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Come preannunciato, le femministe hanno deciso di denunciare Giuliano Ferrara per calunnia e molestie, in quanto la legge italiana non reputa l'aborto un omicidio (nemmeno prima dell'entrata in vigore della legge 194), quindi accusare le donne che hanno abortito o stanno per farlo di essere delle "assassine" è una vera e propria calunnia che non ha fondamento giuridico.
Il testo della denuncia mi è arrivato pochi giorni fa per email dall'avvocato Sami Behare che si occupa del caso. Se volete, la denuncia è da compilare e completare, coi nomi cognomi ecc. della/e denunciante/i, e da adattare (e volendo aggiustare, aggiungere, correggere, ecc.). E' meglio (ma non assolutamente indispensabile) che almeno una delle denuncianti abbia abortito (in tal modo è vittima diretta della diffamazione: c'è un punto della denuncia in cui questo è evidenziato in rosso).
Va firmata e depositata presso la Segreteria penale della Procura della Repubblica del Tribunale della Vs. città. In più città si deposita, meglio è. Anche più denunce nella stessa città, ma in giorni diversi. Questo perchè in molti casi verrà probabilmente archiviata (se capita in mano ad un magistrato uomo, o donna ma cattolica, pro-Ferrara, ecc.), quindi diversificando e moltiplicando i depositi prima o poi la denuncia finisce ... nelle mani giuste!
Si può farlo da sole. Se avete un vs. legale di fiducia, potete farlo suo tramite.
In seguito fate sapere all'avvocato dove e quando l'avete depositata. L'email di Sami Behare è: sbehare@tiscali.it
Ecco il testo della denuncia:
Procura della Repubblica presso il Tribunale di [CITTA’]
Io/noi sottoscritta/e … …, nata/e a … il …/…/…, res. in … via …, rapp.ta/e e difesa/e dall’Avv. Sami Behare, nel suo studio sito in Milano, in via Buonarroti n.9, che nomino/nominiamo fin d’ora mio/nostro difensore, espongo/esponiamo quanto segue.
E’ di dominio pubblico la campagna orchestrata dal Sig. Giuliano Ferrara, nato a Roma il 7/1/1952, sulla “moratoria dell’aborto”. A metà dicembre 2007 Ferrara ha riaperto il dibattito sull'aborto proponendo una “moratoria universale”. L'annuncio è stato fatto durante la trasmissione Otto e mezzo, che il giornalista conduce su La7, esattamente il giorno dopo che l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva approvato una risoluzione non vincolante (sostenuta soprattutto dall'Italia) per una moratoria sulla pena di morte.
« Da Il Foglio del 19 dicembre 2007: Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell'amore. È lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. È oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l'aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell'eugenetica. Rallegriamoci, dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l'arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l'evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione. »
Secondo Ferrara, dato che le Nazioni Unite hanno deciso di approvare una moratoria sulla pena di morte, dovrebbero anche approvare una moratoria sull'aborto, da lui definito "lo scandalo supremo della nostra epoca" e considerato alla stregua di un “omicidio” (1).
In seguito, il 14/01/2008 al Teatro Dal Verme di Milano egli riafferma che “l’aborto è un omicidio. Di più: che non esiste omicidio più perfetto dell’aborto…”, concetto ribadito su Il Foglio (04/03/2008). Sempre dalle colonne de Il Foglio del 13 e 14/03/2008, il Sig. Ferrara apostrofa le donne che hanno abortito, o che intendano farlo, di “omicidio” (2), o le indica pubblicamente addirittura quali autrici di “strage”, di “shoah”, di “soluzione finale” (v. http://www.ilfoglio.it/direttore). Ciononostante, l’ambito discriminante della libera manifestazione del proprio pensiero e del diritto di critica viene, ed è stato, a parere della scrivente, ampiamente oltrepassato, sconfinando nel nostro codice penale.
I reati che, così stando le cose, paiono essere stati commessi dal Ferrara sono molteplici.
Si va dall’art.656 c.p. (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico), all’art.658 c.p. (Procurato allarme presso l’Autorità); dall’art.595, comma 3, c.p. (Diffamazione a mezzo stampa); all’art.660 c.p. (Molestia o disturbo alle persone).
Naturalmente sarà la Magistratura a decidere se, nei fatti illustrati, vi siano estremi di reato, e l’esatta qualificazione giuridica.
Qui di seguito cercheremo di indicare per sommi capi i motivi per i quali si ritiene di dover procedere penalmente nei confronti del Sig.Giuliano Ferrara.
1) Art. 656 c.p. (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico)
Nella fattispecie, la “notizia falsa” è che l’aborto sia un “omicidio”, e che le donne che abortiscono contribuiscano a commettere una “strage”.
L'omicidio secondo l'articolo 575 del vigente codice penale consiste nel cagionare "la morte di un uomo". L'art. 578 punisce "La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto...".
Pertanto, le leggi penali vigenti prevedono l'omicidio vero e proprio nel senso della morte procurata di un uomo, cioè di una persona (maschio o femmina) già venuta al mondo (3), da quando è uscita dalla sfera (riproduttiva) materna in poi; oppure di un neonato appena partorito, fino al caso estremo di un feto durante il parto (naturale).
Quindi, non è considerato, e non è (mai stato, neppure dal Codice penale prima della legge n.194/1978) omicidio l'aborto, neppure negli ultimi giorni della gravidanza, purchè precedenti le doglie.
Non si tratta, nel caso della “campagna” del Ferrara, di una libera manifestazione del proprio pensiero, in quanto egli accusa le donne che hanno interrotto la gravidanza (come è il caso della/e scrivente/i) o intendano abortire, come mandanti di “omicidio” e colpevoli di concorso in “strage”. Diverso sarebbe il caso se il Ferrara, o chi per lui, proponesse di riformare la legge attuale sull’I.V.G. (anzi, lo ha negato pubblicamente); oppure di riformulare l’art. 575 del codice penale; così come lo stesso art. 1 del codice civile. E, soprattutto, nelle more di queste eventuali riforme, se si limitasse a criticare la legislazione vigente, senza accusare pubblicamente, a destra e a manca, decine di migliaia di donne di omicidio e di strage, provocando così il “turbamento dell’ordine pubblico” di cui all’art.656 c.p.
2) Art. 658 c.p. (Procurato allarme presso l’Autorità)
Date le stesse premesse di cui sopra, le pubbliche affabulazioni del Sig.Ferrara, che rimbalzano dalla carta stampata alla televisione, passando per la radio, pubbliche conferenze e comizi, amplificandosi fino a diventare ossessive, possono essere equiparate all’annunzio di pericoli (“omicidi perfetti”, “genocidio”), inesistenti, che possono suscitare – e di fatto suscitano - allarme presso l’Autorità. Vedasi il grave episodio di Napoli, quando il 12/02/2008, la polizia è intervenuta al Nuovo Policlinico, sul presupposto che si stesse perpetrando un “feticidio”, quando invece si trattava di una normale e regolare interruzione volontaria di gravidanza. In un clima diverso, non si sarebbe verificato un fatto così grave ed allarmante.
Addirittura, il Sig. Ferrara, parlando del suicidio del ginecologo Ermanno Rossi di Rapallo, afferma che “emergeva la realtà di un bambino ucciso per un reality”, che gli aborti sono “uccisioni seriali” , ecc. (v. Il foglio, 13/3/08).
3) Art. 595, comma 3, c.p. (Diffamazione a mezzo stampa)
L’”altrui reputazione” è quella delle donne che hanno abortito, o lo hanno deciso, o stanno per farlo: in primis, la reputazione della/e scrivente/i. L'“offesa” consiste nell’attribuire una responsabilità omicidiaria a chi ne è assolutamente, e senza alcun dubbio, esente. Il “fatto determinato” è l’aborto. L’offesa è stata ed è arrecata, quotidianamente, a partire dal 19/12/2007, a mezzo stampa e strumenti radio-televisivi.
4) Art. 660 c.p. (Molestia o disturbo alle persone)
Le reiterate esternazioni pubbliche petulanti del Ferrara di cui sopra hanno arrecato molestia e disturbo alla/e scrivente/i, così come – si presume - a migliaia di donne come lei. Da quando è iniziata la campagna del Ferrara la scrivente soffre di disturbi del sonno, nonché di disappetenza. Per “petulanza” si intende – in genere - arroganza, presunzione, maleducazione, impertinenza, insolenza, invadenza, insistenza, cioè tutto il contrario di riguardo, educazione, discrezione, riservatezza. Tutto ciò pare ravvisabile nella condotta del Ferrara.
* * *
Per tutto ciò premesso ed esposto, la/e Sig.ra/re/ine … …, rapp.ta/e e difesa/e dall’Avv. Sami Behare del foro di Milano, sporge/sporgono denuncia-querela nei confronti del Sig. Giuliano Ferrara, Direttore Responsabile del quotidiano Il Foglio, e per l’effetto
c h i e d e / chiediamo
che il Sig. Giuliano Ferrara venga perseguito ai sensi di legge, per i reati che la S.V. vorrà individuare nelle sue condotte sopra evidenziate; riservandosi fin d’ora di costituirsi parte civile nel procedimento eventualmente instaurando; e chiedendo di essere avvisata/e ex art. 408 c.p.p. in caso di richiesta di proroga termini e/o di archiviazione.
[Città], li [data]
F.to: ……………………
1 Ferrara ha presentato l'invio della lettera all'ONU davanti al pubblico il 2 febbraio 2008 al Teatro Manzoni di Monza. Il testo integrale della sua prolusione è stato pubblicato su Il Foglio il 18 febbraio.
2 “Che le donne non siano assassine, ma l’aborto sia un omicidio, non l’ho detto solo io.”
3 V. anche art.1 Codice civile: "La capacità giuridica si acquista al momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all'evento della nascita".
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Categorie del post: aborto, denuncia, legge 194
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Categorie del post: italia, stupro, violenza sessuale, stereotipi, discriminazione sessuale, violenza di genere, sentenze shock
Proprio settimana scorsa ho acquistato il settimanale “Chi” e per mia sfortuna ci ho trovato il Manifesto Antiviolenza, ideato dal famoso fotografo Oliviero Toscani, già fautore della polemica campagna contro l’anoressia.
Il Manifesto Antiviolenza è stato promosso dalla rivista Donna Moderna ed è il seguente:
Troviamo due bambini, un maschio di nome Mario, e una femmina di nome Anna. Sotto il primo si trova la scritta carnefice, sotto la seconda appare invece la parola vittima. Fin qui andrebbe tutto bene perché l’idea in sé è ottima, peccato che i bambini sono ritratti nudi. Sopra al corpo di Anna troviamo inoltre la scritta no alla violenza sulle donne.
Come ben saprete, io sono contro la violenza sulle donne, il mio è un blog di lotta per la parità e i diritti femminili, ma questo manifesto non lo posso proprio guardare. Mercificare il corpo delle donne è orribile, ma lo è ancora di più usare il corpo dei bambini; bisogna anche tenere conto che una donna che si fa fotografare nuda per dei manifesti pubblicitari lo fa di sua spontanea volontà, consapevole della sua decisione, ma un bambino cosa ne può sapere? Ritengo ignobile sfruttare il corpo dei bambini per un manifesto che di per sé vuole solo fare polemica. La difesa dei diritti delle donne passa in secondo piano. Quante menti malate ci sono che vedendo immagini del genere possono decidere di abusare di bambini? Forse il fotografo avrebbe dovuto pensarci, oppure semplicemente non gliene frega niente: l’importante è fare polemica, l’importante è guadagnare soldi, l’importante è avere la fama. Questo non c’entra nulla con il vero spirito che porta una persona a difendere le donne dagli abusi.
Un altro punto che mi ha lasciata alquanto perplessa sono le dichiarazioni di Toscani. Riporto qui pari pari ciò che ha risposto ad un’intervista: Vorrei che le madri ne fossero consapevoli: tocca soprattutto a loro crescere i figli. Per paradosso, la responsabilità della violenza sulle donne è delle donne che rinunciano ad educare. Dopo questa lezioncina di filosofia vorrei chiedere a Toscani se gli hanno mai spiegato come si fanno i bambini. Caro Oliviero, i bambini si fanno in due, il che vuole dire che non spetta solo alla madre educare i figli, ma buona parte dell’educazione deve riguardare anche il padre. Inoltre vorrei sottolineare che molti bambini diventano uomini violenti, perché prendono spunto da una figura maschile violenta, che può essere quella del padre o di qualsiasi altro uomo della famiglia. Se un marito picchia sua moglie e il figlio ne prende spunto, perché la colpa deve essere della donna? Forse prima di dire certe cavolate sarebbe meglio rifletterci su. Questo fa capire quanto a Toscani non interessi nulla del problema “violenza sulle donne”, perché nessuna persona realmente interessata può minimamente pensare di affibbiare la colpa della violenza alla donna.
Il mensile Donna Moderna si è realmente interessato al problema della violenza raccogliendo testimonianze di donne che ne sono state vittime e impegnandosi socialmente, ma l’idea del Manifesto è assolutamente da bocciare. Spero di non vederlo mai sui cartelloni pubblicitari.
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Categorie del post: italia, la mia opinione, donna moderna, settimanale chi, violenza di genere, manifesto antiviolenza
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L'8 Marzo è chiamato la giornata della "Festa" delle Donne. Nessun altra definizione potrebbe essere più ipocrita di questa. Come possiamo festeggiare quando milioni di donne nel mondo non hanno i diritti più elementari e vengono ammazzate (scusate il termine crudo, ma rende bene la realtà) o stuprate ogni giorno? Come possiamo definire Festa un giorno esclusivamente e ipocritamente dedicato alle donne? La società ha reso commerciale l'8 Marzo, che è diventato solo un modo per fare soldi e non per parlare della reale situazione delle donne in Italia e (perché no?) nel mondo. È per questo che ho deciso di pubblicare questo comunicato, tratto dal sito di FLAT (Femministe e Lesbiche Ai Tavoli). Se vi trovate d'accordo con quanto scritto, fate copia-incolla e pubblicate anche voi il programma sul vostro blog. Grazie!
Il 23 e 24 febbraio in più di 400, femministe e lesbiche, ci siamo incontrate a Roma per dare un seguito al percorso nazionale iniziato con la manifestazione del
Due giorni in cui i nostri desideri, le nostre differenze e le nostre idee ed elaborazioni politiche si sono incontrate per dare sostanza all'affermazione della nostra autodeterminazione.
Abbiamo discusso insieme delle strategie di resistenza e trasformazione del mondo che abitiamo e delle pratiche che intendiamo agire per fermare la violenza maschile che si manifesta in varie forme: quella che avviene in famiglia, quella delle istituzioni e delle leggi che espropriano e controllano i nostri corpi, del sistema economico che precarizza le nostre esistenze, della cultura e della formazione che ci educa alla passività e alla subalternità, dell'eterosistema che costringe i nostri desideri e le nostre relazioni all'interno del modello unico dell'eterosessualità.
Abbiamo discusso di spazio pubblico, della sua presunta neutralità e della necessità di riappropriarci di tutti gli spazi con la nostra pratica collettiva e autodeterminata.
Abbiamo parlato dell'accesso e della riappropriazione da parte delle donne della tecnologia e dei mezzi di comunicazione, tramite l'utilizzo del free-software.
Abbiamo parlato di razzismo, cercando di partire da noi per esplorare la complessità del rapporto con l'altra, anche alla luce dei nostri privilegi, sottolineando che non possiamo dirci autodeterminate se a tutte, e quindi anche alle donne migranti, non vengono garantiti quei diritti che rivendichiamo e riteniamo minimi per la nostra esistenza.
Il sommovimento femminista e lesbico ha espresso la necessità di altri momenti di confronto e discussione, nonché di proseguire il percorso comune facendo vivere le nostre elaborazioni nei prossimi appuntamenti che verranno costruiti:
• un presidio il 4 marzo sotto il Tribunale di Bologna per un processo per stupro;
• un presidio il 5 marzo sotto la sede della Corte di cassazione a Roma per solidarietà alle donne che hanno denunciato per stupro un medico anestesista;
• presidio il 18 marzo a Perugia, sotto il tribunale dove si terrà l'udienza preliminare per l'uccisione di Barbara Cicioni (all’ottavo mese di gravidanza, ndr) da parte del marito;
• una manifestazione nazionale a maggio in una città del sud contro la violenza maschile nelle sue varie forme;
• due giorni di discussione nazionale forse nel mese di giugno;
• una campagna nazionale per l'autodeterminazione e la libertà delle donne e delle lesbiche che si articolerà attraverso le proposte discusse dai vari gruppi tematici e l'assemblea ha accolto la campagna "Obiettiamo gli obiettori", che ogni territorio sceglierà poi di articolare eventualmente come vuole.
• un 8 marzo autorganizzato da femministe e lesbiche a livello
territoriale che rilanci la lotta per l'autodeterminazione,
manifestando con lo striscione comune:
«Tra la festa, il rito e il silenzio noi scegliamo la lotta!».
Esprimiamo un forte e chiaro no alla strumentalizzazione a fini elettorali dell'8 marzo da parte di cgil cisl e uil, organizzazioni che sostengono politiche familiste e di controllo sui corpi e a cui non deleghiamo l'espressione del nostro pensiero e delle nostre pratiche politiche.
Assemblea nazionale di femministe e lesbiche
Roma, 24 febbraio 2008
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