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In materia di violenza sulle donne, la ministra per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha detto la sua con una lettera al direttore del quotidiano “Repubblica”. Vi invito a leggere la sua lettera per intero cliccando qui: sul mio blog pubblicherò solo degli stralci per farvi capire quante cazzate può sparare una persona in meno di venti righe. Eccole:
il contesto familiare viene dipinto come un luogo buio e pericoloso per le donne. Mi sia consentito di dissentire.
La famiglia è il luogo in cui si consumano le peggiori violenze. L’80% delle violenze avvengono in famiglia. In Italia ogni due giorni muore una donna in famiglia, ma a quanto pare le fette di salame dagli occhi la Carfagna non le ha ancora tolte (oppure deve leccare il culo ai moralisti cattolici).
La famiglia, va ricordato, è anche un luogo di realizzazione per la donna, al pari del mondo del lavoro.
Lo sceglie la donna qual è il suo luogo di realizzazione, non deve di certo dirlo Mara Carfagna. Le donne devono essere tutelate indipendentemente dal fatto che abbiano una famiglia e dei figli. La famiglia è una libera scelta, non un obbligo.
divorzi, separazioni ed affidamento dei figli causano gran parte delle tensioni e dei reati realizzati all’interno della famiglia.
Davvero? Sa che ci sono donne che vengono picchiate dai mariti/compagni anche se non hanno mai azzardato l’ipotesi del divorzio? E poi questa sarebbe una giustificazione? Forse un uomo adulto un divorzio lo può anche accettare senza mettere le mani addosso alla moglie! Ci sono donne che trovano il coraggio di divorziare proprio per separarsi da uomini violenti, ma questo non le passa neanche per l’anticamera del cervello.
per concretizzare il principio di bigenitorialità garantito dalle convenzioni internazionali: il minore ha il sacrosanto diritto di avere un padre ed una madre. Un diritto per il minore che attraverso l’affidamento condiviso può divenire un’occasione in meno di scontro – se non di violenza - tra gli ex partner.
Certo, un minore ha diritto di avere un padre violento? Un padre che ammazzerebbe di botte la madre e non è detto che non lo faccia anche con i figli? Una donna si rinchiude in una casa rifugio con i figli per paura che suo marito la possa trovare e farla fuori, una donna scappa da casa per avere una vita migliore per se stessa e per i figli e questa ancora insiste sulla bigenitorialità? Non si rende neanche conto che talvolta sono i padri stessi ad ammazzare la moglie e i figli.
emerge drammaticamente il rifiuto da parte delle stesse che preferiscono la strada del silenzio
Adesso è colpa delle donne…
Alla luce di questi dati, mi sembra doveroso intervenire al fine di rivedere, ripensare e rafforzare tali centri.
Cos’è l’ennesima presa per i fondelli? La ministra non sa che i fondi per i centri antiviolenza sono appena stati TAGLIATI??? Potete leggerlo tutti QUI.
Il mio obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità sarà quello di accelerare i tempi per l’approvazione del progetto di legge contro lo stalking
Insomma, per concludere, l’idea di una legge contro la violenza domestica neanche la sfiora…
Eccola qua la nostra Ministra per le Pari Opportunità!

Diciamo le cose come stanno: Mara Carfagna NON difende le donne, le prende in giro. Mara Carfagna può pure tornare a fare la valletta, a difendere i nostri diritti non la vogliamo, semplicemente perché non sa nemmeno cosa voglia dire la parola “donna” e “diritto”. Vogliamo una DONNA VERA alle Pari Opportunità!
O si trova una persona veramente adatta, oppure lo si elimini dai ministeri. Se deve essere gestito da un’incapace che prende per il culo la sofferenza delle donne maltrattate è meglio che non esista. Le vittime hanno bisogno di aiuto e comprensione, non di essere prese in giro, perché la ministra non ha la minima idea di cosa significhi essere picchiata dalla mattina alla sera e avere il terrore di morire. Una donna che scrive queste parole orribili, distaccate e menefreghiste non merita nemmeno di essere chiamata donna.
Importante è anche sottolineare le dichiarazioni della ministra sul femminismo, in un’intervista di poco tempo fa. Ha espressamente dichiarato di essere antifemminista. Come può una ministra definirsi antifemminista? Non si è accorta che è proprio grazie al femminismo che ha potuto studiare e anche partecipare alla politica? Non fosse stato per delle GRANDI DONNE che si sono battute per avere dei diritti a quest'ora non starebbe dove sta (e forse sarebbe anche meglio)! Nessuno ci ha regalato niente!
Spero di non dover mai più parlare di lei. Spero che la prossima volta prima di parlare si assicuri che la bocca e il cervello siano collegati. Non vado oltre con le mie impressioni sulla Carfagna, altrimenti potrei diventare molto, ma molto cattiva. Potete leggere la lettera di risposta scritta da Sorelle d’Italia, cliccando QUI. Lascio a voi la possibilità di commentare. Se ho dimenticato qualcosa, aggiungetelo pure: sono talmente incazzata che può essermi sfuggito. Grazie.
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Parlo ancora di famiglia e di violenza, ricordando che cliccando QUI potete firmare la PETIZIONE per ottenere una legge severa e precisa contro la violenza domestica. In Italia una legge di questo tipo ancora non esiste, il che vuol dire che le donne vittime NON vengono tutelate. Senza una legge, nessuna donna potrà essere protetta e aiutata.
Pubblico adesso la lettera scritta alle ministre del nuovo governo dai vicini di casa di Elisa Rattazzi, una delle tante donne vittime di uxoricidio. Trovo che questa lettera sia davvero significativa, io stessa mi sono commossa leggendola, e ringrazio tanto la mia amica Rosa per avermela segnalata.
CHIARA E ANDREA GUAZZOTTO
TORINO
Gentili Ministre, ci rivolgiamo a voi perché siete donne e forse potrete comprendere il dramma che è successo a Torino domenica pomeriggio 18 maggio. Conoscevamo Elisa Beatrice Rattazzi, abbiamo vissuto vicino a lei ed al suo assassino per anni e i nostri figli sono cresciuti assieme. È stata uccisa ed è l'ennesima assurda vittima della violenza di genere, della guerra che quotidianamente si consuma all'interno delle mura domestiche. Elisa era una donna che aveva paura ed ha subito per anni violenze e soprusi, e con lei i suoi figli, senza che nessuno abbia saputo o voluto aiutarla. Per anni ha denunciato le violenze commesse dal marito: sono rimaste tutte grida inascoltate strozzate nella gola. Al coraggio delle denunce, si risponde con qualche pacca sulle spalle.
L’Italia ha un parlamento che legifera su tutto, ma non esiste nessuna legge specifica, a differenza degli altri paesi europei e civili, sulla violenza di genere.
Quando sono chiamate ad intervenire le forze dell'ordine mostrano questo limite senza vergogna.
E sono solo un ulteriore e secco schiaffo morale per la donna: «su signora, sono solo battibecchi che succedono nelle migliori famiglie». Cosa deve fare una donna per essere creduta? A cosa servono le denunce, i referti dell'ospedale? A cosa serve proporre di inasprire le pene, se poi una moglie che denuncia più volte suo marito non viene mai creduta? In questa sottocultura da italietta fascista i mariti sembrano intoccabili, devono fare i «mariti» e se qualche volta si arrabbiano avranno pure le loro ragioni. Credeteci anche se il delitto d'onore è stato cancellato dal codice penale, non lo è dalla testa degli italiani.
Il boomerang mediatico, cavalcando il dolore dei familiari, sembra che abbia già voglia di trovare giustificazioni: aveva lasciato il marito, si era portata via i figli, aveva addirittura un altro uomo...
Elisa è stata uccisa in mezzo alla strada, alla luce del giorno sotto gli occhi di tutti, da una mano assassina che la tormentava da anni.
Una esecuzione in piena regola. Un delitto bastardo, ma talmente comune da non fare quasi notizia. In questa storia non ci sono extracomunitari ubriachi o rom alla guida di fuoristrada rubati. È solo la storia di una normale famiglia tutta italiana e come dobbiamo rassegnarci a sapere quello che conta in Italia è sempre e solo la famiglia.
Questa ignoranza e questo perbenismo di facciata permettono che follie come questa accadano; mentre una stampa e un'opinione pubblica poco sensibile permettono che vengano letti e archiviati attraverso la griglia mafiosa del codice d'onore. Fino a quando dovremo attendere per vedere una legge specifica, una sezione di un tribunale, dei magistrati e degli uffici di polizia con competenze specifiche sulla violenza di genere? L'indifferenza pensa a fare il resto, in fondo vedere una donna nei panni vittima è normale perché nella nostra sudicia cultura la donna non si può difendere. Chi lo spiegherà ai suo figli di 7 e 4 anni?
La lettera si conclude qui, con questa domanda angosciante: "Chi lo spiegherà ai suoi figli di 7 e 4 anni?". Già, chi lo spiegherà a questi due angioletti che hanno perso per sempre la loro mamma? La violenza domestica non riguarda solo le donne, ma anche i bambini. Bambini che sono costretti ad assistere alle liti dei genitori, sono costretti a vedere la loro mamma soffrire e piangere per le ripetute percosse, che a volte purtroppo toccano anche loro. Infine, sono costretti a perdere per sempre l'affetto e l'amore della madre, perché un bastardo schifoso pensa di avere diritto di vita e di morte sulla propria moglie.
Viviamo in un paese che sbandiera ai quattro venti così tanta civiltà, e in realtà è solo un paese di stronzi, ipocriti e buonisti che chiudono gli occhi davanti a queste tragedie, insabbiando tutto e passandoci sopra, come niente fosse. È vergognoso che queste violenze inaudite vengano VOLUTAMENTE tenute nascoste e sottovalutate, perché secondo questi dementi il compito delle donne è solo quello di essere mogli e madri (per loro è il modo migliore per dire "schiave"). Si prodigano per la difesa della famiglia e non vedono che è proprio all'interno di essa che nascono, crescono e infine esplodono le peggiori violenze.
DICIAMOLO CHIARAMENTE A QUESTI MASCHILISTI SCHIFOSI CHE NOI DONNE SIAMO PERSONE E NON SCHIAVE DEGLI UOMINI. FIRMATE TUTTI LA PETIZIONE PER AVERE UNA LEGGE SEVERA E PRECISA CONTRO LA VIOLENZA DOMESTICA, CLICCANDO QUI.
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Il marito di Agnese Schiopetti, la donna di 27 anni il cui corpo è stato trovato domenica mattina nel lago d'Iseo, ha confessato l'omicidio dopo essere stato fermato nella notte dai carabinieri con l'accusa di omicidio volontario. I sospetti si erano addensati sull'uomo fin dalle prime ore delle indagini. Secondo gli investigatori, ultimamente la coppia non andava d'accordo: i dissapori tra i due sarebbero il movente del delitto.
Marito e moglie, lei cameriera e lui cuoco, secondo gli inquirenti avevano litigato anche la sera prima del ritrovamento del corpo della donna: il delitto potrebbe essere avvenuto al termine della lite. A questo punto, ritiene l'accusa, l'uomo si sarebbe disfato del corpo della moglie gettandolo nel lago d'Iseo. È stato lo stesso Sobacchi a denunciare la scomparsa della moglie: un modo, secondo gli investigatori, per sviare i sospetti da sé.
A portare in carcere l'uomo, oltre a diversi riscontri, è stata una serie di contraddizioni durante il lungo interrogatorio al quale è stato sottoposto: una ricostruzione dei fatti che agli investigatori è apparsa "senza logica". E infatti, poche ore dopo il fermo, Sobacchi è crollato e ha confessato l'omicidio. I carabinieri, intanto, hanno sequestrato sia l'abitazione della coppia, in via Conventino a Ospitaletto, nel Bresciano, sia l'auto dell'uomo.
(fonte tgcom)
Un'altra donna, un'altra madre, vittima di un uomo di merda. Un bastardo che le ha strappato la sua giovane vita, perché è impensabile che una donna possa azzardarsi a litigare con un uomo. Lei deve stare zitta, dire sempre di sì, subire di tutto e di più, perché il suo uomo la possiede. Ha diritto di vita e di morte su di lei.
Secondo un'altra fonte, la donna avrebbe voluto separarsi dal marito definitivamente. Ma ovviamente non le è stato permesso: o stai con tuo marito o muori! Il delitto d'onore è stato reso illegale negli anni 80, ma nella testa di certi uomini è ancora vivo e legittimo.
Eccola qui la famiglia che tutti continuano imperterriti a difendere. Donne che muoiono perché NESSUNO le ascolta mai (troppa fatica, vero?), nemmeno quando vanno a sporgere denuncia. Si risolve tutto con una pacca sulla spalla e un carabiniere rincoglionito che dice: "Vedrà signora che presto andrà meglio!". E poi è sotto gli occhi di tutti come vanno a finire le liti "innocue" della "sacra" famiglia.

Quante donne devono ancora morire? Quanti bambini devono essere lasciati senza le loro mamme perché hanno dei padri-mostri? Ci diamo da fare o chiudiamo sempre gli occhi davanti a queste tragedie che toccano sempre più donne? La VIOLENZA è la PRIMA causa di MORTE ED INVALIDITÀ PERMANENTE per le donne tra i 16 e i 44 anni.
FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE PER AVERE UNA LEGGE SEVERA E PRECISA CONTRO LA VIOLENZA DOMESTICA CLICCANDO QUI.
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Non è mai finita quando si tratta di manifesti obbrobriosi. Poco tempo fa vi avevo mostrato come a Roma pensano di difendere le donne scrivendo a caratteri cubitali “Non desiderare la donna d’altri” e ora, purtroppo, mi tocca segnalare un’altra indecenza prodotta da menti deliranti. Da notare in primis come il manifesto sia stato realizzato da uomini (idioti) per altri uomini (altrettanto idioti): lo capiamo subito leggendo la frase “se fosse tua madre, tua moglie, tua figlia?”. Donne è inutile, noi apparteniamo agli uomini: pure se veniamo stuprate a perderci sono solo loro. Di noi, chi se ne frega. Chissà a cosa servono queste scritte all’80% delle donne che subiscono violenza, visto che avviene in famiglia. Possono solo pensare “Be grazie, tanto è mio marito che pensa a picchiarmi”, oppure “Tanto è mio padre che pensa a violentarmi”.
Nella vita ho imparato che ci sono tre tipi di persone. Quelle che capiscono subito, quelle che capiscono dopo che gli spieghi le cose e quelle che non capiscono mai. Chi ha prodotto questo schifo sta nella terza categoria; forse non riesce a capire o forse gli fa comodo non capire. Non sono bastati i dati ISTAT, non è bastato dire che ogni due giorni in famiglia muore una donna, non è bastato sottolineare che più è stretta la relazione tra carnefice e vittima, più è alta la possibilità che si consumi la violenza: sembra di parlare con dei muri.
La violenza sulle donne non è solo stupri, la violenza sulle donne è violenza fisica, violenza psicologica, violenza economica. La violenza sulle donne è anche la mercificazione dei nostri corpi, la violenza sulle donne sono gli insulti nascosti dietro a battutine sarcastiche, la violenza sulle donne è tutto il maschilismo. La violenza sulle donne è l’indifferenza delle istituzioni. Ma visto che qui ci siamo fissati con gli stupri, allora parliamo di questi. Ecco la realtà: i partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica e sessuale. Il 69,7% degli stupri è infatti opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è ad opera di estranei (e qui rientrano quindi gli immigrati). Questi sono i dati ISTAT, non mi sto inventando niente.
Parliamoci chiaro, prima che insorgano polemiche inutili e stupide. Io non difendo gli immigrati criminali e non mi sognerei mai di farlo. Però è una presa in giro trasformare il problema della violenza sulle donne in un problema di immigrazione. Io non faccio differenza tra uno stupratore italiano e uno straniero: per me sono entrambi fecce dell’umanità. Non giustifico nessuno stupro da parte di immigrati dicendo che è commesso da persone povere che hanno bisogno d’aiuto: poveri o no sono dei criminali bastardi, che meritano di essere rispediti al loro paese. Ma non mi sognerei mai di far passare il messaggio sbagliatissimo che solo gli immigrati (non conosciuti dalla vittima) commettono questo genere di reati. Mi sembra che i dati sopra citati parlino chiaro.
Ci tengo anche a dedicare due righette a Forza Nuova, che si prodiga così tanto nella difesa delle donne. Hanno un rispetto innato per le donne che li porta ad insultarle se provano a contraddirli. Parlo per esperienza, perché non ho potuto azzardare la frase “in italia le donne non vengono tutelate in niente” che mi hanno riempita di insulti, non solo per me, ma anche sulla mia famiglia. Non scherziamo per favore, non prendiamoci in giro. Io sinceramente me ne frego degli insulti di un gruppo di fascistelli balordi e maleducati che sono talmente cocciuti da arrivare a negare l’evidenza. Appena gli poni la domanda: “Ma la legge contro la violenza domestica dov’è? E la legge contro lo stalking?”, non rispondono più. Ecco bravi state zitti che mi fate un favore.
I razzisti ignoranti non si smentiscono mai. I razzisti ignoranti sono quelli che se una donna viene stuprata da un romeno fanno saltare fuori un putiferio e poi stanno zitti se una ragazza di 14 anni viene massacrata da tre suoi amici italiani; stanno zitti se una donna viene uccisa dall’ex marito che continua a perseguitarla, stanno zitti se una ragazza indifesa subisce stupri di gruppo per dieci mesi, stanno zitti davanti a una donna incinta ammazzata dal marito. I razzisti ignoranti sono quelli che trattano le donne come puttane e sono contenti di vedere Mara Carfagna alle pari opportunità (perché almeno il governo è sexy) e poi fanno finta di difendere le donne organizzando pestaggi ai danni dei rom. I razzisti ignoranti sono quelli che pretendono che le donne dicano sempre sì agli uomini senza mai ribattere, altrimenti le insultano (o gli fanno di peggio). I razzisti ignoranti sono quelli che vedono una donna solo se è bella e sexy, altrimenti nemmeno la considerano: può morire quella, tanto non vale niente. Questi sono i razzisti ignoranti. I razzisti ignoranti sono feccia.
I razzisti ignoranti hanno prodotto questo schifo. Io non mi faccio zittire da un gruppo di razzisti ignoranti che fingono di interessarsi a un argomento così delicato e sofferto come la violenza sulle donne, per fare propaganda xenofoba. Non sanno niente di niente e parlano a vanvera, giusto per parlare, giusto per dare aria alla bocca. Leggete, informatevi, conoscete le vittime e i loro carnefici, conoscete la sofferenza, conoscete le lacrime, conoscete la paura, conoscete l'angoscia e dopo (solo dopo) parlate.
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Vi propongo questa notizia, segnalatami da Elena.
Picchiata in coda, nessuno l'aiuta
Aggredita dopo una banale lite in auto
MONICA PEROSINO
TORINO
Il semaforo di corso Tazzoli è rosso. Lui, con calma, tira il freno a mano e scende dal suo Suv scuro. Osserva la colonna di auto in coda alle sue spalle. Poi la Panda azzurra che ha affiancato. Al volante c'è una giovane impiegata, Jessica G., che intuisce la minaccia e cerca di uscire dall'auto.
Lui, senza una parola, si aggrappa alla portiera e la sbatte violentemente contro la ragazza. Vuole farle male. Lei reagisce, urla, chiede aiuto.
Lui, in silenzio, le molla un pugno in faccia, poi tra le costole, altri sulla schiena. Nessuno l'aiuta. Nessuno chiama la polizia. Si godono lo spettacolo attraverso i parabrezza, senza intervenire. Jessica, un chilometro prima, aveva fatto un errore imperdonabile.
Aveva osato suonare il clacson, seccata perché un grosso Suv scuro le aveva tagliato la strada. Il semaforo diventa verde, poi rosso, poi ancora verde e di nuovo rosso. Lui ha tempo di sfogare la sua rabbia indisturbato, fino a quando le urla di un ragazzo eritreo, uscito dal vicino dormitorio, gli suggeriscono che è ora di andarsene. È successo ieri mattina alle 8, ora di punta, in uno dei grandi corsi della città, sotto gli occhi di passanti e automobilisti diretti al lavoro. Jessica cerca con gli occhi testimoni del pestaggio, incontra solo cenni negativi, donne che fanno «no» con la testa come quando non vogliono farsi lavare i vetri al semaforo. «Ho riconosciuto perfino delle colleghe, che vedo nei corridoi in pausa caffè - racconta -, neanche loro si sono fermate. Omertà invece che solidarietà, cosi si vive più tranquilli».
Ad aiutarla, oltre al ragazzo eritreo, si ferma solo un'altra auto, quella di Maria Paola Azzario, presidente del Centro Unesco di Torino, che chiama subito i carabinieri. Jessica, è una donna coraggiosa e indipendente. Non ha paura che la sua foto sia pubblicata, né il suo nome. Ha 31 anni e le idee chiare da un pezzo. Seduta sul divano di casa, dopo la visita al pronto soccorso, si stira la gonnellina a fiori azzurri, si tocca la treccia e spiega: «Mia mamma mi ha insegnato a non farmi mettere i piedi in testa da nessuno. Lui mi ha picchiata, ma io mi sono difesa. Troppo facile aggredire una donna, un gesto da vigliacchi». L'uomo del Suv è il prototipo della «persona per bene»: sui 65 anni, capelli bianchi, bella giacca sportiva beige, polo di marca e pantaloni in tinta. «Mentre mi picchiava pensavo: 'ora qualcuno fa qualcosa, scende dall'auto e mi aiuta'. Invece ho capito che siamo tutte donne sole e che non possiamo contare su nessuno». La delusione brucia soprattutto per il «pubblico»: «Denuncio e racconto perché altrimenti divento colpevole come loro. Erano in tanti, non rischiavano niente. Tutte quelle donne, poi, che amarezza: a parole vogliono l'emancipazione e il rispetto, ma poi di donne vere ne esistono poche».
Jessica pensa a cosa sarebbe successo se al suo posto ci fosse stato qualcun altro: «Io mi sono difesa a calci e schiaffi, se ci fosse stata una ragazza più debole o meno reattiva l'avrebbe massacrata». L'amarezza scivola anche tra le parole dell'unica donna che si è fermata: «Ero in coda - racconta Maria Paola Azzario - vedevo le teste di Jessica e del conducente del Suv, lui che la colpiva e la graffiava, lei che cercava di difendersi. La gente non partiva, nonostante il semaforo fosse diventato verde. Guardavano e non muovevano un dito, come se fosse un spettacolo, come dei voyeur». La Azzario e il ragazzo eritreo si offrono come testimoni.
Restano in mezzo alla strada per venti minuti e nessuno che neanche tira giù il finestrino per sapere se hanno bisogno di aiuto: «Una barbarie - dice -. Per me che ho educato tanti giovani alla legalità è stata una scena che mi lascia sgomenta: questi maschi impauriti scatenano la loro furia non solo tra le mura domestiche. L'unica risposta positiva è arrivata da un ragazzo eritreo e da un extracomunitario senza documenti che, nonostante tutto, si è offerto di testimoniare». Il «maschio impaurito» del Suv, intanto, è stato identificato dai carabinieri grazie al numero di targa e denunciato per percosse.
(fonte La Stampa)
Su questo articolo ci sono moltissime cose da dire.

Questa volta non mi scaglio subito contro l'animale che ha picchiato la donna, ma contro tutti quelli che hanno visto e non hanno fatto NIENTE. In particolare, mi scaglio contro le donne: sì, contro di voi! Essere femminista non significa difendere le donne a priori. Queste donne sono allo stesso livello di tutti gli uomini bestie, sono esattamente uguali a loro. Si dovrebbero vergognare. Purtroppo è verissimo che le peggiori nemiche delle donne sono le donne stesse, che rimangono indifferenti e fanno il gioco dei maschi violenti. Tacere o non agire significa ESSERE COMPLICI. La violenza non è un fatto privato, MAI. Dovete farvi entrare questo concetto in quella testa vuota! Io mi vergogno di questa inerzia femminile, mi fa arrabbiare ancor più del maschilismo. Nessuno sta chiedendo di comportarsi da "eroi", ma non si può restare inermi e indifferenti davanti a "spettacoli" raccapriccianti come questi. DATEVI UNA BELLA SVEGLIATA, DONNE! Non aspettate che arrivi sempre l'uomo a soccorrervi e salvarvi, perché nel 99,999999% dei casi quest'uomo nemmeno esiste! Noi donne abbiamo forza e coraggio, perché dobbiamo nasconderli in questo modo vigliacco? Io non riesco a capirlo. La donna in questione si è difesa e ha fatto benissimo, lei stessa ha detto: "Mia mamma mi ha insegnato a non farmi mettere i piedi in testa da nessuno". Esatto! Questo è lo spirito!
Poi, di quel cretino (non è un insulto, ma la definizione dell'uomo) cosa si può dire? È solo un pezzente frustrato che arriva a mettere le mani addosso a una donna. I vigliacchi se la prendono sempre con i più deboli (fisicamente, non fraintendete). Poi vorrei anche sottolineare la sua nazionalità (visto che il razzismo di questi giorni vede solo gli immigrati come delinquenti): stranamente è italiano e anche del Nord. Poveri leghisti, che smacco! (non si è ancora capito che li odio profondamente?
)
E infine, ma non meno importante, vorrei mettere in evidenza CHI ha soccorso per primo la donna. Un ragazzo eritreo: ma non erano mica tutti stupratori? Si saranno sbagliati! Io faccio del sarcasmo, ma ci sarebbe veramente da piangere. In questo clima RAZZISTA che mi fa schifo, sentiamo solo parlare dei trogloditi che ci inculcano continuamente nella testa che SOLO gli immigrati commettono stupri e SOLO gli immigrati picchiano le donne. Quando lo fa un italiano, poco importa, la situazione si capovolge: la donna diventa colpevole, l'uomo la povera vittima. Questo NON è difendere le donne, ma sfruttare la violenza sulle donne e strumentalizzarla per fare del razzismo.
LA VIOLENZA NON HA NAZIONALITÀ!
CHI RESTA INDIFFERENTE DIVENTA COMPLICE.
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In seguito ai continui attacchi alla 194 e al diritto d’aborto, ho deciso di mettermi in gioco, esponendo la mia sensibilità e riferendomi anche a mie esperienze personali, per parlare io stessa in prima persona di questo argomento. Ho redatto un breve testo, in cui spiego il mio punto di vista e voglio pubblicarlo su questo blog. Eccolo:
Sulla questione “aborto” hanno (stra)parlato in tanti: abbiamo sentito mille frasi fatte sulla tutela della vita, pesanti insinuazioni (fino ad arrivare alla calunnia) sulle donne, è nato (ed è già morto) addirittura un partito contro l’aborto, insomma, di cotte e di crude . Quindi, vorrei provare anch’io a dire la mia su un argomento così delicato, con la consapevolezza di essere solo una ragazza di 19 anni, che però si reputa abbastanza matura per poter proferire parola su un tema che da donna la riguarda molto da vicino.
Mi piacerebbe chiarire fin dal principio chi ha diritto di decidere senza condizionamenti e in totale libertà, cioè la donna. Il motivo è semplicissimo: è la donna che porta dentro di sé un figlio per nove mesi, è sempre lei che sopporta il grande cambiamento psicofisico che la gravidanza comporta, è ancora lei che dovrà poi convivere con suo figlio. Con la parola “convivere” intendo sia l’eventualità in cui la donna decida di tenere il bambino con sé, sia quella di darlo in adozione (nel caso in cui non abbia la possibilità di occuparsi del piccolo): in entrambi i casi la donna è madre, sa di aver messo al mondo un bambino, sa di avere una parte di lei su questa terra e, nel caso dell’adozione, è consapevole di abbandonare suo figlio sperando che una buona famiglia lo possa crescere al posto suo.
Solo una donna può capire cosa significhi essere madri, perché è in lei che si genera la vita: la natura non ha dato questa possibilità agli uomini, che quindi dovrebbero accettare questa loro carenza rispetto al genere femminile, mettendosi da parte (per una volta) e lasciando decidere chi ha davvero i requisiti per farlo. Gli uomini possono consigliare, mostrare la loro disponibilità, far sentire il loro appoggio, ma non hanno per natura la capacità di poter decidere in questo campo.
Io non mi sento di dire che l’aborto sia giusto: possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma sta di fatto che abortire significa interrompere una possibile vita. La realtà è questa e ogni donna lo sa. Ecco perché la decisione di abortire diventa così difficile e traumatica per molte donne. È per questo che io mi ostino a dire che l’aborto deve essere una vera decisione, non un dubbio: una donna deve abortire solo se è veramente decisa a farlo, non perché non sa cosa fare. Altrimenti si rischia l’effetto contrario: quella che doveva essere una scelta libera, diventa una prigione di dolore e pentimento per tutte quelle donne che vorrebbero tanto “poter tornare indietro”. Io reputo l’aborto l’ultima spiaggia, sempre e comunque, e penso che sia immorale sfruttarlo come anticoncezionale.
È doveroso ricordare che ci sono donne che abortiscono perché portano in grembo figli gravemente malati: il loro non è egoismo; semplicemente non se la sentono di crescere bambini con gravi malattie e passare la loro vita a chiedersi chi si occuperà di loro quando anche l’affetto e l’amore della madre verranno a mancare. Ci sono donne che abortiscono perché la loro vita o la loro salute sono in pericolo e magari hanno già altri bambini di cui prendersi cura che non vogliono lasciare; altre donne invece, in quel momento, non si sentono pronte o non desiderano un figlio. Inoltre, non dimentichiamo gli stupri: è tremenda la scoperta di aspettare un bambino dall’uomo che ti ha rovinato la vita, perché distrugge completamente l’anima della donna. Infine, è importante sottolineare i casi in cui si arriva all’aborto perché c’è stata una mancanza nella contraccezione. La vera libertà per le donne non è l’aborto, ma la possibilità di evitarlo. Oggi ci sono davvero tanti metodi ed è opportuno che tutti (uomini compresi) li conoscano e li utilizzino. “Aborto libero per non morire, contraccezione per non abortire”, ecco una frase delle femministe anni ’70 che mi sembra giusto citare, in quanto calza perfettamente con la mia tesi.
“Aborto libero” perché deve essere garantito sempre e comunque in ospedale, in condizioni igieniche adeguate. L’obiezione di coscienza è una grande vergogna, perché significa che un medico antepone le proprie convinzioni personali al benessere psicofisico della sua paziente. Nessun medico (che meriti di essere chiamato così) può letteralmente abbandonare una donna al proprio destino, lasciandola nelle pericolose grinfie degli aborti clandestini, che spesso sono praticati al di fuori degli ospedali dagli stessi “medici obiettori” a prezzi salatissimi. Non so come possa sentirsi un vero medico, sapendo che la sua paziente ha messo a rischio la propria vita, perché lui stesso si è rifiutato di aiutarla.
È inaccettabile che un ospedale pubblico possa assumere personale obiettore (ginecologi , anestesisti o infermieri) perché la salute è un diritto di tutti, poveri e ricchi, e non è giusto che alle donne meno abbienti venga negata la possibilità di abortire al sicuro in un ospedale, perché non hanno abbastanza denaro per pagarsi l’intervento in una clinica privata (purtroppo i dati sugli obiettori sono davvero preoccupanti). Ritengo inoltre vergognoso che ci siano “movimenti per la vita” composti da persone che si recano appositamente nei reparti di ginecologia e ostetricia a cercare di convincere le donne a non abortire, arrivando persino ad insultarle. L’ospedale è un luogo serio, dove non possono essere ammessi teatrini di chi non ha altro di meglio da fare durante la giornata; ma soprattutto va tutelata la privacy delle pazienti, che non devono rendere conto a estranei dei motivi della loro (sofferta) decisione.
Deve essere chiaro, anche a chi è di mentalità più stretta, che una donna non è né un contenitore, né un’incubatrice, ma una persona con un cervello per pensare e decidere. È necessario che le donne non vengano lasciate sole e sono utilissime le associazioni che aiutano le ragazze madri, perché devono essere fornite tutte le informazioni per una maternità consapevole: non si deve lasciare nulla di intentato, prima di ricorrere all’aborto. Ma quando la donna ha davvero deciso, nessuno deve più metterci becco.
Questa è la mia opinione sull’aborto; ovviamente, non pretendo che venga condivisa da tutti, però esigo che chiunque venga qui a commentare inserisca solo ed esclusivamente la propria opinione, lasciando da parte qualsiasi tipo di insulto o immagine di feti. Un conto è esprimere il proprio parere, un altro è insultare una persona bollandola con diversi nomignoli, che non mi va di ripetere qui, perché mi nauseano (inoltre ricordo che sono calunnie punibili dal codice penale). Nessuno ha il diritto di insultare la sensibilità altrui con foto di feti abortiti: a tutte queste persone chiederei, invece, di andarsi a guardare le foto di tutte quelle ragazze o donne, che hanno perso la vita perché non hanno avuto la sacrosanta possibilità di abortire in ospedale.
Lo dico fin da subito: in questo blog esiste la libertà di parola, ma non la libertà di insultare. Quindi, qualsiasi commento con le caratteristiche sopra descritte, verrà immediatamente cancellato.
Grazie a tutti per l'attenzione.
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Con la triste storia di Lorena Cultraro spero che qualcuno si sia reso conto di quanto possano essere bestie certe persone. Mi dispiace definirli bestie, perché gli animali queste cose non le fanno. Allora li definisco fecce dell’umanità o scarti della società; non so quale sia migliore, a me sembrano entrambi dei complimenti per gente così. Ho appena sentito che, essendo minorenni, rischiano dai 15 ai 20 anni di carcere: insomma, non rischiano niente. Uno di loro ha anche chiesto: “Posso tornare a casa?”. Tu puoi andare a morire ammazzato mica a casa! Si vede che per loro è normale picchiare e soffocare una ragazza indifesa e poi gettare il suo corpo in un pozzo, come fosse spazzatura. Tre ragazzi contro una ragazza: bello prendersela con chi non può difendersi, vero? In tre si sentono dei grandi, li prendi da soli e se la fanno sotto. Questi infami non cambieranno, i violenti non cambiano mai. Ce l’hanno dentro, sono così.
Una cosa è certa: una ragazza di 14 anni è stata massacrata da tre ragazzi che reputava suoi amici. Però, come sempre, tutte le volte che una donna viene ammazzata o violentata scattano frasi come questa “se l’è cercata”, oppure “però con tutti e tre, che sciagurata!” e via dicendo (oggi ho letto un articolo vomitevole a proposito). Quando la vittima è una donna la colpa deve ricadere anche su di lei, per forza; perché gli uomini hanno impulsi che non riescono a frenare e quindi poverini, poi gli tocca pure violentare o ammazzare le donne, oh poverini! Della donna violentata o uccisa se ne fregano tutti…la diffamano per bene così l’orgoglio maschile è salvo.
Quando un uomo uccide una donna le frasi sono queste: “ma lei era isterica”, “lei era malata”. Poverino lui, è la vittima perché gli toccava pure sopportare la donna: meno male che l’ha uccisa! Si è tolto un peso. Mille giustificazioni e c’è pure gente che gli dà corda: l’orgoglio maschile si deve sempre salvare. Della donna uccisa chi se ne importa. Tanto la vita di una donna vale meno di zero. Le donne valgono solo quando si mettono nude in televisione.
L’altro giorno stavo leggendo la testimonianza di una donna che veniva picchiata da suo marito. Va all’ospedale, perché come sempre le aveva prese, e il medico le dice: “Signora quante storie per due schiaffi! Lei cos’ha fatto per meritarseli?”. Due schiaffi? Peccato che la donna fosse piena zeppa di lividi, ma sono solo dettagli. E poi è ovvio: se una donna viene picchiata dal marito significa che se l’è cercata. Chissà cosa ha fatto a suo marito per prenderle così. Poverino lui che la deve sopportare!
Un’altra donna invece è andata dai carabinieri a denunciare il marito violento e le hanno detto: “Ma signora, ci pensi bene. È comunque il padre dei suoi figli”. Scusatemi, mi sono dimenticata che visto che è il padre dei miei figli ha diritto di ammazzarmi di botte. Ci penserò bene finché non mi ammazza, poi tanto lo giustificheranno perché io ero isterica. Come sempre: poverino lui!
L’ennesima donna violentata, madre di un bambino di 4 anni, è andata a sporgere denuncia subito dopo lo stupro. Un brigadiere molto intelligente si è rifiutato di accettare la denuncia, perché l’uomo che l’ha violentata è andato in commissariato a piangere. Come sempre: poverino lui! Sarà stata lei a provocarlo, magari aveva anche una maglietta scollata: e chi lo ferma più il porco? Poveri uomini, vittime delle donne. Poverini.
Devo andare avanti a fare altri esempi, oppure vi bastano questi? Non vi sentite già lo stomaco rigirare e la rabbia crescere? “Italia evoluta”…sarebbe questa? È evoluto un paese che giustifica gli stupri, giustifica i mariti che picchiano le mogli e diffama le vittime? È civile?
Io rivolgo un appello a tutte le donne che si trovano in una situazione di violenza o che l’hanno appena subita: NON MOLLATE! Non rinchiudetevi in voi stesse. Anche se viviamo in un mondo maschilista, denunciate quello che avete subito, denunciatelo sempre e non fatevi ingannare dalle scuse dei mariti violenti: non valgono niente. Ogni volta che chiedono scusa poi lo rifanno nel 90% dei casi. Chi ama non picchia: l’amore non è compatibile con la violenza. Non vivete nell’illusione che il vostro compagno vi ami anche se vi mette le mani addosso. Non vergognatevi a parlarne, perché le persone che dovrebbero vergognarsi sono gli uomini che vi fanno questo, non voi che siete solo vittime innocenti di vigliacchi infami. Dopo uno stupro andate subito a farvi visitare, raccogliete tutte le prove che potete. Anche se a stuprarvi è stato un vostro amico, o peggio, un vostro famigliare: è sempre e comunque un reato gravissimo e inaccettabile. Andate avanti con coraggio e a testa alta. Uscire dalla violenza è possibile, dovete crederci voi per prime e NON SIETE SOLE.
A tutti gli uomini che picchiano, stuprano o ammazzano le donne lascio questo messaggio: SIATE MALEDETTI!

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