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In seguito ai continui attacchi alla 194 e al diritto d’aborto, ho deciso di mettermi in gioco, esponendo la mia sensibilità e riferendomi anche a mie esperienze personali, per parlare io stessa in prima persona di questo argomento. Ho redatto un breve testo, in cui spiego il mio punto di vista e voglio pubblicarlo su questo blog.  Eccolo:

 

Sulla questione “aborto” hanno (stra)parlato in tanti: abbiamo sentito mille frasi fatte sulla tutela della vita, pesanti insinuazioni (fino ad arrivare alla calunnia) sulle donne, è nato (ed è già morto) addirittura un partito contro l’aborto, insomma, di cotte e di crude . Quindi, vorrei provare anch’io a dire la mia su un argomento così delicato, con la consapevolezza di essere solo  una ragazza di 19 anni, che però si reputa abbastanza matura per poter proferire parola su un tema che da donna la riguarda molto da vicino.

Mi piacerebbe chiarire fin dal principio chi ha diritto di decidere senza condizionamenti e in totale libertà, cioè la donna. Il motivo è semplicissimo: è la donna che porta dentro di sé un figlio per nove mesi, è sempre lei che sopporta il grande cambiamento psicofisico che la gravidanza comporta, è ancora lei che dovrà poi convivere con suo figlio. Con la parola “convivere” intendo sia l’eventualità in cui la donna decida di tenere il bambino con sé, sia quella di darlo in adozione (nel caso in cui non abbia la possibilità di occuparsi del piccolo): in entrambi i casi la donna è madre, sa di aver messo al mondo un bambino, sa di avere una parte di lei su questa terra e, nel caso dell’adozione, è consapevole di abbandonare suo figlio sperando che una buona famiglia lo possa crescere al posto suo.

Solo una donna può capire cosa significhi essere madri, perché è in lei che si genera la vita: la natura non ha dato questa possibilità agli uomini, che quindi dovrebbero accettare questa loro carenza rispetto al genere femminile, mettendosi da parte (per una volta) e lasciando decidere chi ha davvero i requisiti per farlo. Gli uomini possono consigliare, mostrare la loro disponibilità, far sentire il loro appoggio, ma non hanno per natura la capacità di poter decidere in questo campo.

Io non mi sento di dire che l’aborto sia giusto: possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma sta di fatto che abortire significa interrompere una possibile vita. La realtà è questa e ogni donna lo sa. Ecco perché la decisione di abortire diventa così difficile e traumatica per molte donne. È per questo che io mi ostino a dire che l’aborto deve essere una vera decisione, non un dubbio: una donna deve abortire solo se è veramente decisa a farlo, non perché non sa cosa fare. Altrimenti si rischia l’effetto contrario: quella che doveva essere una scelta libera, diventa una prigione di dolore e pentimento per tutte quelle donne che vorrebbero tanto “poter tornare indietro”. Io reputo l’aborto l’ultima spiaggia, sempre e comunque, e penso che sia immorale sfruttarlo come anticoncezionale.

È doveroso ricordare che ci sono donne che abortiscono perché portano in grembo figli gravemente malati: il loro non è egoismo; semplicemente non se la sentono di crescere bambini con gravi malattie e passare la loro vita a chiedersi chi si occuperà di loro quando anche l’affetto e l’amore della madre verranno a mancare. Ci sono donne che abortiscono perché la loro vita o la loro salute sono in pericolo e magari hanno già altri bambini di cui prendersi cura che non vogliono lasciare; altre donne invece, in quel momento, non si sentono pronte o non desiderano un figlio. Inoltre, non dimentichiamo gli stupri: è tremenda la scoperta di aspettare un bambino dall’uomo che ti ha rovinato la vita, perché distrugge completamente l’anima della donna. Infine, è importante sottolineare i casi in cui si arriva all’aborto perché c’è stata una mancanza nella contraccezione. La vera libertà per le donne non è l’aborto, ma la possibilità di evitarlo. Oggi ci sono davvero tanti metodi ed è opportuno che tutti (uomini compresi) li conoscano e li utilizzino. “Aborto libero per non morire, contraccezione per non abortire”, ecco una frase delle femministe anni ’70 che mi sembra giusto citare, in quanto calza perfettamente con la mia tesi.

“Aborto libero” perché deve essere garantito sempre e comunque in ospedale, in condizioni igieniche adeguate. L’obiezione di coscienza è una grande vergogna, perché significa che un medico antepone le proprie convinzioni personali al benessere psicofisico della sua paziente. Nessun medico (che meriti di essere chiamato così) può letteralmente abbandonare una donna al proprio destino, lasciandola nelle pericolose grinfie degli aborti clandestini, che spesso sono praticati al di fuori degli ospedali dagli stessi “medici obiettori” a prezzi salatissimi. Non so come possa sentirsi un vero medico, sapendo che la sua paziente ha messo a rischio la propria vita, perché lui stesso si è rifiutato di aiutarla.

È inaccettabile che un ospedale pubblico possa assumere personale obiettore (ginecologi , anestesisti o infermieri) perché la salute è un diritto di tutti, poveri e ricchi, e non è giusto che alle donne meno abbienti venga negata la possibilità di abortire al sicuro in un ospedale, perché non hanno abbastanza denaro per pagarsi l’intervento in una clinica privata (purtroppo i dati sugli obiettori sono davvero preoccupanti). Ritengo inoltre vergognoso che ci siano “movimenti per la vita” composti da persone che si recano appositamente nei reparti di ginecologia e ostetricia a cercare di convincere le donne a non abortire, arrivando persino ad insultarle. L’ospedale è un luogo serio, dove non possono essere ammessi teatrini di chi non ha altro di meglio da fare durante la giornata; ma soprattutto va tutelata la privacy delle pazienti, che non devono rendere conto a estranei dei motivi della loro (sofferta) decisione.

Deve essere chiaro, anche a chi è di mentalità più stretta, che una donna non è né un contenitore, né un’incubatrice, ma una persona con un cervello per pensare e decidere. È necessario che le donne non vengano lasciate sole e sono utilissime le associazioni che aiutano le ragazze madri, perché devono essere fornite tutte le informazioni per una maternità consapevole: non si deve lasciare nulla di intentato, prima di ricorrere all’aborto. Ma quando la donna ha davvero deciso, nessuno deve più metterci becco.

 

Questa è la mia opinione sull’aborto; ovviamente, non pretendo che venga condivisa da tutti, però esigo che chiunque venga qui a commentare inserisca solo ed esclusivamente la propria opinione, lasciando da parte qualsiasi tipo di insulto o immagine di feti. Un conto è esprimere il proprio parere, un altro è insultare una persona bollandola con diversi nomignoli, che non mi va di ripetere qui, perché mi nauseano (inoltre ricordo che sono calunnie punibili dal codice penale). Nessuno ha il diritto di insultare la sensibilità altrui con foto di feti abortiti: a tutte queste persone chiederei, invece, di andarsi a guardare le foto di tutte quelle ragazze o donne, che hanno perso la vita perché non hanno avuto la sacrosanta possibilità di abortire in ospedale.

Lo dico fin da subito: in questo blog esiste la libertà di parola, ma non la libertà di insultare. Quindi, qualsiasi commento con le caratteristiche sopra descritte, verrà immediatamente cancellato.

Grazie a tutti per l'attenzione.

Messo in luce da wonderely alle 14:26 di martedì, 20 maggio 2008


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Categorie del post: italia, dati, aborto, contraccezione, obiezione di coscienza, la mia opinione, legge 194, libertà di scelta

Chiedo a tutti un aiuto per diffondere il comunicato che sto per pubblicare. Si parla della famosa pillola del giorno dopo, il contraccettivo di emergenza. Per colpa dell'ignoranza comune in materia, questa pillola viene spesso confusa con la pillola abortiva Ru486: ebbene, NON C'ENTRANO ASSOLUTAMENTE NIENTE!

La pillola del giorno dopo NON è abortiva semplicemente perché agisce PRIMA dell'inizio della gravidanza impedendo all'eventuale ovulo fecondato di annidarsi nell'utero: nessuna gravidanza viene interrotta, perché non le si dà la possibilità di iniziare. Come si può interrompere un qualcosa che non è nemmeno iniziato? È opportuno specificare questo, altrimenti si continua a parlare per sentito dire, per luoghi comuni e per false credenze che vedono nella pillola del giorno dopo un "attacco alla vita".

Ovviamente questa pillola, per essere efficace, deve essere assunta entro e non oltre 48 ore dal rapporto a rischio. Ma come può una donna riuscire ad assumerla in tempo se deve "giocare" alla caccia al tesoro per trovare il medico che la prescriva e il farmacista che si degni di vendergliela?

Pensate che negli Stati Uniti per le ragazze maggiorenni è disponibile senza ricetta medica, in Francia inoltre le ragazze minorenni possono acquistarla liberamente senza il bisogno di dichiarare la propria identità, in Svizzera e nel Regno Unito viene venduta senza ricetta medica e distribuita anche gratuitamente. Come mai qui in Italia c'è ancora questa voglia di negare il diritto a una donna di accedere ad un farmaco di cui ha bisogno? Chissà cosa succederebbe se si negasse agli uomini il viagra...

Per questo diffondo il comunicato dell'UDI (Unione Donne in Italia): perché noi donne ci siamo stancate di avere persone che vogliono decidere per noi e per il nostro corpo. Vogliamo che l'obbligo di ricetta per la pillola del giorno dopo sparisca e che le donne possano usufruire in tutta libertà del cosiddetto contraccettivo d'emergenza.

 

 Contraccezione d'emergenza: anche noi "non possumus"

 

Non possiamo più tollerare la vergognosa indulgenza delle istituzioni sanitarie e di governo verso quei medici che fanno obiezione alla prescrizione della contraccezione d'emergenza, detta "pillola del giorno dopo". Episodio dopo episodio, denuncia dopo denuncia, ci troviamo di fronte ad una diffusa e vergognosa omertà. E diciamo questo proprio ora, dopo che finalmente si rompe, anche sulla stampa, il muro di silenzio che ha circondato le nostre denunce in tutti questi anni. Ora che, a elezioni ormai sopraggiunte, Livia Turco ha predisposto due numeri, pubblicati dai giornali (0659942378-0659942758) corrispondenti all'Ufficio relazioni con il pubblico del Ministero della Salute, per "segnalare  casi di rifiuto di certificazione della contraccezione d'emergenza" (la Repubblica, 9 aprile 2008), ora che qualcuno, per esempio il PM della Procura di Roma, nel chiedere l'archiviazione della denuncia presentata nel 2006 da una donna che si era vista rifiutare la certificazione,  incomincia a porre il quesito  se "forse" sia il caso di legiferare sull'obiezione di coscienza dei medici (la Repubblica, 9 aprile 2008).

Ora, forse, si incomincia a capire che cosa è successo in questi anni di "ritardo", in realtà anni di copertura ideologica, maschilista e fondamentalista di gravi prevaricazioni  contro le donne.       

Facciamo dunque sapere che l'UDI-Unione Donne in italia segue con pena e vera angoscia le vicissitudini delle donne che girano da un posto all'altro, elemosinando ciò che spetta loro di diritto...  ma aggiungiamo che daremo voce e azione alla nostra pena. 

Quei medici buontemponi (molti uomini e qualche donna, ahimè) che sottopongono giovanissime terrorizzate e insicure, ma anche donne mature e consapevoli, all'umiliante gioco dell'oca che hanno inventato per loro (vai alla casella, salta, fai un passo indietro)  debbono sapere che abbiamo tutta l'intenzione di togliere il giocattolo dalle loro mani.

 A breve sarà attivo il Comitato nazionale delle donne "Quando decidiamo noi", promosso dall'UDI, che  fra i suoi obbiettivi principali prevede proprio il  monitoraggio (dalla parte delle donne) della corretta applicazione della 194, con tutti i suoi corollari.

Vedremo se nell'Italia e nell'Europa del terzo millennio si potranno ancora predisporre queste forche caudine per deridere e disprezzare le donne, se la definizione della funzione di un farmaco deve essere subordinata all'estro del momento o se esistono definizioni convenzionali che debbono valere per tutti. 

Gli ordini professionali di medici e farmacisti, le direzioni sanitarie e i sindaci (responsabili ultimi della salute dei cittadini)  avranno in noi un pubblico attento, nel frattempo chiediamo al prossimo governo di liberalizzare subito la contraccezione d'emergenza, togliendo le donne dal ricatto di gente senza scrupoli e anche un po' perversa. Abbiamo aderito alla campagna radicale su questo tema e continueremo ad insistere su tale obbiettivo a breve termine.

Tutti sanno che la "pillola del giorno dopo" è un contraccettivo d'emergenza (definizione ufficiale dell'OMS), praticamente innocua, almeno come lo può essere un farmaco, che è distribuita senza ricetta in molti paesi europei e in alcuni (Norvegia, Olanda e Svezia) è distribuita anche fuori dalle farmacie. Dunque la ricetta è lo strumento di controllo e di filtro che dobbiamo togliere di mezzo.

Contemporaneamente certo pretendendo una sanità civile e sottoposta alla legge e non una giungla dove ciascuno fa quello che gli pare, pretendendo quindi che i santoni dell'embrione, anche virtuale, compiano le proprie pratiche lontani dai luoghi della salute pubblica, ma siccome potrebbe essere una cosa lunga e ci siamo fidate anche troppo della buonafede di dirigenti sanitari, medici e amministratori, intanto diciamo: via la ricetta dalla contraccezione d'emergenza! 

Laura Piretti

                           Udi-Unione Donne in italia

 

Roma  15 Aprile 2008  

Messo in luce da wonderely alle 12:59 di sabato, 19 aprile 2008


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Categorie del post: italia, comunicati stampa, libertà, contraccezione, obiezione di coscienza, legge 194, pillola del giorno dopo

Volete essere d'aiuto anche voi? Leggete questa lettera e fatela girare! 

Caro Dott. Ferrara,

ultimamente Lei sta promuovendo una forte campagna a favore della vita tramite la rivisitazione della legge 194.

Mi sembra di capire che, sostanzialmente, lei afferma fortemente il principio secondo il quale una donna dovrebbe essere fondamentalmente propensa a generare  vita piuttosto che a donare morte.

Ebbene, io sono una di quelle che, fra le due opportunità, ha optato per la prima.

Tenterò di illustrale, brevemente, la mia situazione: " Sono Madre di due bambini, Sara e Roberto, rispettivamente di 14 e 11 anni .

I due bambini sono portatori, sin dalla nascita,  di handicap grave(OLIGOFRENIA, LEUCOENCEFALOPATIA E IPOTONIA) , giudicati invalidi al 100%, io e  mio marito Carlo,  percepiamo  un totale di 800 euro al mese quale indennità d'accompagnamento. Inoltre, in virtù di quanto previsto dalla legge 162/1998, vengono erogati pseudo servizi d'assistenza quali: accompagnamento dei bambini da casa a scuola e viceversa; supporto terapeutico psicologico (musicoterapia) e ausilio educativo mediante educatrice che permane nel nostro domicilio  2 ore al giorno.  Cosa dice questa legge? In sintesi il legislatore ha voluto affermare un sacrosanto principio che si riassume così: " 1- ter)......... a disciplinare, allo scopo di garantire il diritto ad una vita indipendente alle persone con disabilità permanente e grave limitazione dell'autonomia personale nello svolgimento di una o più funzioni essenziali della vita, non superabili mediante ausili tecnici, le modalità di realizzazione di programmi d'aiuto alla persona, gestiti in forma indiretta, anche mediante piani personalizzati per i soggetti che ne facciano richiesta, con verifica delle prestazioni erogate e della loro efficacia".

L'esclamazione mi pare d'obbligo: "ALLA FACCIA DELLA GARANZIA DI UNA VITA INDIPENDENTE!!!!!!!". Se con gli interventi attualmente adottati a favore di Roberto e Sara si ritiene di assicurare il diritto summenzionato, la pretesa mi sembra,  francamente, un po' "eccessiva, per non dire demenziale". Inoltre, io non posso, ovviamente, lavorare dovendomi occupare dei bambini; mio marito è disoccupato da anni e, nonostante le ripetute richieste tese a richiamare l'attenzione della nostra amministrazione locale affinché, in virtù della  drammatica situazione, possano essere adottati provvedimenti d'eccezione per assicurare una qualsiasi attività lavorativa a mio marito Carlo, e quindi assicurare ai nostri due infelici figli perlomeno una adeguata alimentazione (sto parlando di ALIMENTAZIONE, non di sfumature voluttuarie)  tutto tace, nel più assoluto immobilismo.

Caro Ferrara, le confesso, pur se con molta tristezza, che se dovessi tornare indietro, sarei una di quelle donne che avrebbe il buon senso di NON donare ai propri figli una vita fatta di stenti e sofferenze, di indigenze assolute, di abbandono da parte di una società che si professa democratica ed attenta al sociale e che, invece, con indifferenza ripone nel dimenticatoio le tragedie che colpiscono le persone più deboli.  Le confido anche che, spesso, mi sembra di intravedere nello sguardo dei miei due bambini (ovviamente loro  non sono in grado di articolare le parole e di formulare logici pensieri)  una sorta di rimprovero per avergli donato una "non vita".

Ora, quel che le chiedo è: una volta tanto, invece di portare alla ribalta i casi di donne che decidono di abortire per paura di non poter assicurare ai propri figli una vita degna di potersi definire tale,  parli della paura di una madre che, a causa del totale stato di abbandono in cui sono stati relegati i suoi figli , vive nell'angoscia di cosa il futuro potrà riservare a questi due bambini, convive col senso di colpa di avergli imposto una vita d'inferno e solitudine, in un paese dove  ci si preoccupa  del "modello" ma non ci si prende cura delle specificità sociali che incidono fortemente sulla sua applicazione pratica, dove le tristi problematiche di questi "figli di un Dio minore" vengono appositamente sminuite sino al punto di renderle invisibili proprio perché è comodo ed edificante parlarne ma, ahimè, forse troppo impegnativo e poco remunerativo risolverli.

Mi dimostri Dott. Ferrara che il suo è un forte e sentito convincimento e non l'ennesima messa in scena "Italianota" utile solo a dare visibilità al suo promotore.

Perché Lei possa meglio  rendersi conto di cosa stiamo realmente parlando, le allego due fotografie dei miei bambini, che danno il senso del loro effettivo stato di salute.

 

Luisa Caddeo

Piazza della Repubblica, 18

09010 Vallermosa  (CA)

Tel. 349 2534234

 

 

Giusto un mio commento personale. In questo clima antiabortista senza eccezioni, si vuole a tutti i costi costringere una donna a portare avanti una gravidanza e poi non le si dà il minimo aiuto se partorisce un bambino gravemente malato: è questa la società che vuole difendere la vita? Credo che la risposta venga da sé. Ecco dimostrata l'ipocrisia di chi, giusto per interessi politici, sfrutta un tema così delicato e sofferto per garantirsi un posto in Parlamento.

Segnalo, per chi volesse visitarli, i due blog di questa donna:

La lampada dei desideri

Voci nel silenzio

Messo in luce da wonderely alle 13:05 di sabato, 05 aprile 2008


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Categorie del post: italia, testimonianze, aborto, legge 194

Come preannunciato, le femministe hanno deciso di denunciare Giuliano Ferrara per calunnia e molestie, in quanto la legge italiana non reputa l'aborto un omicidio (nemmeno prima dell'entrata in vigore della legge 194), quindi accusare le donne che hanno abortito o stanno per farlo di essere delle "assassine" è una vera e propria calunnia che non ha fondamento giuridico.

Il testo della denuncia mi è arrivato pochi giorni fa per email dall'avvocato Sami Behare che si occupa del caso. Se volete, la denuncia è da compilare e completare, coi nomi cognomi ecc. della/e denunciante/i, e da adattare (e volendo aggiustare, aggiungere, correggere, ecc.). E' meglio (ma non assolutamente indispensabile) che almeno una delle denuncianti abbia abortito (in tal modo è vittima diretta della diffamazione: c'è un punto della denuncia in cui questo è evidenziato in rosso).

Va firmata e depositata presso la Segreteria penale della Procura della Repubblica del Tribunale della Vs. città. In più città si deposita, meglio è. Anche più denunce nella stessa città, ma in giorni diversi. Questo perchè in molti casi verrà probabilmente archiviata (se capita in mano ad un magistrato uomo, o donna ma cattolica, pro-Ferrara, ecc.), quindi diversificando e moltiplicando i depositi prima o poi la denuncia finisce ... nelle mani giuste!

Si può farlo da sole. Se avete un vs. legale di fiducia, potete farlo suo tramite.

In seguito fate sapere all'avvocato dove e quando l'avete depositata. L'email di Sami Behare è:
sbehare@tiscali.it

 

Ecco il testo della denuncia:

 

Procura della Repubblica presso il Tribunale di [CITTA’]

 

ATTO DI DENUNCIA – QUERELA

 

Io/noi sottoscritta/e … …, nata/e a … il …/…/…, res. in … via …, rapp.ta/e e difesa/e dall’Avv. Sami Behare, nel suo studio sito in Milano, in via Buonarroti n.9, che nomino/nominiamo fin d’ora mio/nostro difensore, espongo/esponiamo quanto segue.

 

E’ di dominio pubblico la campagna orchestrata dal Sig. Giuliano Ferrara, nato a Roma il 7/1/1952, sulla “moratoria dell’aborto”. A metà dicembre 2007 Ferrara ha riaperto il dibattito sull'aborto proponendo una “moratoria universale”. L'annuncio è stato fatto durante la trasmissione Otto e mezzo, che il giornalista conduce su La7, esattamente il giorno dopo che l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva approvato una risoluzione non vincolante (sostenuta soprattutto dall'Italia) per una moratoria sulla pena di morte.

« Da Il Foglio del 19 dicembre 2007: Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell'amore. È lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. È oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l'aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell'eugenetica. Rallegriamoci, dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l'arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l'evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione. »

Secondo Ferrara, dato che le Nazioni Unite hanno deciso di approvare una moratoria sulla pena di morte, dovrebbero anche approvare una moratoria sull'aborto, da lui definito "lo scandalo supremo della nostra epoca" e considerato alla stregua di un “omicidio” (1).

 

In seguito, il 14/01/2008 al Teatro Dal Verme di Milano egli riafferma che “l’aborto è un omicidio. Di più: che non esiste omicidio più perfetto dell’aborto…”, concetto ribadito su Il  Foglio (04/03/2008). Sempre dalle colonne de Il Foglio del 13 e 14/03/2008, il Sig. Ferrara apostrofa le donne che hanno abortito, o che intendano farlo, di “omicidio” (2), o le indica pubblicamente addirittura quali autrici di “strage”, di “shoah”, di “soluzione finale” (v. http://www.ilfoglio.it/direttore). Ciononostante, l’ambito discriminante della libera manifestazione del proprio pensiero e del diritto di critica viene, ed è stato, a parere della scrivente, ampiamente oltrepassato, sconfinando nel nostro codice penale.

I reati che, così stando le cose, paiono essere stati commessi dal Ferrara sono molteplici.

Si va dall’art.656 c.p. (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico), all’art.658 c.p. (Procurato allarme presso l’Autorità); dall’art.595, comma 3, c.p. (Diffamazione a mezzo stampa); all’art.660 c.p. (Molestia o disturbo alle persone).

Naturalmente sarà la Magistratura a decidere se, nei fatti illustrati, vi siano estremi di reato, e l’esatta qualificazione giuridica.

Qui di seguito cercheremo di indicare per sommi capi i motivi per i quali si ritiene di dover procedere penalmente nei confronti del Sig.Giuliano Ferrara.

1)       Art. 656 c.p. (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico)

Nella fattispecie, la “notizia falsa” è che l’aborto sia un “omicidio”, e che le donne che abortiscono contribuiscano a commettere una “strage”.

L'omicidio secondo l'articolo 575 del vigente codice penale consiste nel cagionare "la morte di un uomo".  L'art. 578 punisce "La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto...".

Pertanto, le leggi penali vigenti prevedono l'omicidio vero e proprio nel senso della morte procurata di un uomo, cioè di una persona (maschio o femmina) già venuta al mondo (3), da quando è uscita dalla sfera (riproduttiva) materna in poi; oppure di un neonato appena partorito, fino al caso estremo di un feto durante il parto (naturale).

Quindi, non è considerato, e non è (mai stato, neppure dal Codice penale prima della legge n.194/1978) omicidio l'aborto, neppure negli ultimi giorni della gravidanza, purchè precedenti le doglie.

Non si tratta, nel caso della “campagna” del Ferrara, di una libera manifestazione del proprio pensiero, in quanto egli accusa le donne che hanno interrotto la gravidanza (come è il caso della/e scrivente/i) o intendano abortire, come mandanti di “omicidio” e colpevoli di concorso in “strage”. Diverso sarebbe il caso se il Ferrara, o chi per lui, proponesse di riformare la legge attuale sull’I.V.G. (anzi, lo ha negato pubblicamente); oppure di riformulare l’art. 575 del codice penale; così come lo stesso art. 1 del codice civile. E, soprattutto, nelle more di queste eventuali riforme, se si limitasse a criticare la legislazione vigente, senza accusare pubblicamente, a destra e a manca, decine di migliaia di donne di omicidio e di strage, provocando così il “turbamento dell’ordine pubblico” di cui all’art.656 c.p.

2)       Art. 658 c.p. (Procurato allarme presso l’Autorità)

Date le stesse premesse di cui sopra, le pubbliche affabulazioni del Sig.Ferrara, che rimbalzano dalla carta stampata alla televisione, passando per la radio, pubbliche conferenze e comizi, amplificandosi fino a diventare ossessive, possono essere equiparate all’annunzio di pericoli (“omicidi perfetti”, “genocidio”), inesistenti, che possono suscitare – e di fatto suscitano - allarme presso l’Autorità. Vedasi il grave episodio di Napoli, quando il 12/02/2008, la polizia è intervenuta al Nuovo Policlinico, sul presupposto che si stesse perpetrando un “feticidio”, quando invece si trattava di una normale e regolare interruzione volontaria di gravidanza. In un clima diverso, non si sarebbe verificato un fatto così grave ed allarmante.

Addirittura, il Sig. Ferrara, parlando del suicidio del ginecologo Ermanno Rossi di Rapallo, afferma che “emergeva la realtà di un bambino ucciso per un reality”, che gli aborti sono “uccisioni seriali” , ecc. (v. Il foglio, 13/3/08).

3)       Art. 595, comma 3, c.p. (Diffamazione a mezzo stampa)

L’”altrui reputazione” è quella delle donne che hanno abortito, o lo hanno deciso, o stanno per farlo: in primis, la reputazione della/e scrivente/i. L'“offesa” consiste nell’attribuire una responsabilità omicidiaria a chi ne  è assolutamente, e senza alcun dubbio, esente. Il “fatto determinato” è l’aborto. L’offesa è stata ed è arrecata, quotidianamente, a partire dal 19/12/2007, a mezzo stampa e strumenti radio-televisivi.

4)       Art. 660 c.p. (Molestia o disturbo alle persone)

Le reiterate esternazioni pubbliche petulanti del Ferrara di cui sopra hanno arrecato molestia e disturbo alla/e scrivente/i, così come – si presume - a migliaia di donne come lei. Da quando è iniziata la campagna del Ferrara la scrivente soffre di disturbi del sonno, nonché di disappetenza. Per “petulanza” si intende – in genere - arroganza, presunzione, maleducazione, impertinenza, insolenza,  invadenza, insistenza, cioè tutto il contrario di riguardo, educazione, discrezione, riservatezza. Tutto ciò pare ravvisabile nella condotta del Ferrara.

*       *       *

Per tutto ciò premesso ed esposto, la/e Sig.ra/re/ine … …, rapp.ta/e e difesa/e dall’Avv. Sami Behare del foro di Milano, sporge/sporgono denuncia-querela nei confronti del Sig. Giuliano Ferrara, Direttore Responsabile del quotidiano Il Foglio, e per l’effetto

c h i e d e / chiediamo

che il Sig. Giuliano Ferrara venga perseguito ai sensi di legge, per i reati che la S.V. vorrà individuare nelle sue condotte sopra evidenziate; riservandosi fin d’ora di costituirsi parte civile nel procedimento eventualmente instaurando; e chiedendo di essere avvisata/e ex art. 408 c.p.p. in caso di richiesta di proroga termini e/o di archiviazione.

[Città], li [data]                                                                                 

 F.to: ……………………



1 Ferrara ha presentato l'invio della lettera all'ONU davanti al pubblico il 2 febbraio 2008 al Teatro Manzoni di Monza. Il testo integrale della sua prolusione è stato pubblicato su Il Foglio il 18 febbraio.

2 “Che le donne non siano assassine, ma l’aborto sia un omicidio, non l’ho detto solo io.”

3 V. anche art.1 Codice civile: "La capacità giuridica si acquista al momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all'evento della nascita".

Messo in luce da wonderely alle 20:36 di sabato, 29 marzo 2008


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Categorie del post: aborto, denuncia, legge 194

Vi propongo questo articolo, che potete visualizzare su questo sito.

FERRARA, DA OTTO E MEZZO A OTTO MARZO
di Jacopo Matano

Il direttore del Foglio riceve il placet di Fini per la corsa al Campidoglio ma uno stop alla lista autonoma. E dopo l' "autocandidatura" a ministro della Salute propone, per la giornata delle donne, una grande manifestazione contro l'aborto del suo movimento pro-life, "Per la vita e per le donne". E Casini propone una commissione d'inchiesta sulla 194.

Se c'è una cosa che Giuliano Ferrara ci ha insegnato, è che alle sue provocazioni non bisogna "cedere". Però bisogna "credere". Perché il giornalista ex pci, ex psi, ex ministro ed ora anche ex conduttore di Otto e Mezzo -visto che ha lasciato le dirette di La7 per scendere nella competizione elettorale- solitamente mette in pratica ciò che esterna con mediatica faciloneria.

Stavolta l'ha detta, e quindi la farà, grossa: sulla linea della sua nuova lista prolife, il direttore del Foglio annuncia che l'otto marzo, festa delle donne, organizzerà una manifestazione "per la vita". Contro l'aborto, per sostenere quella moratoria internazionale che da mesi sbandiera sul suo giornale come una conquista della civiltà.

Aspettando la piazza e sulla scia del caso di Napoli, la crociata antiabortista di Ferrara mira intanto a far sparire la sindrome di Klinefelter dalla lista delle malattie che legittimano l'interruzione di gravidanza a scopo terapeutico: "Ho fatto le analisi e ho chiesto a mia moglie di accendere un cero in Chiesa affinchè mi venga diagnosticata quella malattia", afferma Ferrara, "perchè sarebbe la prova che si può vivere, mentre un bambino alla ventunesima settimana è stato raschiato via". Al giornalista, che nei giorni scorsi aveva descritto nei particolari i sintomi di cui soffrirebbe -testicoli piccoli e mammelle ingrossate fin dalla nascita- risponde sul Corriere della Sera il ginecologo radicale Silvio Viale, che fa notare come l'aborto terapeutico, nel caso specifico di questa malattia, viene ammesso "per grave rischio psicologico e fisico della madre", e non del bambino. Che in ogni caso, a causa dell'assetto cromosomico alterato, può nascere con ritardi mentali e sviluppare malformazioni ossee. Ma l'ex ministro, nel frattempo, se la prende anche con Luciana Littizzetto, che nella puntata di Che Tempo Che Fa di ieri faceva notare ironicamente come il Vaticano si scandalizzi sulle scene piccanti di Caos Calmo quando il vero scandalo è da cercarsi nell'irruzione della polizia al Policlnico partenopeo. La Littizzetto e Fazio "sono la regina e il re del buonumore serale televisivo, specie la domenica", arringa Ferrara. "Siccome hanno molta grazia, consiglio loro di informarsi meglio su quel che è successo a Napoli, al Nuovo Policlinico". E continua: "Lì è stato abortito, cioè ucciso, un bambino di ventuno settimane, e solo perché malato di una sindrome comune e curabile. Questa è l'unica notizia sicura".

In barba alle verifiche già effettuate e alla constatata regolarità dell'intervento di interruzione di gravidanza, Ferrara continua sulla sua strada. E alla proposta, lanciata nei giorni scorsi da lui stesso, di pubblicare una foto che testimoni il suo problema con la Klinefelter, il passaparola nei blog ha già dato una dura risposta: pare che nessuno senta il bisogno di questa "conferma".

Sul piano politico, le esternazioni del giornalista vanno di pari passo con il tentativo -più volte reiterato e forse, dopo il placet di Fini, vicino alla conclusione- di candidarsi a Roma con il partito del Popolo delle Libertà. L' "Elefantino" vola alto: "la mia lista nei sondaggi è già a quota 6-7%", annuncia, anche se, confessa, per la corsa alla Capitale "è molto probabile che vinca Rutelli".

Se le riserve del Pdl verranno sciolte presto, l'annunciata corsa al ministero trova nell'Udc delle riserve. A dir poco strumentali. Pier Ferdinando Casini, che critica l'autocandidatura alla Sanità dell' "amico Giulianone", e afferma che "non saranno le questioni della vita a dargli la patente di buon amministratore", lancia contestualmente dal divano di Porta a Porta la proposta di una commissione di inchiesta sulla legge 194, "non per metterla in discussione", assicura, ma per "indagare sull'inattuazione di alcune parti della legge". E così il leader dell'Udc sostiene che non è la battaglia ideologica che fa un buon ministro, ma contemporaneamente propone di assegnare quello che è il compito di un buon ministro, cioè la verifica della corretta applicazione di una legge, ad un organo parlamentare e politico.

Al di fuori della sfera elettorale, resta la provocazione di chi vuole violentare l'otto marzo a cento anni esatti dall'evento simbolico che tradizionalmente identifica le ricorrenze della giornata internazionale delle donne (l'incendio nella fabbrica tessile in cui morirono 146 operaie), con quella che annuncia come "una manifestazione per la vita e per le donne". E in molti sperano che Ferrara, sindrome di Klinefelter o no, sia almeno allergico alle mimose.

 

Grazie mille caro Ferrara: hai proprio ragione! Abolendo l'aborto sicuramente garantirai la salute delle donne! Peccato che non ti sei fermato a pensare che vietando l'aborto non risolverai assolutamente niente, perché le donne torneranno a rivolgersi agli aborti clandestini. Risultato: oltre alla perdita di quello che tu chiami bambino (che in realtà si dovrebbe chiamare feto) avremo anche la perdita della donna. Complimenti! È proprio così che garantirai la salute fisica e psicologica della donna: facendola ricorrere a un macellaio che oltre a raschiarle l'utero, come dici tu, quasi sicuramente le raschierà via anche la vita!

Una proposta io ce l'avrei (forse tu non ci sei arrivato): lezioni di educazione sessuale ai giovani con la spiegazione di tutti i metodi contraccettivi, oppure obbligare i medici a prescrivere la pillola del giorno dopo (perché questa evita la gravidanza), e anche emanare leggi più severe contro gli stupratori (visto che gli stupri possono causare gravidanze indesiderate).

Forse per garantire la salute delle donne sarebbe meglio evitare che esse vengano stuprate, picchiate o uccise in famiglia, oppure appena mettono piede fuori di casa, no? L'8 Marzo dovrebbe essere dedicato alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, non a questa inutile e ipocrita campagna contro la 194. Però come dice anche Einstein, la stupidità delle persone è infinita... 

Messo in luce da wonderely alle 13:25 di mercoledì, 20 febbraio 2008


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Categorie del post: italia, aborto, date importanti, stupro, violenza sessuale, la mia opinione, legge 194

 

È giunto il momento di parlare della nostra libertà, donne! È giunto il momento, perché qui in Italia si sta mettendo in discussione una legge, che ha ormai 30 anni, che garantisce il diritto alla LIBERA MATERNITÀ, ovvero la legge 194 del 1978 sull’aborto.

Essendo l’Italia il Paese dell’ipocrisia e dell'influenza cattolico-fascista del Vaticano, non poteva che succedere questo: Giuliano Ferrara