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La lapidazione è un tipo di pena di morte, diffusa fin dall'antichità, nella quale il condannato è ucciso attraverso il lancio di pietre. Spesso tale supplizio avviene con la partecipazione della folla.

La lapidazione è stata usata fin dall'antichità per punire prostitute, adultere, assassini e, nella tradizione islamica, gli apostati e gli omosessuali.

La finalità di tale pratica era sostanzialmente l'espiazione pubblica della colpa del reo ed anche la formalizzazione del diritto alla vendetta; difatti, gli stessi accusatori del condannato partecipavano attivamente al lancio delle pietre.

La lapidazione (in lingua araba Rajm), è ancora oggi presente nella giurisdizione di alcuni stati islamici, come Iran, Nigeria, Arabia Saudita, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Afghanistan e Yemen, il cui diritto è strutturato sulla legge coranica.

Nel 2004 alcune esecuzioni previste in Nigeria sono state fermate grazie alla pressione internazionale. Nella lapidazione il condannato è avvolto in un sudario bianco ed è seppellito fino alla vita, se si tratta di un uomo, e fino al petto, se si tratta di una donna.

Nei paesi islamici il condannato viene solitamente sepolto nel terreno fino al collo, o bloccato in altri modi del genere. La morte può essere causata da danni al cervello, da asfissia o da una combinazione di ferite, mentre la persona può essere colpita più volte senza perdere conoscenza, sicché l'agonia diventerebbe in tal caso molto lenta.

In Iran, paese in cui è praticata da lungo tempo, la procedura è studiata in modo che il decesso non avvenga a seguito di un solo colpo: la legge prevede che "le pietre non devono essere così grandi da far morire il condannato al solo lancio di una o due di esse; esse inoltre non devono essere così piccole da non poter essere definite come pietre".

Fonte: Wikipedia

Articoli di approfondimento:

Le donne condannate a morte per lapidazione in Nigeria

PENA DI MORTE: Sette donne condannate alla lapidazione in Iran

Lapidazioni in Iran: la maggior parte delle vittime sono donne

Messo in luce da wonderely alle 15:03 di martedì, 01 luglio 2008


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Parlo ancora di famiglia e di violenza, ricordando che cliccando QUI potete firmare la PETIZIONE per ottenere una legge severa e precisa contro la violenza domestica. In Italia una legge di questo tipo ancora non esiste, il che vuol dire che le donne vittime NON vengono tutelate. Senza una legge, nessuna donna potrà essere protetta e aiutata.

Pubblico adesso la lettera scritta alle ministre del nuovo governo dai vicini di casa di Elisa Rattazzi, una delle tante donne vittime di uxoricidio. Trovo che questa lettera sia davvero significativa, io stessa mi sono commossa leggendola, e ringrazio tanto la mia amica Rosa per avermela segnalata.

 

CHIARA E ANDREA GUAZZOTTO

TORINO

Gentili Ministre, ci rivolgiamo a voi perché siete donne e forse potrete comprendere il dramma che è successo a Torino domenica pomeriggio 18 maggio. Conoscevamo Elisa Beatrice Rattazzi, abbiamo vissuto vicino a lei ed al suo assassino per anni e i nostri figli sono cresciuti assieme. È stata uccisa ed è l'ennesima assurda vittima della violenza di genere, della guerra che quotidianamente si consuma all'interno delle mura domestiche. Elisa era una donna che aveva paura ed ha subito per anni violenze e soprusi, e con lei i suoi figli, senza che nessuno abbia saputo o voluto aiutarla. Per anni ha denunciato le violenze commesse dal marito: sono rimaste tutte grida inascoltate strozzate nella gola. Al coraggio delle denunce, si risponde con qualche pacca sulle spalle.

L’Italia ha un parlamento che legifera su tutto, ma non esiste nessuna legge specifica, a differenza degli altri paesi europei e civili, sulla violenza di genere.
Quando sono chiamate ad intervenire le forze dell'ordine mostrano questo limite senza vergogna.

E sono solo un ulteriore e secco schiaffo morale per la donna: «su signora, sono solo battibecchi che succedono nelle migliori famiglie». Cosa deve fare una donna per essere creduta? A cosa servono le denunce, i referti dell'ospedale? A cosa serve proporre di inasprire le pene, se poi una moglie che denuncia più volte suo marito non viene mai creduta? In questa sottocultura da italietta fascista i mariti sembrano intoccabili, devono fare i «mariti» e se qualche volta si arrabbiano avranno pure le loro ragioni. Credeteci anche se il delitto d'onore è stato cancellato dal codice penale, non lo è dalla testa degli italiani.

Il boomerang mediatico, cavalcando il dolore dei familiari, sembra che abbia già voglia di trovare giustificazioni: aveva lasciato il marito, si era portata via i figli, aveva addirittura un altro uomo...
Elisa è stata uccisa in mezzo alla strada, alla luce del giorno sotto gli occhi di tutti, da una mano assassina che la tormentava da anni.

Una esecuzione in piena regola. Un delitto bastardo, ma talmente comune da non fare quasi notizia. In questa storia non ci sono extracomunitari ubriachi o rom alla guida di fuoristrada rubati. È solo la storia di una normale famiglia tutta italiana e come dobbiamo rassegnarci a sapere quello che conta in Italia è sempre e solo la famiglia.

Questa ignoranza e questo perbenismo di facciata permettono che follie come questa accadano; mentre una stampa e un'opinione pubblica poco sensibile permettono che vengano letti e archiviati attraverso la griglia mafiosa del codice d'onore. Fino a quando dovremo attendere per vedere una legge specifica, una sezione di un tribunale, dei magistrati e degli uffici di polizia con competenze specifiche sulla violenza di genere? L'indifferenza pensa a fare il resto, in fondo vedere una donna nei panni vittima è normale perché nella nostra sudicia cultura la donna non si può difendere. Chi lo spiegherà ai suo figli di 7 e 4 anni?

 

La lettera si conclude qui, con questa domanda angosciante: "Chi lo spiegherà ai suoi figli di 7 e 4 anni?". Già, chi lo spiegherà a questi due angioletti che hanno perso per sempre la loro mamma? La violenza domestica non riguarda solo le donne, ma anche i bambini. Bambini che sono costretti ad assistere alle liti dei genitori, sono costretti a vedere la loro mamma soffrire e piangere per le ripetute percosse, che a volte purtroppo toccano anche loro. Infine, sono costretti a perdere per sempre l'affetto e l'amore della madre, perché un bastardo schifoso pensa di avere diritto di vita e di morte sulla propria moglie.

Viviamo in un paese che sbandiera ai quattro venti così tanta civiltà, e in realtà è solo un paese di stronzi, ipocriti e buonisti che chiudono gli occhi davanti a queste tragedie, insabbiando tutto e passandoci sopra, come niente fosse. È vergognoso che queste violenze inaudite vengano VOLUTAMENTE tenute nascoste e sottovalutate, perché secondo questi dementi il compito delle donne è solo quello di essere mogli e madri (per loro è il modo migliore per dire "schiave"). Si prodigano per la difesa della famiglia e non vedono che è proprio all'interno di essa che nascono, crescono e infine esplodono le peggiori violenze. 

DICIAMOLO CHIARAMENTE A QUESTI MASCHILISTI SCHIFOSI CHE NOI DONNE SIAMO PERSONE E NON SCHIAVE DEGLI UOMINI. FIRMATE TUTTI LA PETIZIONE PER AVERE UNA LEGGE SEVERA E PRECISA CONTRO LA VIOLENZA DOMESTICA, CLICCANDO QUI.

Messo in luce da wonderely alle 16:19 di mercoledì, 28 maggio 2008


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Agnese Schiopetti, madre di un bambino di 15 mesi, è stata picchiata, strangolata e il suo corpo gettato nel lago d'Iseo. Ne abbiamo sentito parlare ieri, quando il cadavere è stato ritrovato. Ora sappiamo anche chi è l'autore di questo ENNESIMO FEMMINICIDIO.

Donna uccisa, il marito confessa

Iseo, accusato di omicidio volontario

Il marito di Agnese Schiopetti, la donna di 27 anni il cui corpo è stato trovato domenica mattina nel lago d'Iseo, ha confessato l'omicidio dopo essere stato fermato nella notte dai carabinieri con l'accusa di omicidio volontario. I sospetti si erano addensati sull'uomo fin dalle prime ore delle indagini. Secondo gli investigatori, ultimamente la coppia non andava d'accordo: i dissapori tra i due sarebbero il movente del delitto.

Marito e moglie, lei cameriera e lui cuoco, secondo gli inquirenti avevano litigato anche la sera prima del ritrovamento del corpo della donna: il delitto potrebbe essere avvenuto al termine della lite. A questo punto, ritiene l'accusa, l'uomo si sarebbe disfato del corpo della moglie gettandolo nel lago d'Iseo. È stato lo stesso Sobacchi a denunciare la scomparsa della moglie: un modo, secondo gli investigatori, per sviare i sospetti da sé.

A portare in carcere l'uomo, oltre a diversi riscontri, è stata una serie di contraddizioni durante il lungo interrogatorio al quale è stato sottoposto: una ricostruzione dei fatti che agli investigatori è apparsa "senza logica". E infatti, poche ore dopo il fermo, Sobacchi è crollato e ha confessato l'omicidio. I carabinieri, intanto, hanno sequestrato sia l'abitazione della coppia, in via Conventino a Ospitaletto, nel Bresciano, sia l'auto dell'uomo.

(fonte tgcom)

Un'altra donna, un'altra madre, vittima di un uomo di merda. Un bastardo che le ha strappato la sua giovane vita, perché è impensabile che una donna possa azzardarsi a litigare con un uomo. Lei deve stare zitta, dire sempre di sì, subire di tutto e di più, perché il suo uomo la possiede. Ha diritto di vita e di morte su di lei.

Secondo un'altra fonte, la donna avrebbe voluto separarsi dal marito definitivamente. Ma ovviamente non le è stato permesso: o stai con tuo marito o muori! Il delitto d'onore è stato reso illegale negli anni 80, ma nella testa di certi uomini è ancora vivo e legittimo.

Eccola qui la famiglia che tutti continuano imperterriti a difendere. Donne che muoiono perché NESSUNO le ascolta mai (troppa fatica, vero?), nemmeno quando vanno a sporgere denuncia. Si risolve tutto con una pacca sulla spalla e un carabiniere rincoglionito che dice: "Vedrà signora che presto andrà meglio!". E poi è sotto gli occhi di tutti come vanno a finire le liti "innocue" della "sacra" famiglia.

Quante donne devono ancora morire? Quanti bambini devono essere lasciati senza le loro mamme perché hanno dei padri-mostri? Ci diamo da fare o chiudiamo sempre gli occhi davanti a queste tragedie che toccano sempre più donne? La VIOLENZA è la PRIMA causa di MORTE ED INVALIDITÀ PERMANENTE per le donne tra i 16 e i 44 anni.

 

FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE PER AVERE UNA LEGGE SEVERA E PRECISA CONTRO LA VIOLENZA DOMESTICA CLICCANDO QUI.

Messo in luce da wonderely alle 21:24 di lunedì, 26 maggio 2008


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Il post seguente è la TESTIMONIANZA AUTENTICA di una donna sfuggita alla morte, che ha trovato il coraggio di scrivere un libro per raccontare la sua triste storia (la bibliografia del libro è in fondo). Non voglio anticpare nulla perché credo che le sue parole bastino a descrivere l'indescrivibile.
BUONA LETTURA!

BRUCIATA VIVA

”al mio paese nascere donna è una maledizione”

Suad, giovane cisgiordana, sta facendo il bucato nel cortile di casa quando sente sbattere una porta alle sue spalle. È il cognato, che le rivolge una frase scherzosa. Suad si volta per replicare ma all’improvviso il suo corpo è intriso di liquido freddo che in meno di un secondo diventa fuoco. Bruciare viva, è questa la punizione inflittale dalla famiglia per avere commesso il peggiore dei peccati, essere rimasta incinta prima del matrimonio: il padre di suo figlio, che le aveva promesso di sposarla, è in realtà fuggito. Nel piccolo villaggio dove Suad è nata le donne non possono andare a scuola, non possono vestirsi come vogliono, non possono uscire senza essere accompagnate. E non possono innamorarsi. Il loro destino è occuparsi delle incombenze più umili, al servizio di padri e mariti che quotidianamente le picchiano. Nonostante le ustioni di terzo grado che la ricoprono, Suad riesce a salvarsi. Con l’aiuto di un’organizzazione umanitaria, fugge in Europa. Da qui, con indosso una maschera che protegge e nasconde il suo viso deturpato dal fuoco, racconta al mondo la sua storia, sfidando la legge degli uomini e la loro sete di vendetta. Vive in Europa in una località segreta, per ragioni di sicurezza. È sposata e ha tre figli, tra cui Maruan, “il figlio della colpa”. Suad è uno pseudonimo. 

ESTRATTI DAL LIBRO DI SUAD “BRUCIATA VIVA”
Laggiù una donna non ha vita. Molte ragazze vengono picchiate, maltrattate, strangolate, bruciate, uccise. E per noi è tutto all’ordine del giorno. Mia madre ha cercato di avvelenarmi per finire il lavoro di mio cognato, e per lei era normale, faceva parte del suo mondo. È così che cresciamo noi donne. Ti riempiono di botte, è normale. Ti danno fuoco, è normale; ti strangolano, è normale. La mucca e le pecore, diceva mio padre, valgono più delle donne. Se non si vuol morire, bisogna tacere, obbedire, strisciare, sposarsi vergini e fare dei figli maschi. Se fossi rimasta al mio paese, è questa la vita che avrei avuto. Le mie figlie sarebbero diventate come me e le mie nipoti pure. Se fossi vissuta là, sarei stata come mia madre, che ha soffocato le sue bambine appena nate. Forse anch’io l’avrei fatto. Forse anch’io avrei fatto bruciare mia figlia. Adesso mi sembra mostruoso, ma se fossi rimasta al mio paese, no! Quando ero all’ospedale, laggiù, e stavo per morire, pensavo anche che tutto quello che mi stava succedendo fosse normale. Ma quando sono venuta in Europa ho capito che ci sono dei paesi dove non bruciano le donne e dove si è felici quando nasce una bambina. Per me il mondo si fermava entro i confini del mio villaggio. Era bello il mio villaggio, arrivava fino al mercato. Oltre il mercato, niente era più normale. Le ragazze si truccavano, portavano vestiti corti e scollati. Loro non erano normali, la mia famiglia sì. Noi eravamo puri, come la lana delle pecore, e gli altri, al di là del mercato, erano impuri.
Le ragazze non avevano il diritto di andare a scuola. Perché? Perché non dovevano conoscere il mondo. Per noi contavano solo i genitori. Bisognava fare quello che dicevano. Le nozioni, le regole, l’educazione venivano solo da loro. Ecco perché non andavamo a scuola. Per non farci prendere la corriera, per non farci vestire in un altro modo, perché non va bene che una ragazza sappia leggere e scrivere. Mio fratello era l’unico figlio maschio, era vestito come ci si veste qui, come in città, usciva quando voleva. Perché? Perché aveva un pisello tra le gambe. È stato fortunato, ha avuto due figli maschi, ma a conti fatti le più fortunate sono state le sue figlie femmine, quelle che non sono nate! La fondazione Surgir, con l’aiuto di Jacqueline, cerca di salvare queste ragazze. Ma non è facile. Noi siamo là, con le braccia legate. Io vi sto parlando e voi mi ascoltate, ma laggiù loro soffrono! Per questo voglio sostenere Surgir e portare la mia testimonianza sui delitti d’onore, perché continuano tuttora.

Ho conosciuto delle ragazze arrivate da lontano, come me, anni fa. Le tengono nascoste. Una non ha più le gambe, è stata aggredita da due vicini di casa che l’hanno incatenata alle rotaie perché fosse investita da un treno. Un’altra è stata massacrata a coltellate da suo padre e suo fratello e gettata nella spazzatura. Un’altra ancora è rimasta paralizzata perché sua madre e due fratelli l’avevano gettata dalla finestra. Poi ci sono quelle di cui non si parla, perché sono state trovate troppo tardi, morte. Quelle fuggite e rintracciate all’estero, morte. Quelle che sono scappate in tempo e si nascondono, con o senza figli, vergini o madri. Non ho conosciuto nessuna donna che fosse stata bruciata come me, non sono sopravvissute. Io mi nascondo sempre, non posso dire il mio nome, mostrare il mio viso. Posso solo parlare, è l’unica arma che mi resta.

Bibliografia
Autore: Suad
Titolo: Bruciata viva
Titolo Originale: Brulée vive
Editore: EDIZIONI PIEMME Spa
Luogo:
Casale Monferrato (AL)
Anno: 2004

Messo in luce da wonderely alle 11:43 di mercoledì, 12 settembre 2007


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