danno il voltastomaco perché simboleggiano quanto di più vile e infame gli uomini, che pure di cose vili e infami ne hanno nel corso della loro storia prodotte in gran quantità, hanno espresso. Ma stavolta al solito schifo l’ingegno dei topi di fogna (senza offesa per i topi e per le loro residenze) ha aggiunto qualcosa in più. Ai fascisti marcare il territorio con qualche pisciatina/svastica questa volta non bastava, hanno dovuto alzare il tiro. Cominciano a vedere le donne in piazza troppo spesso, le hanno viste perfino in giro nel ‘loro’ quartiere a manifestare contro di loro, e si capiva che non erano le fidanzatine che i ‘compagni’ si portavano dietro, deve esserci stato un non sò che di autodeterminato in quelle giovani donne che ha letteralmente terrorizzato i fasci.
‘Cos’è che è piaciuto a Franca Rame?’ potrebbero chiedersi le più giovani e meno informate, ‘essere stuprata’ è la risposta. E perché tra tante donne stuprate citare proprio lei? Perché Franca Rame il 9 marzo del 1973 è stata rapita e stuprata da esponenti dell’estrema destra come punizione per la sua attività politica e quella di suo marito Dario Fo, perché il suo fu uno ‘stupro di stato’ , come si seppe in seguito ordinato da quelli che erano allora i vertici della divisione Pastrengo dei Carabinieri.
La Senatrice Franca Rame, una donna che ha fatto e continua a fare politica, ha subito ‘la punizione esemplare riservata al genere femminile’ e ricordare oggi il suo stupro è il monito che i fasci di merda (chiedo scusa ma non ce la faccio a nominarli senza insultarli) rivolgono a quelle come lei, quelle come noi, a tutte le donne che osano alzare la testa occupandosi di questa politica fatta solo di uomini che insieme alla Chiesa è l’espressione sfacciata e feroce del patriarcato che devasta da sempre la vita delle donne. Hanno paura di noi e ormai non riescono più a nasconderlo, sono bastate un po’ di donne in piazza a terrorizzarli, come diceva una compagna sentono “il ruggito della leonessa” , lo sentono sempre più forte e più vicino e tremano. Hanno paura di noi mentre invece a noi loro non fanno più paura. E’ così che deve andare, continuiamo ad alzare la testa, a fare politica, a scendere in piazza, a ‘ruggire’ la nostra ribellione facendoci sentire da loro e dalle altre, finchè l’intero sistema patriarcale non crollerà sotto i nostri occhi.
PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA
A Franca Rame tutta la solidarietà di controviolenzadonne.org
Alle giovani compagne del Mamiani un saluto femminista di lotta.
Laura De Micheli per controviolenzadonne.org
Un po’ di link per saperne di più:
Stupro di stato
http://www.xs4all.nl/~welschen/Archief/rame.html
Stupri: indagato ex terrorista nero
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo325181.shtml
“Lo stupro” testo di Franca Rame
http://www.francarame.it/node/185
“lo stupro e la diffamazione - storie di ordinaria violenza” dal blog di Franca Rame
http://www.francarame.it/node/624
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Vi propongo questo articolo, che potete visualizzare su questo sito.
FERRARA, DA OTTO E MEZZO A OTTO MARZO
di Jacopo Matano
Il direttore del Foglio riceve il placet di Fini per la corsa al Campidoglio ma uno stop alla lista autonoma. E dopo l' "autocandidatura" a ministro della Salute propone, per la giornata delle donne, una grande manifestazione contro l'aborto del suo movimento pro-life, "Per la vita e per le donne". E Casini propone una commissione d'inchiesta sulla 194.
Se c'è una cosa che Giuliano Ferrara ci ha insegnato, è che alle sue provocazioni non bisogna "cedere". Però bisogna "credere". Perché il giornalista ex pci, ex psi, ex ministro ed ora anche ex conduttore di Otto e Mezzo -visto che ha lasciato le dirette di La7 per scendere nella competizione elettorale- solitamente mette in pratica ciò che esterna con mediatica faciloneria.
Stavolta l'ha detta, e quindi la farà, grossa: sulla linea della sua nuova lista prolife, il direttore del Foglio annuncia che l'otto marzo, festa delle donne, organizzerà una manifestazione "per la vita". Contro l'aborto, per sostenere quella moratoria internazionale che da mesi sbandiera sul suo giornale come una conquista della civiltà.
Aspettando la piazza e sulla scia del caso di Napoli, la crociata antiabortista di Ferrara mira intanto a far sparire la sindrome di Klinefelter dalla lista delle malattie che legittimano l'interruzione di gravidanza a scopo terapeutico: "Ho fatto le analisi e ho chiesto a mia moglie di accendere un cero in Chiesa affinchè mi venga diagnosticata quella malattia", afferma Ferrara, "perchè sarebbe la prova che si può vivere, mentre un bambino alla ventunesima settimana è stato raschiato via". Al giornalista, che nei giorni scorsi aveva descritto nei particolari i sintomi di cui soffrirebbe -testicoli piccoli e mammelle ingrossate fin dalla nascita- risponde sul Corriere della Sera il ginecologo radicale Silvio Viale, che fa notare come l'aborto terapeutico, nel caso specifico di questa malattia, viene ammesso "per grave rischio psicologico e fisico della madre", e non del bambino. Che in ogni caso, a causa dell'assetto cromosomico alterato, può nascere con ritardi mentali e sviluppare malformazioni ossee. Ma l'ex ministro, nel frattempo, se la prende anche con Luciana Littizzetto, che nella puntata di Che Tempo Che Fa di ieri faceva notare ironicamente come il Vaticano si scandalizzi sulle scene piccanti di Caos Calmo quando il vero scandalo è da cercarsi nell'irruzione della polizia al Policlnico partenopeo. La Littizzetto e Fazio "sono la regina e il re del buonumore serale televisivo, specie la domenica", arringa Ferrara. "Siccome hanno molta grazia, consiglio loro di informarsi meglio su quel che è successo a Napoli, al Nuovo Policlinico". E continua: "Lì è stato abortito, cioè ucciso, un bambino di ventuno settimane, e solo perché malato di una sindrome comune e curabile. Questa è l'unica notizia sicura".
In barba alle verifiche già effettuate e alla constatata regolarità dell'intervento di interruzione di gravidanza, Ferrara continua sulla sua strada. E alla proposta, lanciata nei giorni scorsi da lui stesso, di pubblicare una foto che testimoni il suo problema con la Klinefelter, il passaparola nei blog ha già dato una dura risposta: pare che nessuno senta il bisogno di questa "conferma".
Sul piano politico, le esternazioni del giornalista vanno di pari passo con il tentativo -più volte reiterato e forse, dopo il placet di Fini, vicino alla conclusione- di candidarsi a Roma con il partito del Popolo delle Libertà. L' "Elefantino" vola alto: "la mia lista nei sondaggi è già a quota 6-7%", annuncia, anche se, confessa, per la corsa alla Capitale "è molto probabile che vinca Rutelli".
Se le riserve del Pdl verranno sciolte presto, l'annunciata corsa al ministero trova nell'Udc delle riserve. A dir poco strumentali. Pier Ferdinando Casini, che critica l'autocandidatura alla Sanità dell' "amico Giulianone", e afferma che "non saranno le questioni della vita a dargli la patente di buon amministratore", lancia contestualmente dal divano di Porta a Porta la proposta di una commissione di inchiesta sulla legge 194, "non per metterla in discussione", assicura, ma per "indagare sull'inattuazione di alcune parti della legge". E così il leader dell'Udc sostiene che non è la battaglia ideologica che fa un buon ministro, ma contemporaneamente propone di assegnare quello che è il compito di un buon ministro, cioè la verifica della corretta applicazione di una legge, ad un organo parlamentare e politico.
Al di fuori della sfera elettorale, resta la provocazione di chi vuole violentare l'otto marzo a cento anni esatti dall'evento simbolico che tradizionalmente identifica le ricorrenze della giornata internazionale delle donne (l'incendio nella fabbrica tessile in cui morirono 146 operaie), con quella che annuncia come "una manifestazione per la vita e per le donne". E in molti sperano che Ferrara, sindrome di Klinefelter o no, sia almeno allergico alle mimose.
Grazie mille caro Ferrara: hai proprio ragione! Abolendo l'aborto sicuramente garantirai la salute delle donne! Peccato che non ti sei fermato a pensare che vietando l'aborto non risolverai assolutamente niente, perché le donne torneranno a rivolgersi agli aborti clandestini. Risultato: oltre alla perdita di quello che tu chiami bambino (che in realtà si dovrebbe chiamare feto) avremo anche la perdita della donna. Complimenti! È proprio così che garantirai la salute fisica e psicologica della donna: facendola ricorrere a un macellaio che oltre a raschiarle l'utero, come dici tu, quasi sicuramente le raschierà via anche la vita!
Una proposta io ce l'avrei (forse tu non ci sei arrivato): lezioni di educazione sessuale ai giovani con la spiegazione di tutti i metodi contraccettivi, oppure obbligare i medici a prescrivere la pillola del giorno dopo (perché questa evita la gravidanza), e anche emanare leggi più severe contro gli stupratori (visto che gli stupri possono causare gravidanze indesiderate).
Forse per garantire la salute delle donne sarebbe meglio evitare che esse vengano stuprate, picchiate o uccise in famiglia, oppure appena mettono piede fuori di casa, no? L'8 Marzo dovrebbe essere dedicato alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, non a questa inutile e ipocrita campagna contro la 194. Però come dice anche Einstein, la stupidità delle persone è infinita...
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È giunto il momento di parlare della nostra libertà, donne! È giunto il momento, perché qui in Italia si sta mettendo in discussione una legge, che ha ormai 30 anni, che garantisce il diritto alla LIBERA MATERNITÀ, ovvero la legge 194 del 1978 sull’aborto.
Essendo l’Italia il Paese dell’ipocrisia e dell'influenza cattolico-fascista del Vaticano, non poteva che succedere questo: Giuliano Ferrara (definito il “talebano italiano”) è l’esempio più lampante, la fotografia più chiara del maschilismo che opprime noi donne anche nelle scelte più delicate e personali che dovrebbero spettare esclusivamente a noi!
Qui non dobbiamo discutere se siamo contrari oppure no all’aborto: si tratta, invece, di rispettare la libertà di ogni singolo individuo. Ovvero, ogni donna deve essere libera di scegliere e nessuno deve permettersi di giudicarla, tantomeno un medico che di mestiere dovrebbe (e dico dovrebbe, perché qui non sembra proprio) aiutare le persone senza alcuna distinzione. È per questo motivo che l’obiezione di coscienza non dovrebbe esistere.
Hanno combattuto per avere questa legge, hanno lottato duramente e ora gli sforzi di molte donne sono di nuovo messi in discussione: ma perché invece di andare avanti in questo Paese si fanno sempre più passi indietro? Perché gli antiabortisti non si occupano di tutti quei bambini che nel mondo muoiono per la fame, le malattie e le guerre, se ci tengono davvero a difendere la vita? Perché non si pensa a inasprire le leggi contro le violenze che stanno causando sempre più vittime soprattutto tra le donne, invece di perdere tempo con questa assurda lotta alla 194?
Per non parlare dell’orrendo blitz a Napoli, dove una donna è stata fermata e interrogata per aver commesso il crimine di “feticidio”, quando invece tutto era a norma di legge. Non mi immagino come deve essersi sentita e pur non conoscendola, le mostro tutta la mia solidarietà. Ma dove sta il RISPETTO per una scelta così sofferta e difficile come l’aborto? Perché la polizia non va a catturare i veri delinquenti invece di accanirsi contro le donne in questo modo? Sono tutte domande senza risposta. La risposta delle donne a queste insinuazioni, però, è molto chiara:
LA 194 NON SI TOCCA! SIAMO PRONTE A TUTTO!
Ora vi propongo un articolo a mio parere molto interessante tratto dal sito di Maistat@zitt@. Buona lettura!
Obiettiamo gli obiettori
Di fronte agli attacchi sempre più pesanti all'autodeterminazione delle donne non si può più rispondere semplicemente invocando la difesa della 194.
Le scellerate dichiarazioni degli antiabortisti in queste ultime settimane rendono ancor più evidente il potere sulla sfera della riproduzione (e, più in generale, su quella della salute) che la classe medica può esercitare, coadiuvata anche dall'articolo 9 della legge 194 che prevede per il personale sanitario la possibilità dell'obiezione di coscienza, possibilità contemplata unicamente rispetto all'interruzione di gravidanza: in nessun altro ambito medico né in altra professione vale questa opzione.
Per riaffermare con efficacia il nostro diritto di autodeterminazione dovremmo, quindi, ripartire proprio dal nodo dell'obiezione di coscienza, da questa "opzione", riconosciuta per legge, secondo cui alle scelte e ai problemi di sofferenza delle donne (perché abortire è una scelta sofferta) il personale medico-sanitario può anteporre i suoi "problemi di coscienza", la sua visione della vita in poche parole, in nome della propria "coscienza" può opprimere il soggetto a cui deve assistenza.
Gli effetti di ciò sono sotto gli occhi di tutte: oggi abortire è diventato quasi impossibile e le donne stanno ritornando a pratiche clandestine per l'interruzione di gravidanza; l'arroganza degli obiettori è immensa, e nei reparti il personale che non vuole adeguarsi ai diktat dei primari obiettori ha vita dura; perfino l'accesso alle scuole di specializzazione in ostetricia e ginecologia è sempre più vincolato all'"atto di fede" dell'obiezione di coscienza. Chi si adegua ha una strada privilegiata per far carriera; chi invece non obietta è costretta/o a impiegare la maggior parte del proprio tempo a praticare aborti per sopperire alla scarsità di personale non obiettore. Per non parlare, poi, della cospicua fetta di finanziamenti pubblici destinata agli ospedali cattolici in cui non è riconosciuta la possibilità dell'interruzione di gravidanza.
Se una cattiva legge permette, attraverso l'obiezione, di calpestare i diritti individuali, anche le/i cittadine/i hanno diritto di sapere chi sono coloro che le/i curano e di scegliere da chi farsi curare: che fiducia si può avere in quel/la ginecologo/a che costringe a inutili sofferenze in nome delle proprie convinzioni morali, pensando di aver dei diritti sul corpo dell'altra?
Crediamo sia arrivato il momento non solo di rivendicare dei diritti ma anche di praticarli.
"Obiettiamo gli obiettori" significa che esercitiamo il diritto di scegliere da chi farci curare, pretendendo un rapporto di fiducia, trasparenza e assunzione di responsabilità con la persona a cui affidiamo la nostra salute. Significa, quindi, pretendere dalle Asl, dai Consultori e dagli Ospedali l'elenco del personale medico-sanitario che pratica l'obiezione di coscienza. Alle donne che intendono difendere e affermare il diritto all'autodeterminazione proponiamo di:
1. costituirci come soggetti politici che esigono la pubblicizzazione e l'affissione pubblica negli ospedali e nei consultori delle liste del personale sanitario che fa obiezione;
2. cominciare a raccogliere città per città, ospedale per ospedale, consultorio per consultorio tutte le informazioni che già si hanno, facendo una prima lista dei nominativi che si posseggono
3. promuovere il boicottaggio in toto di tutti i reparti e di tutte le prestazioni (analisi del sangue, visite, ecc) degli ospedali in cui ci sono più obiettori;
4. creare un sito dedicato a questo dove raccogliere informazioni.
Sappiamo bene che in nome di "sacri principi" vengono compiuti i più grandi crimini della storia, la violazione dei più elementari diritti umani. Hannah Arendt ci ha insegnato che "Il male appare banale e proprio per questo ancora più terribile: perché i suoi più o meno consapevoli servitori, altro non sono che dei piccoli, grigi burocrati, simili in tutto e per tutto al nostro vicino di casa".
Difendere la nostra autodeterminazione dai "burocrati del male" significa diventare protagoniste nell'esercizio e la difesa dei nostri diritti. Smantellare il sistema che si è creato intorno all'obiezione di coscienza, significa smantellare un sistema che alimenta e legittima gran parte degli attacchi contro l'autodeterminazione dei nostri corpi e delle nostre vite. Sta a noi donne determinare un grande risveglio prendendo coscienza della vastità dell'abuso subito e impedire che si ripeta, rimpadronendoci di un sapere e di pratiche che ci mettano in grado di opporci agli abusi e di chiederne conto.
Collettivo femminista Maistat@zitt@
Cliccando QUI potete firmare la petizione in difesa della 194!
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Siamo giunti alla fine di questo “inventario della morte”, come è stato definito il libro L’Inferno di Ciudad Juàrez, di cui trovate la bibliografia nella prima parte (cliccando QUI potete leggere la seconda parte e QUI la terza). In questo post finale è giusto sottolineare la lotta delle donne a Ciudad Juàrez, che sono stanche dei continui omicidi e vogliono giustizia: i famigliari delle vittime si sentono presi in giro dalle autorità, che, invece di cercare e punire gli assassini, li coprono. Per questo l’8 marzo 1999 è stata organizzata una manifestazione nella città, per dire basta alle atrocità contro le donne.
Ni una màs (nessuna più):
La vita contro la morte. L’8 marzo 1999 le donne hanno occupato le strade di Ciudad Juàrez. Una grande folla ha dato vita a un’importante marcia cui hanno partecipato madri e orfani delle vittime, convocata dalle varie organizzazioni non governative che nel corso degli anni hanno levato la voce contro l’impunità, che s’impegnano a tenere aggiornato il doloroso elenco dei crimini e hanno intrapreso varie iniziative per favorire la prevenzione e la coesione del fronte eterogeneo dei parenti delle donne uccise.
“Oggi è toccato a delle sconosciute, domani potrebbe capitare a una donna della tua famiglia”, “La vita comincia là dove tutti e tutte siamo uguali”…dicevano alcuni cartelli, sui quali comparivano anche le foto delle figlie scomparse o assassinate.
Esteban, un bambino di appena quattro anni, inalberava un cartello con una domanda dipinta in grande lettere rosse: “Dov’è la mia mamma?”
Guillermina Gonzàlez, una ragazza snella di carnagione scura, come molte delle vittime, ha chiuso la manifestazione dell’8 marzo a Ciudad Juàrez ricordando la sorella Sagrario, il cui cadavere è stato ritrovato il 30 aprile 1998. Alle sue spalle, il padre e la sorella non riuscivano a trattenere le lacrime, le stesse lacrime di Irma Gonzàlez e delle altre madri che hanno perso le figlie.
“Le donne non meritano una morte del genere”, ha detto Guillermina Gonzàlez con la voce spezzata dai singhiozzi. “Nessuno ha il diritto di strapparci la vita. Chiedo a tutti gli abitanti di Ciudad Juàrez di unirsi perché queste cose non succedano mai più.”
L’ira e il dolore hanno fatto tremare la Plaza de Armas. La folla scandiva lo slogan: “Ni una màs, ni una màs, ni una màs…”
Questi tipi spaventerebbero anche Dio:
Altre vittime, ancora. Il prezzo dell’impunità. I casi di donne scomparse si moltiplicano, vengono alla luce altri cadaveri. Sembra evidente che non possono essere tutti opera dello stesso assassino, come sembra evidente che a Ciudad Juàrez potrebbero aver agito perlomeno quattro diversi omicidi che seguivano schemi di comportamento diversi. Uno di loro sceglie ragazze more, con i capelli lunghi, cui amputa il seno destro e strappa il capezzolo sinistro a morsi. E poi le strangola. Un altro è l’assassino di ragazzine adolescenti i cui cadaveri vengono scoperti pochi giorni dopo il sequestro. Un altro è l’uomo che, per quanto se ne sa, nel giro di pochi mesi ha strangolato due donne con tatuaggi e capsule d’argento sui denti, prostitute con cui si era appartato per bere. Un altro avrebbe strangolato le donne ritrovate nude sotto i letti delle camere di qualche motel.
(…) “Il Male”: si confonde con la corruzione, l’inettitudine, le indagini impestate di inesattezze, omissioni, irregolarità. Assassini che sembrano gli assassini, prove che sembrano prove, latitanza delle autorità politiche, una giustizia inesistente, che aspetta acquattata il prossimo assassinio per deliziarsi nella sua crudeltà, nell’orrore delle vittime di Juàrez. Nessuno sa quante siano. È un incubo da cui non potranno mai più risvegliarsi.
Per finire:
DAL 1993 AD OGGI A CIUDAD JUAREZ, PIÙ DI 400 DONNE SONO STATE STUPRATE, TORTURATE E BARBARAMENTE UCCISE, ALTRE 500 SONO SCOMPARSE. QUESTI SONO I DATI UFFICIALI: CIÒ SIGNIFICA CHE LA REALTÀ È BEN PIÙ MACABRA. LE VITTIME HANNO PER LA MAGGIOR PARTE UN'ETÀ COMPRESA TRA GLI 11 E I 25 ANNI: BAMBINE, RAGAZZE, STUDENTESSE, LAVORATRICI, MADRI...DI LORO RESTA SOLO IL RICORDO.
NON RESTIAMO INDIFFERENTI!
Questo è davvero il finale (almeno sul mio blog) delle macabre vicende di Ciudad Juàrez, ma tutto questo continua in Messico: donne giovani, anche bambine, subiscono torture e stupri, prima di essere barbaramente uccise. La loro vita viene stroncata, tutti i loro sogni e le loro aspettative: essere donne e vivere a Juàrez è una condanna a morte. Ci tenevo molto a pubblicare questi post, ci tengo perché so che purtroppo di questi omicidi poco si parla e poco si conosce: spero che dalla crudezza dei testi che ho proposto sia nata la consapevolezza delle ingiustizie che queste donne sono state costrette a subire.
Ringrazio chi mi ha seguita fino a quest’ultimo post, ringrazio chi nonostante gli orrori è riuscito a leggere tutto, anche se è crudo, anche se fa male: queste donne l’hanno subito sulla propria pelle. Consiglio a tutti la lettura del libro: al suo interno ci sono molte altre storie tragiche, che io non ho pubblicato, le interviste ai parenti delle vittime e dei principali sospettati, che negano il loro coinvolgimento, sostenendo che il governo protegga i veri colpevoli. Uno di loro pronuncia queste parole: “Nessuno dice la verità, perché la verità è brutta…” La verità, quale sarà? L’unica cosa vera e certa è la morte ingiusta e abominevole di centinaia di donne, che ancora oggi chiedono giustizia per le loro giovani vite spezzate.
Se volete contribuire affinché simili aberrazioni non avvengano mai più, questo è il sito che dovete visitare per firmare gli appelli contro questi omicidi: http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/598.
Grazie di cuore a tutti.
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Siamo giunti al terzo post su Ciudad Juàrez; in questa parte ho deciso di pubblicare il racconto dello stupro-omicidio di una donna da parte di uno degli uomini arrestati: la mia fonte è sempre il libro L’Inferno di Ciudad Juàrez, di cui trovate la bibliografia nella prima parte. Mi scuso in precedenza, perché questo passo è molto crudo, così come gli altri, ma penso che nelle donne in particolare solleverà grande disgusto. Mentre lo leggevo mi si è chiuso lo stomaco, lo giuro, però pubblicare è importante, il silenzio non dà giustizia alle vittime. Nel testo leggerete dei nomi particolari: sono i soprannomi degli uomini coinvolti. Grazie a chi ha deciso di seguirmi ancora e ha il coraggio di leggere anche questo post (cliccando QUI potrete leggere la seconda parte). Anche in questo caso il testo sarà privo di colore.
L'orrore continua:
La stampa ha avuto accesso a un frammento della dichiarazione resa davanti al pubblico ministero da José Gaspar Cevallos Chàvez, il Gaspy, conducente di autobus sulla statale 7, chiamata “Il Mirador” (la Panoramica) di Ciudad Juàrez.
«Doveva essere all’inizio di ottobre dell’anno scorso, non mi ricordo di preciso il giorno, sarà stato mezzogiorno, o l’una, sono venuti a casa mia degli autisti, colleghi di lavoro, che conosco, come il Tolteca, il Kiani e il Samber. Sono arrivati con una Nova vecchio modello, sarà stata del ’69, a due portiere. Mi ricordo che non aveva i vetri scuri e che la carrozzeria era scrostata, un po’ arrugginita. Mi hanno invitato a salire sull’auto per farci un giretto e spassarcela un po’; sono salito e siamo andati a fare un giro in avenida Los Aztecas e di lì a casa del Tolteca. Non so l’indirizzo, ma è un edificio di mattoni dove ci siamo scolati delle birre e abbiamo sniffato della coca.
Siamo rimasti a casa del Tolteca fin verso le due e mezza del pomeriggio, poi siamo andati sull’avenida Los Aztecas finché siamo arrivati a un negozio di alimentari dove abbiamo comprato altre birre. Siamo andati in giro per Juàrez facendo baldoria tutta la notte. Quando era già spuntato il sole verso le sei di mattina, ci siamo diretti sulla Ponciano Arriaga y Aztecas, lì il Tolteca si è fermato e senza spegnere il motore ha parcheggiato l’auto. Ha detto di aver visto una donna che gli piaceva, e voleva scendere per farsela.
Mentre eravamo a quell’incrocio, ho visto la donna ferma in piedi, me la ricordo alta, con i capelli lunghi fin sulle spalle, un fisico sottile, poteva avere dai ventuno ai venitré anni, indossava una camicetta nera e aveva i seni un po’ grossi; siccome a me non piaceva, non le ho fatto molto caso.
…Quando il Tolteca è sceso dall’auto, il Samber è passato alla guida e poi il Tolteca si è messo a parlare con la ragazza. Le ha chiesto se voleva fare un raid. Lei gli ha detto di no, di andarsene, e gli ha urlato: vattene via, porco. A quel punto il Tolteca ha afferrato la ragazza, l’ha costretta a salire sull’auto e l’ha ficcata sul sedile dietro, il Samber è rimasto alla guida e il Tolteca è salito di fianco a lui. Io e il Kiani eravamo sul sedile dietro.
Il Tolteca ha detto al Samber di prendere per la discarica, verso le montagne. Una volta arrivati lì, ci ha detto: “Toglietevi dai coglioni, il primo sono io”, così siamo scesi tutti. Il Tolteca ha cominciato a palpare la ragazza, e quando ha visto che non ci stava ha cominciato a darle dei cazzotti in faccia e a dirle: stai buonina, stronza, sta ferma. Poi ha cominciato a spogliarla, tutto questo succedeva dentro l’auto. A un certo punto il Tolteca ha cominciato a baciarla dappertutto, si è sbottonato i pantaloni e se li è abbassati insieme alle mutande per violentarla. La ragazza gridava: “Aiuto, lasciatemi stare”.
Quando ha finito, il Tolteca ha urlato: “Sotto a chi tocca, stronzi”. Allora il Samber si è gettato sulla ragazza, anche lui si è tolto i pantaloni, le mutande, e l’ha violentata. Il Samber è molto pesante, e così la ragazza non riusciva più a muoversi e ha smesso di gridare. Muoveva appena la testa e le uscivano le lacrime.
Una volta finito di violentarla, il Samber ha urlato: “Sotto a chi tocca”, e così si è fatto avanti il Kiani, anche lui si è abbassato i pantaloni e le mutande per violentarla e quando ha finito mi ha gridato: “Adesso manchi solo tu”.
Quando le sono andato vicino era quasi svenuta per le botte del Tolteca e si muoveva appena. Mi sono abbassato i calzoni e le mutande e l’ho violentata, ma quando ho finito il Tolteca si è messo a strattonarla per farla scendere dall’auto. Le urlava: “Vieni giù, stronza” e ha cominciato a darle altri cazzotti in faccia. Siccome era svenuta, l’ha gettata per terra, a cinque metri dall’auto.
Dopo che il Tolteca l’ha tirata giù, io e il Kiani siamo saliti sull’auto, sul sedile posteriore, mentre il Samber metteva in moto. Mi sono girato e ho visto che il Tolteca colpiva la ragazza sulla faccia con una grossa pietra, e perdeva sangue. Siccome era rimasta a faccia in giù ed era nuda, dopo che l’ha colpita con la pietra, il Tolteca ha preso un tubo, glielo ha infilato nell’ano e l’ha lasciato lì.
Io allora mi sono disteso sul sedile, e dato che mi ero portato un berretto nero, me lo sono sistemato per addormentarmi, perché mi aveva preso un po’ di sonnolenza, ma in quel momento ho visto che dalla discarica più in alto arrivava una Montecarlo o una Oldsmobile, non ricordo di che colore perché mi ero fatto molta droga. Il Samber ha accelerato, ha fatto una curva a U ed è partito a tutto gas per lasciare quel posto.
In quel lavoretto, a gettarsi sulla ragazza è stato il Tolteca, vale a dire Jesus Manuel Guardado, perché noi lo abbiamo soltanto accompagnato e abbiamo violentato la tipa, ma non c’entriamo niente con la sua morte. Non l’avevo mai vista prima in vita mia.»
Il cadavere di Marìa Eugenia Mendoza Arias è stato ritrovato il 4 ottobre 1998 nell’ex discarica municipale.
Chiunque tu sia che sei arrivato fino in fondo a leggere questo orrore, ti ringrazio: non ci sono parole per commentare un fatto simile. Sembra che la donna morta sia solo un oggetto, come se la sua vita non avesse alcun valore: credo che questo post mostri chiaramente la differenza tra esseri umani e mostri. Nel prossimo post, quello conclusivo del 14 Febbraio, si parlerà della manifestazione a Ciudad Juàrez contro questi stupri-omicidi efferati, anche se, nonostante gli sforzi di molti, continuano ancora.
Se volete contribuire affinché simili aberrazioni non avvengano mai più, questo è il sito che dovete visitare per firmare gli appelli contro questi omicidi: http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/598.
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