Eccomi!

Importante!

News

Amnesty Donne

Letture

Edicola

Argomenti

Da visitare

Per non dimenticare

Statistiche

Credits

Vi propongo una notizia internazionale. Ultimamente mi sono occupata spesso della situazione italiana, viste le ultime vergognose sparate in materia di violenza sulle donne, ma da oggi ricomincerò a parlare anche della situazione internazionale. Il coraggio delle donne va messo in evidenza in qualsiasi frangente. Purtroppo le gesta nobili e coraggiose di molte donne passano nella maggior parte dei casi sotto silenzio. LA STORIA NON LA FANNO SOLO GLI UOMINI.

L'articolo che segue è stato scritto da un mio amico, Federico Bastiani, tratto da Volontari per lo Sviluppo del giugno 2008. Buona lettura.

LE DONNE ROCCIA

Mentre Mugabe spende un milione di euro per la sua festa di compleanno, lo Zimbabwe cola a picco con un'inflazione del 100 mila%, le recenti elezioni non hanno ancora stabilito il leggittimo presidente e un movimento di donne coraggiose, bianche e nere insieme, rilancia la lotta per un paese vivibile.

Lo Zimbabwe è tornato a far parlare di sé grazie alle recenti, incerte elezioni politiche che ancora non hanno determinato quale sia il presidente legittimato a guidare il paese. Il vecchio liberatore e despota Mugabe o il democratico Tsvangirai? Nel paese è in atto una crisi economica che lo sta lentamente uccidendo. Le cifre ufficiali sull'inflazione parlano del 100.000%, ma è difficile stabilirlo con precisione. Quel che è certo è che nessun altro Stato al mondo ha un'inflazione del genere. La crisi economica ha raggiunto livelli così preoccupanti che la forma di scambio più conveniente è il baratto. Ma non solo. Libia e Kuwait, fornitori storici di petrolio dello Zimbabwe, hanno chiuso i rubinetti perché il paese è insolvente. La scarsità di petrolio è diventata un business, noto come fuel for sex: giovani ragazze offrono prestazioni sessuali in cambio di taniche di benzina da 20 litri, che rivendono poi ai camionisti. E intanto l'Hiv si diffonde in modo preoccupante, 3 mila morti ogni settimana.

Un presidente re

Com'è possibile che lo Zimbabwe, un tempo granaio d'Africa, stia affamando la propria gente mentre il suo ex presidente Robert Mugabe ha speso un milione di euro per festeggiare l'83° compleanno? Lo domandiamo a Jenny Williams, una delle fondatrici di Women of Zimbabwe arise (Woza), tra le poche organizzazioni che sono ostinatamente disposte a scendere in strada per protestare contro la distruzione del proprio paese. "Mugabe si è scordato in fretta da dove proviene, delle sue teorie marxiste, una volta preso il potere si è trasformato, diventando un tiranno dittatore". Nel 2002 il presidente ha attuato la riforma agraria espropriando con la violenza le terre detenute dai bianchi per ridistribuirle agli autoctoni. "È vero, le terre sono state ridistribuite alle persone di colore, ma quelle dell'entourage del presidente..." dice Jenny. E la produzione di tabacco, una volta fiore all'occhiello dell'economia dello Zimbabwe, è crollata a picco perché i coltivatori che sono arrivati non avevano né i mezzi né le conoscenze per portare avanti un'agricoltura sviluppata.

Resistenza nonviolenta

Mugabe non accetta critiche e accusa i paesi occidentali di aver attuato un embargo che ha costretto il paese alla fame. In realtà l'embargo è solo nei confronti dell'entourage del presidente, al quale è stato vietato l'ingresso in alcuni Stati europei e l'esportazione di denaro all'estero. In questo clima, protestare è l'unica arma possibile. Jenny Williams è stata arrestata già 18 volte, a causa delle proteste organizzate dal suo gruppo. "Noi lo chiamiamo 'amore duro', perché amiamo abbastanza il nostro paese da accettare di essere arrestate e picchiate". Le donne del Woza si ispirano al movimento per i diritti civili negli Usa, alle proteste contro l'apartheid del Sudafrica, e alla resistenza nonviolenta di Gandhi. Perciò pregano, sfilano in corteo e regalano rose cui sono legati messaggi di pace. Dicono di trarre coraggio da uno slogan anti-apartheid: "Colpire una donna è come colpire una roccia". Quando la polizia interrompe le loro attività, obbediscono quietamente, per svergognare con il loro coraggio silenzioso coloro che maltrattano donne che potrebbero essere le loro madri, figlie e sorelle. (Nella foto donne che hanno subito violenza per le loro manifestazioni, ndr)

 

Il movimento Woza
Jenny divenne una figura pubblica 5 anni fa, quando il governo dello Zimbabwe cominciò a requisire le fattorie dei bianchi per ridistribuirle a neri privi di terra. L'Unione commerciale degli agricoltori dello Zimbabwe la ingaggiò come portavoce ed esperta in pubbliche relazioni. Da allora è divenuta un'attivista nonviolenta, il solo viso bianco in un gruppo di donne povere e nere. Jenny ha dovuto chiedere a marito e figli di lasciare il paese per motivi di sicurezza. "Ho chiesto un 'permesso' di tre anni dal mio essere moglie e madre. È stata dura, ma mi hanno sostenuta. Hanno capito che cerchiamo di rendere lo Zimbabwe di nuovo vivibile". Il Woza non si limita a protestare ma propone soluzioni concrete, come quando ha indirizzato una lettera al Ministro dell'Industria e del Commercio indicando alcune vie per risolvere la crisi economica; appello rimasto inascoltato. "Al Governo fa comodo questa situazione perché si arricchisce grazie al mercato nero".

Corruzione e contrabbando
Ormai tutta l'economia si muove attraverso canali non convenzionali, perfino il contrabbando di diamanti, nonostante la nazionalizzazione delle miniere, è divenuto un business che coinvolge calciatori, politici, generali, uomini d'affari stranieri e persino il personale dell'Onu, come ha denunciato il reporter Peter Moyo. Il 29 marzo il paese è stato chiamato alle urne e, in un contesto di corruzione dilagante dove Mugabe ha corrotto chiunque per ottenere voti, il 50,3% conseguito dai leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai è indicatore del malcontento diffuso nel paese. Mugabe ha ordinato di ricontare i voti perché ritiene che l'opposizione abbia truccato i risultati in 21 seggi, Tsvangirai afferma invece che questo è un sistema per ribaltare l'esito del voto. Le premesse non sono buone, ma Jenny Williams non perde l'ottimismo e il buonumore. Ricorda sorridendo quando, nel 2005, la casa dove si teneva una riunione non autorizzata del Woza fu circondata dalla polizia. Jenny è uscita fuori e ha salutato gli ufficiali di polizia, che - grazie alla ventina di arresti - conosce bene. Il sergente l'ha accusata di aver partecipato a una riunione vietata. Jenny ha risposto che si trattava di una veglia di preghiera. "Ah sì?" ha detto ironico il sergente, "e per chi stavate pregando?". "Per te", ha risposto Jenny. Quella sera nessuno è stato arrestato.

Messo in luce da wonderely alle 14:42 di martedì, 24 giugno 2008


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (35)
Categorie del post: testimonianze, non violenza, libertà, maltrattamenti, zimbabwe, notizie internazionali, aggressione, hiv / aids

Vi ricordate tutti la famosa lettera della Carfagna in cui parla di violenza domestica dicendo che la famiglia è un luogo sicuro e tutte le altre palle? Bene, a questa lettera sono stati lasciati molti commenti (io ne ho lasciati due esprimendo il mio più totale dissenso e chiedendole di dimettersi): alcuni però sono davvero esilaranti, quindi ci tengo molto a confutarli tutti, perché non è possibile giocare su un argomento così delicato come la violenza sulle donne. Prima di iniziare però ci tengo a fare una precisazione:

Questo post è dedicato SOLO ED ESCLUSIVAMENTE a chi dice e pensa ste stupidaggini, ai maschilisti di merda e a tutti gli uomini che si sono permessi nella loro vita di far del male a una donna.


Mi dispiace alzare i toni, ma in questi casi è INEVITABILE. Iniziamo:

 

Il Governo ha fatto bene ad eliminare i fondi per i "centri antiviolenza",per la quasi totalità dei casi queste organizzazioni pagate con i soldi della collettività sono esclusivamente una copertura per i ricatti sessuali e una fonte di guadagno per molte nullafacenti (nulla togliere agli stupri reali naturalmente ).
E' ORA DI FINIRLA CON QUESTA FARSA DEI "DIRITTI DELLE DONNE", le donne non sono al centro del mondo.
Sarebbe ora, quindi, che scendessero anche giù dal piedistallo in quanto in questa società ci vivono anche gli altri che spesso non sono neanche considerati.
Al di la di atteggiamenti lobbystici, quindi, non sarebbe il caso di considerare anche leggi che difendano per esempio i "DIRITTI DEI PADRI SEPARATI", o "IL DIRITTO DI DIFESA DELLA PERSONA UOMO O DONNA CHE SIA" punendo in modo esemplare non solo lo stupratore, ma anche le donne che usano la scorciatoia "del sesso" o intentano "finte molestie" per ricattare oppure farsi mantenere dal prossimo ????

ANDREA BIANCHI

Cominciamo dai centri antiviolenza perché in questo commento sono state fatte affermazioni che assomigliano più a delle calunnie. I centri antiviolenza aiutano DAVVERO le donne maltrattate (E NON SI TRATTA SOLO DI STUPRI!!!!). Questi centri le hanno sapute accogliere e dar loro una protezione, quando tutti gli altri gli hanno voltato le spalle. Le parole di questo “signore” sono una GRANDISSIMA OFFESA per tutte le persone che in quei centri ci lavorano ogni giorno. A tutti quelli che dicono o pensano queste cose vorrei proprio dire: Non buttate merda sul lavoro e l’impegno degli altri perché non avete niente di meglio da dire e perché siete dei frustrati maledetti.

Mi sembra sacrosanto che anche i padri separati debbano avere dei diritti, ma non capisco perché i diritti delle donne diventino una farsa: cosa c'entra una donna maltrattata con un padre che non può vedere i suoi figli? Anche la punizione per ogni reato è OVVIA: come ho sempre detto, qualsiasi violenza deve essere punita, non solo quella sulle donne. Le femministe lottano per i diritti delle donne, ma mica sono cieche per tutto il resto!

Lo sappiamo anche noi che ci sono delle donne che si inventano molestie e ricattano gli uomini: per fortuna le fette di salame sugli occhi non le abbiamo e infatti per queste stronze è più che logico chiedere una punizione adeguata! Ma non è giusto che per colpa di queste qui ci debbano andare di mezzo tutte le altre che soffrono veramente e che subiscono VERAMENTE stupri e violenze.

E poi chi si è messo sul piedistallo? Di certo non le femministe. Sul piedistallo ci stanno da sempre le persone che non meritano di starci, come per esempio la (dis)onorevole Carfagna. Vediamo come una donna che subisce violenza sta sul piedistallo: è già tanto se riesce a mandare in carcere il marito, figuriamoci se può permettersi di stare sul piedistallo. Vediamo come una donna violentata sta sul piedistallo, con tutta la sofferenza che si porta dentro! Ma andiamo avanti, il “bello” deve ancora venire…



BRAVA MINISTRA CARFAGNA,
SONO D'ACCORDO CON LEI NEL SOSTENERE CHE OCCORRE UNA POLITICA A SOSTEGNO DELLA FAMIGLIA, E SOPRATTUTTO A SOSTEGNO DEL RISPETTO E DELLA VALORIZZAZIONE RECIPROCA TRA MASCHI E FEMMINE.

NEGLI ULTIMI DECENNI, I RAPPORTI TRA I GENERI SONO PEGGIORATI CON LA COMPARSA DEL FEMMINISMO. LE FEMMINISTE CON IL LORO ATTEGGIAMENTO EGOCENTRICO E DENIGRATORIO HANNO ROVINATO LA NOSTRA CIVILTA A COMINCIARE DALLA FAMIGLIA E DAI RAPPORTI INTERPERSONALI IN QUANTO IL LORO ODIO VERSO IL GENERE MASCHILE SI MANIFESTA CON IL DIVORZIO E L'ABORTO. LE FEMMINISTE HANNO CREATO LEGGI APPOSTA X FAVORIRE LORO STESSE ED ARRICCHIRSI A SPESE DEL PROSSIMO. CREANDO PROFONDO DISAGIO A DONNE E UOMINI CHE CREDONO NELLA FAMIGLIA E NEL RISPETTO RECIPROCO.

DOPO DECENNI DI POLITICA DI SINISTRA DOBBIAMO LIBERARCI DI QUESTO CANCRO SOCIALE

ANDREA BIANCHI

Le femministe sono un cancro sociale? Se una donna chiede diritti e parità diventa un cancro sociale? Una donna che non vuole essere relegata al ruolo di madre e moglie, una donna che non vuole subire violenza in famiglia è un cancro sociale? Una donna che vuole il divorzio è un cancro sociale? Gli uomini il divorzio non lo chiedono mai? Ma che razza di cazzate sono queste? 
Sapete quali persone sono un vero e proprio cancro sociale? Quelle come la Carfagna, che difendono la famiglia, sapendo bene che è il luogo in cui avvengono le peggiori violenze contro le donne. Sono le persone che davanti a una donna violentata hanno il coraggio di dire “se l’è cercata”. QUESTI SONO VERI E PROPRI CANCRI SOCIALI!

Le femministe vogliono arricchirsi a spese del prossimo? Ma questo da che pianeta viene? L’ha studiata un po’ di storia del femminismo oppure (come sempre) si basa su stupidi pregiudizi? Le femministe sono state le prime a pretendere di avere le stesse opportunità degli uomini, a pretendere di LAVORARE ed essere INDIPENDENTI! Il vero femminismo non vuole sottomettere gli uomini (perché sarebbe una violenza anche questa) e soprattutto non odia il genere maschile! Quante volte lo dobbiamo ripetere? Noi odiamo i maschilisti e lasciatemi dire che c’è una bella differenza tra uomo e maschilista (di merda). Se vogliamo parlare di quelle che si approfittano e vogliono arricchirsi, parliamone, ma non diciamo che sono femministe: quelle stanno proprio agli antipodi del femminismo!

E poi basta con sta storia dell’aborto: avete stancato! Una donna non va ad abortire perché si diverte. Una donna soffre tremendamente nel decidere di abortire. Ma chi vi credete di essere per sputare tutte queste sentenze, per parlare ancora prima di conoscere? Cosa ne potete sapere voi di quello che prova una donna che abortisce? Un bel niente! Quindi non permettetevi di dire cazzate colossali. Avete visto che fine ha fatto il vostro tanto amato Ferrara? Per fortuna in tanti si sono accorti che è solo un falso ipocrita. Il teatrino della difesa della vita non attacca! Sul palcoscenico tutti sorridenti per difendere la vita, dietro le quinte le donne muoiono per gli aborti clandestini. Avete stancato con tutta questa ipocrisia! Cito qui una frase bellissima delle femministe inglesi riguardo l’argomento: “Il 77% degli antiabortisti sono uomini, il 100% di loro non resterà mai incinta”. Detto questo, detto tutto. E ora l’ultima oscenità:



IL NOSTRO PAESE SI STA RIEMPIENDO DI PROSTITUTE,
IN QUESTI GIORNI A TARANTO I CARABINBIERI HANNO ARRESTATO MADRE E FIGLIA X AVER E TENTATO DI ESTORCERE DENARO AD UN UOMO CON LE MOLESTIE SESSUALI. QUANDO NON CI RIESCONO, MOLTE SI FANNO METTERE INCINTA DAL PRIMO CHIUNQUE E TI RICATTANO DIETRO I FIGLI, OPPURE UTILIZZANO IL DIVORZIO.
DI STORIE SIMILI NE ESISTONO UN INFINITA', E MALGRADO CIO' VOI SIETE ANCORA QUA' AD ALIMENTARE QUESTO CLIMA DI CACCIA ALLE STREGHE CONTRO I MASCHI E A PARLARE DI DONNE MALTRATTATE?????
LA REALTA' VOI LA IMPONETE AL PROSSIMO SOLO COME LA VOLETE VOI....
MA VERGOGNATEVI....
BIANCHI ANDREA

Bene, forse questo …(non mi esprimo) non lo sa che tantissime prostitute sono OBBLIGATE, SCHIAVIZZATE E COSTRETTE a prostituirsi??? Come sempre la colpa è delle prostitute (che addirittura sarebbero un pericolo per la moralità) e non dei clienti o degli sfruttatori: e no, loro sono uomini e hanno i loro bisogni! FATEMI IL FAVORE! E poi di nuovo, come sempre, si nega la violenza sulle donne dicendo che ce ne sono altre che commettono reati. LO SAPPIAMO BENISSIMO! Ma sono due cose nettamente diverse! Non si può negare la violenza sulle donne in questo modo. Per colpa di donne disoneste non ci possono andare di mezzo tutte le altre! E la stessa cosa vale per gli uomini: per colpa di maschilisti violenti non ci possono andare di mezzo tutti gli altri, che non si permetterebbero MAI E POI MAI di mettere le mani addosso a una donna. Non c’è nessuna caccia alle streghe contro i maschi: ma li vedete i fatti o no? Non ci inventiamo niente! Non stiamo distorcendo la realtà! Manipolano la realtà le persone che fanno credere che solo gli stranieri stuprano e gli italiani sono dei santi o le persone che dipingono la famiglia come un luogo sacro e sicuro, senza vedere che è proprio lì che avviene la maggior parte delle violenze sulle donne! Così si distorce la realtà!


Io sono allibita: quest’uomo (e tutti quelli come lui!!!) dovrebbe VERGOGNARSI per le cazzate che ha osato scrivere. Io credo che queste parole siano di una GRAVITÀ estrema perché sono l’ennesima presa per il culo per le donne che subiscono violenza e anche per chi tutti i giorni le aiuta costantemente.

In Italia ogni giorno ci sono almeno 200 stupri VERI (non inventati per ricattare chissà chi), una donna su tre subisce violenza VERAMENTE e la maggior parte di queste violenze avvengono nel nucleo famigliare. Chi difende la famiglia si mette dalla parte della violenza, PUNTO E STOP. Le cose stanno così, la realtà è questa: che vi piaccia oppure no.

Ci sono donne che vengono prese a calci e pugni, stuprate in famiglia dai loro stessi parenti, basta picchiare o violentare per questi brutti bastardi. Tanto per sta gente di merda sopraffare una donna è semplice come bere un bicchier d’acqua. Siete solo dei vigliacchi: non siete capaci di sostenere un dialogo verbale e quindi vi mettete a picchiare perché solo così potete far valere le vostre schifosissime ragioni! Soltanto con le mani al collo o un pugno in faccia riuscite a parlare. Pensate di farvi valere e sottomettere una donna violentandola. SCHIFOSI PEZZI DI MERDA!

Se non siete capaci di riconoscere che una donna su tre subisce violenza perché non avete le palle per farlo, sono solo problemi vostri. C’è gente che è capace di vedere la realtà e lotta contro questi abusi, che sono considerati delle vere e proprie violazioni dei diritti umani (e non mi riferisco solo all’Italia ma a tutto il mondo)!

Non è normale picchiare una donna perché è tua moglie. Non è normale impedire a una donna di uscire e di vedere le amiche o i parenti perché è tua moglie. Non è normale minacciare di morte una donna perché è tua moglie. Non è normale violentare una donna perché porta la minigonna. Ok? Ficcatevi in testa che le donne NON sono proprietà degli uomini. Nessuna violenza perpetrata nei loro confronti è normale. Se un uomo si incazza e picchia sua moglie è un CRIMINALE (e notate bene che ci sono quelli che picchiano anche se non sono incazzati: picchiano perché gli piace farlo). Non è colpa della donna perché “chissà cosa gli ha detto” oppure “chissà cosa ha fatto”.

Basta con queste cazzate! Basta mancare di rispetto a chi soffre! Basta fare i maschilisti schifosi perché non avete niente di meglio da fare! Basta sputare veleno sui medici, gli psicologi e tutte quelle persone che aiutano le donne ogni giorno mettendoci tutta la solidarietà e la voglia possibili!

Noi donne non ci facciamo mettere i piedi in testa da quattro maschiacci violenti e presuntuosi che pensano di essere superiori soltanto perché sono nati con il pene.

Ne ho abbastanza di sta gente senza cervello che nega perfino l’evidenza piuttosto che ammettere la verità. Siete voi dei cancri sociali, non le persone che difendono i loro diritti e le loro libertà!

Ci sono donne che hanno pagato CON LA VITA il prezzo della libertà. Ammazzate per strada dagli ex mariti, ammazzate nelle loro stesse case davanti agli occhi impotenti e terrorizzati dei loro bambini, ammazzate perché volevano essere LIBERE dalla violenza. Picchiate, violentate, torturate e uccise perché donne e quindi ritenute inferiori.

A tutto c’è un limite. Qui il limite è stato di gran lunga superato.

LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA NON SI PRENDONO IN GIRO!

NON SI NEGA LA SOFFERENZA PERCHÉ VI FA COMODO!

IL CERVELLO CE L'AVETE! USATELO QUALCHE VOLTA!

Messo in luce da wonderely alle 11:43 di martedì, 17 giugno 2008


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (26)
Categorie del post: italia, uomini, aborto, molestie, libertà, maltrattamenti, violenza domestica, prostituzione, stupro, violenza sessuale, la mia opinione, parità, stereotipi, femminicidio, discriminazione sessuale, centri antiviolenza, violenza di genere

La violenza sulle donne, come già detto e sottolineato in precedenza, non è solo violenza fisica. Esistono altri tipi di violenze che non lasciano segni evidenti sul corpo, ma che sono lesivi della persona tanto quanto i maltrattamenti fisici. In questo post mi soffermo sulla violenza psicologica e sulla violenza economica (che viene spesso inserita nella violenza psicologica): le informazioni sono state reperite dal sito del Centro Antiviolenza Artemisia. I dati invece sono tratti dal documento ufficiale ISTAT 2006.

 

LA VIOLENZA PSICOLOGICA

La violenza psicologica accompagna sempre la violenza fisica e la prepara anche quando non degenera verso questo tipo di maltrattamento. Il messaggio che passa attraverso il maltrattamento psicologico è che chi ne è oggetto è una persona priva di valore. Ciò induce in qualche modo chi lo subisce ad accettare in seguito anche comportamenti violenti. Si tratta spesso di atteggiamenti che si insinuano gradualmente nella relazione e finiscono così con l’essere accolti dalla donna, al punto che spesso essa non riesce nemmeno a vedere quanto le siano dannosi e insidino la sua identità.

Allo stesso tempo il maltrattamento psicologico procura una grande sofferenza, e parte del dolore provato dipende dal non riuscire a dare un nome a questo stato di grave disagio: la donna continua a sentirsi confusa e sofferente, ma senza capirne il perché. Per questa ragione è sempre importante con le donne parlare e indurle a esplicitare quello che sta succedendo, perché possono non rendersi conto che quello che stanno subendo è un vero e proprio maltrattamento. Le tipologie e le modalità di maltrattamento sono molteplici, di seguito ne abbiamo identificate sei delle più comuni. 

  • svalorizzazione (ad es. convincere la donna che non vale niente, dirle che è sessualmente inadeguata, sminuirla nella sua femminilità, offenderla, dirle che è stupida, che non capisce niente, critiche continue, distruzione delle amicizie ecc..)
  • trattare come un oggetto (ad es. richiesta di cambiare il proprio aspetto fisico, manipolare lo stato psichico della donna, maniacale ossessività, controllo di dove va la donna e cosa fa, gelosia eccessiva, costringere ad avere rapporti sessuali)
  • eccessiva attribuzione di responsabilità (ad es. nell’organizzazione del menage familiare, accusarla delle difficoltà dei figli, costringerla a farsi carico di tutte le spese familiari ecc..)
  • indurre senso di privazione (ad es. privazione di contatti sociali, indurre ansia e insicurezza sul futuro, privazione dei rapporti con la famiglia d’origine ecc..)
  • distorsione della realtà oggettiva (ad es. critica continua alla visione del mondo della donna, negazione dei sentimenti delle donne, far sentire in colpa la donna perché rifiuta i rapporti sessuali, cercare di far sembrare normali gravi maltrattamenti e abusi ecc…)
  • paura (ad es. minacce di percosse, rompere oggetti, sbattere porte, minacce di togliere i figli, minacce di morte, imprevedibilità ecc…)

La violenza psicologica può portare alla morte tanto quanto la violenza fisica, perché distrugge l'autostima della persona che ne è vittima.

Le donne che hanno sperimentato comportamenti di violenza psicologica da parte del partner attuale sono spesso vittime di violenza fisica o sessuale. Fatte 100 le donne che hanno subito violenza fisica e sessuale dal partner, il 90,5% ha subito anche violenza psicologica. Nel 50,4% dei casi si verifica violenza fisica associata a quella psicolgica, nel 26,8% (ma soprattutto nel caso degli ex mariti) si verificano contemporaneamente i tre tipi di violenza.

Ora vediamo in che modo la violenza psicologica viene perpetrata:

Isolamento 46,7%
Controllo 40,7%
Violenza Economica 30,7%
Svalorizzazione 23,8%
Intimidazione 7,8%


LA VIOLENZA ECONOMICA

Per violenza economica si intende ogni forma di privazione o controllo che limiti l’accesso all’indipendenza economica di una persona. Vi sono inclusi comportamenti quali:

- privare delle informazioni relative al conto corrente e alla situazione patrimoniale e reddituale del partner

- non condividere le decisioni relative al bilancio familiare 

- costringere la donna a spendere il proprio stipendio nelle spese domestiche

- non dare informazioni sullo stipendio

- non dare soldi o garanzie senza fornire le informazioni rispetto ai rischi e alle procedure di rivalsa,

- costringere a fare debiti

- tenerla in una situazione di privazione economica continua

- intestare tutti i beni a nome proprio o a nome dei propri familiari per impedire ogni accesso legale ai beni comuni.

- rifiutarsi di pagare un congruo assegno di mantenimento o costringere la donna a umilianti trattative per averlo

- licenziarsi per non pagare gli alimenti

- costringere a firmare contratti

Inoltre, molte donne vengono costrette a rinunciare al proprio lavoro per seguire la famiglia: in questo modo, non avendo uno stipendio, diventano del tutto dipendenti dal loro compagno, ed è quindi molto più facile che si verifichi questo tipo di violenza. Cliccando QUI potete leggere la testimonianza di una donna che ne è stata vittima.

 

Entrambi i tipi di violenza non sono ancora oggi riconosciuti come reati e quindi restano impuniti, soprattutto perché è più difficile individuare la violenza. Molte donne vittime di violenza psicologica, per esempio, non si rendono nemmeno conto di esserlo.

Un consiglio però si può comunque dare: se il vostro compagno/marito vi fa sentire male, vi svalorizza, vi impedisce di vedere vostri amici e/o parenti (o tutto quello che viene elencato nel post), non pensate che sia giusto, non pensate che "è normale". Nessuno ha il diritto di dirvi quello che dovete o non dovete fare. Voi siete padrone della vostra vita, nessun altro vi può comandare o farvi sentire delle nullità. Nei centri antiviolenza il personale specializzato può aiutarvi anche in questo senso. Come ho sempre detto: l'aiuto è a portata di mano, non abbiate timore.

Messo in luce da wonderely alle 10:03 di venerdì, 13 giugno 2008


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (18)
Categorie del post: testimonianze, dati, libertà, maltrattamenti, violenza domestica, persecuzione, la mia opinione, violenza psicologica, centri antiviolenza, violenza economica

Interrompo momentaneamente l’argomento della violenza sulle donne in Italia e del taglio dei fondi ai centri antiviolenza, per parlare di un argomento molto delicato: la tratta delle donne, vendute come prostitute e vittime di terribili violenze.

Vi propongo la storia di una ragazza che giovanissima è stata fatta schiava e portata in Italia, successivamente c’è un breve sunto con alcuni dati e un po’ di storia. Mi sono basata su una fonte segnalatami da Lorenza, che ringrazio, e che potete visitare tutti QUI (unico avvertimento: è scritta in francese, io l’ho tradotta per voi, riassumendola un po').

 

Il solo ricordo che Nita custodisce del giorno in cui i militari serbi l’hanno strappata dalla sua casa, a Pristina, per condurla in un campo dove l’hanno violentata è che faceva freddo e il suolo era ricoperto di neve. Non si ricorda se è stato prima o dopo il Natale 1996, l’anno in cui i combattimenti sono scoppiati tra le forze serbe e l’Armata di liberazione del Kosovo. Ha vissuto tali orrori negli ultimi dieci anni che il suo spirito, lei dice, è del tutto scombussolato. Nel 1996, Nita aveva 18 anni, era sposata e madre di una bambina di 8 mesi, e viveva vicino a suo padre, vedovo, e a sua sorella di 7 anni. I miliziani che sono andati a cercarla hanno preso anche la bambina e condotto suo marito, Milau, e suo padre in un altro campo. Per quattro giorni Nita è stata violentata ripetutamente insieme ad altre sette donne, prima di essere messa in una macchina e abbandonata vicino alla frontiera albanese. Nita ha cercato la sua famiglia con la collaborazione di un uomo che diceva di volerla aiutare: in realtà, l’ha trascinata su una barca, dove c’erano molte altre donne, l’ha tramortita e portata in Italia. Si è ritrovata infine a Torino, in un appartamento della periferia. Le altre donne che erano rinchiuse lì hanno appreso di essere state schiavizzate, vendute come prostitute a una rete di sfruttatori italiani e albanesi. Per sei anni, prima in un appartamento dove era tenuta prigioniera, poi per strada, Nita ha subito dei rapporti sessuali ogni notte, sette giorni su sette, con almeno una decina di uomini. Quando non riusciva ad attirare abbastanza clienti, uno degli uomini che dirigevano la tratta la picchiava. Non parlava l’italiano, non sapeva bene dove si trovava e viveva nella paura e nell’ignoranza. Una volta ha persino provato a fuggire, ma questo le è servito solo ad essere riempita di botte. Poi, un giorno la fortuna ha girato: per puro caso è salita in macchina di un uomo che affermava di avere conosciuto Milau e di aver sentito dire che era partito per la Gran Bretagna. Le ci è voluto un mese per potersi fidare di lui e alla fine ha accettato di viaggiare da clandestina attraverso l’Europa in un camion di sigarette. In Inghilterra ha finalmente ritrovato il marito, ma quando questi è venuto a conoscenza della sua vita trascorsa sulle strade, non l’ha potuto sopportare e l’ha buttata fuori di casa: era incinta di tre mesi. I servizi sociali l’hanno mandata in una casa di periferia dove ha potuto attendere la nascita del suo bambino.

Per l’Organizzazione Internazionale per le migrazioni (IOM), il traffico di esseri umani è “la forma più minacciosa dell’immigrazione irregolare in ragione della sua ampiezza e complessità crescenti, poiché ingloba le armi, la droga e la prostituzione”. Per l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), si tratta della forma di crimine organizzato che conosce l’espansione più rapida del mondo. È impossibile procurarsi delle cifre affidabili. I responsabili dell’Organizzazione Internazionale del lavoro (BIT) stimano che ogni anno vengono venduti dai 700 mila ai 2 milioni di donne e bambini e che questo traffico alimenta un’industria i cui profitti oscillano tra i 12 e i 17 miliardi di dollari per anno. Secondo le Nazioni Unite, si contano oggi 127 paesi fonte – principalmente in Asia e nell’Europa dell’Est – che forniscono un grande numero di prostitute, e 137 paesi destinatari.

Una cosa è certa, il traffico di donne e di bambini avviene secondo le classiche modalità della schiavitù: rapimento, false promesse, trasporto in un luogo sconosciuto, perdita della libertà, sevizie sessuali, violenze e privazioni. Le vittime vengono isolate, sottomesse a pressioni fisiche o psicologiche, rese dipendenti dalla droga e dall’alcool. Le vittime del traffico, anche se sono consenzienti alla partenza, continuano ad essere sfruttate dai trafficanti al loro arrivo. Successivamente vendute a diversi acquirenti in un lungo ciclo di violenze, queste donne fanno eccellenti guadagni: i profitti che generano sono enormi, i rischi di farsi arrestare sono limitati e le sanzioni insignificanti. Secondo un rapporto della CIA, i trafficanti guadagnano in media 250 mila dollari a donna.

La globalizzazione e l’economia del mercato si sono tradotte in un accrescimento dei movimenti di capitali e di manodopera. Le frontiere si sono aperte alle merci, agli investitori e ai cittadini dei paesi ricchi residenti all’estero, ma quelli dei paesi poveri non circolano altrettanto liberamente. Le leggi severe che limitano l’immigrazione impediscono ai richiedenti asilo e agli immigrati di passare le frontiere. È in questo sotto-mondo di economie in fallimento, di povertà, di discriminazione, di governi corrotti e di nuove tecnologie che il traffico di esseri umani prospera.

Sui trafficanti si è meno informati perché le loro vittime, non protette dalla legge, sono spesso troppo spaventate per testimoniare, ma anche perché non esiste un solo tipo di trafficanti. All’apice della piramide, si trovano delle grandi reti criminali estremamente sofisticate, che operano abitualmente a fianco dei trafficanti di droga e di armi, ma formano delle cellule distinte. Operano spesso in molti paesi, fanno oltrepassare le frontiere alle loro vittime e le fanno passare di gruppo in gruppo come delle volgari merci, approfittando della corruzione che regna nella polizia. Queste reti fanno spesso ricorso a dei procacciatori per indurre le donne ad accettare dei lavori all’estero, presentandoli come proficui e rispettabili.

Un buon numero di trafficanti sono dei gestori di case chiuse, e la maggior parte delle ragazze vengono ingannate, reclutate e preparate da donne, a volte prostitute veterane, che le accompagnano durante la prima tappa del viaggio per rassicurarle. La cosa più sconvolgente è che alcuni procacciatori sono degli amici d’infanzia, degli zii o addirittura dei parenti che, per una commissione o a causa di una situazione finanziaria disperata, sono pronti a tradire chi sostengono di amare.

Nell’Europa del Sud-Est, la transizione dall’economia pianificata all’economia di mercato, e anche i conflitti del Kosovo e della Bosnia-Erzegovina, hanno permesso ai trafficanti di reclutare delle vittime tra i nuovi poveri e le nuove categorie di persone vulnerabili: giovani disoccupati, membri della comunità rom, donne che hanno perso il loro lavoro. Quando il conflitto nei Balcani si è placato, abbiamo cominciato a vedere sulle strade dei trafficanti che se ne andavano dalla Serbia al Kosovo e in Bosnia per organizzare delle vendite all’asta di donne. Le vittime venivano poi ripartite in case chiuse dove i primi clienti erano spesso dei caschi blu, protetti dall’immunità diplomatica in quanto personale delle Nazioni Unite.

Nel 1949, la Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione e l’abolizione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione altrui ha stabilito un legame tra il traffico e la prostituzione. In seguito, un numero considerabile di convenzioni e accordi internazionali sono stati firmati per lottare, direttamente o indirettamente, contro il traffico delle donne e dei bambini, e anche contro il matrimonio e il lavoro forzati. Nel 2000, la quasi totalità dei paesi hanno firmato la Convenzione dell’ONU contro la criminalità transnazionale organizzata, di cui uno dei protocolli, quello di Palermo, dà la prima definizione completa del traffico di esseri umani. I paesi firmatari sono tenuti ad adottare nuove leggi, a criminalizzare il traffico, a indagare sui trafficanti e perseguirli nei termini di legge, e a proteggere l’identità delle vittime del traffico. Ma il protocollo non prevede grandi cose per quanto riguarda la protezione delle prostitute, perché non richiede che si dia un aiuto o una protezione alle vittime del traffico.

In questi ultimi anni, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OCSE) ha elaborato un proprio piano per lottare contro il traffico. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani (entrata in vigore il 1° febbraio 2008) prevede tutta una serie di misure con questo scopo. L’iniziativa del Consiglio d’Europa è stata accolta con entusiasmo dai centri associativi, perché non si tratta soltanto di uno strumento di lotta contro la criminalità organizzata, ma anche l’unico strumento che costringe giuridicamente a delle misure per fornire una protezione alle donne e ai bambini vittime di questo traffico. Ma sussiste un baratro tra i discorsi antitrafficanti e le misure realmente adottate per dare protezione e assistenza alle vittime, o per arrestare e perseguire i trafficanti, che, persino quando vengono fermati, raramente sono condannati.

 

Questo è un sunto molto breve, ma esaustivo, riguardo al grandissimo problema della tratta delle donne. Mi aspetto da chi verrà qui a commentare il massimo rispetto per la sofferenza di queste donne; purtroppo ho sentito parecchie giustificazioni a riguardo, tra cui “gli uomini hanno più testosterone delle donne”, oppure “gli uomini vivono la sessualità in modo diverso”. A me non interessa un bel niente del testosterone e della sessualità, altrimenti ci mettiamo a giustificare tutto perché gli uomini sono fatti così: chi obbliga le donne a prostituirsi, chi le violenta, chi le sfrutta è SEMPRE da condannare senza alcuna remora. Se dovete venire qui a scrivere cazzate e a prendere in giro la sofferenza delle donne sfruttate girate i tacchi e andatevene, perché questo è un blog serio e io le mancanze di rispetto non le tollero.

Le prostitute non sono “puttane”, non sono “zoccole”, non sono “battone”: le prostitute sono donne che hanno perso la loro libertà per colpa di infami bastardi che non ragionano con il cervello, ma con un’altra parte del corpo. Ci sono pure uomini che hanno il coraggio di andare con una prostituta e dire che la tratta non esiste: almeno non fate i vigliacchi e ammettete che anche voi siete responsabili di questo traffico, perché lo siete tanto quanto gli sfruttatori. Mi sono stancata di sentire sempre giustificazioni. La vita di una donna ha valore, gli uomini non sono nessuno per strappare la libertà alle donne. Gli uomini non hanno il controllo sulle donne, perché le donne sono PERSONE tanto quanto gli uomini e nascono LIBERE tanto quanto gli uomini. Mettetevelo in testa una volta per tutte!

Segnalo infine che cliccando QUI è possibile firmare la petizione contro la tratta delle donne.

Messo in luce da wonderely alle 22:55 di martedì, 03 giugno 2008


permalink | Per partecipare lasciate i vostri commenti (51)
Categorie del post: italia, testimonianze, uomini, dati, libertà, prostituzione, persecuzione, violenza sessuale, discriminazione sessuale, violenza di genere, stupro di guerra

In materia di violenza sulle donne, la ministra per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha detto la sua con una lettera al direttore del quotidiano “Repubblica”. Vi invito a leggere la sua lettera per intero cliccando qui: sul mio blog pubblicherò solo degli stralci per farvi capire quante cazzate può sparare una persona in meno di venti righe. Eccole:

il contesto familiare viene dipinto come un luogo buio e pericoloso per le donne. Mi sia consentito di dissentire.

La famiglia è il luogo in cui si consumano le peggiori violenze. L’80% delle violenze avvengono in famiglia. In Italia ogni due giorni muore una donna in famiglia, ma a quanto pare le fette di salame dagli occhi la Carfagna non le ha ancora tolte (oppure deve leccare il culo ai moralisti cattolici).

La famiglia, va ricordato, è anche un luogo di realizzazione per la donna, al pari del mondo del lavoro.

Lo sceglie la donna qual è il suo luogo di realizzazione, non deve di certo dirlo Mara Carfagna. Le donne devono essere tutelate indipendentemente dal fatto che abbiano una famiglia e dei figli. La famiglia è una libera scelta, non un obbligo.

divorzi, separazioni ed affidamento dei figli causano gran parte delle tensioni e dei reati realizzati all’interno della famiglia.

Davvero? Sa che ci sono donne che vengono picchiate dai mariti/compagni anche se non hanno mai azzardato l’ipotesi del divorzio? E poi questa sarebbe una giustificazione? Forse un uomo adulto un divorzio lo può anche accettare senza mettere le mani addosso alla moglie! Ci sono donne che trovano il coraggio di divorziare proprio per separarsi da uomini violenti, ma questo non le passa neanche per l’anticamera del cervello.

per concretizzare il principio di bigenitorialità garantito dalle convenzioni internazionali: il minore ha il sacrosanto diritto di avere un padre ed una madre. Un diritto per il minore che attraverso l’affidamento condiviso può divenire un’occasione in meno di scontro – se non di violenza - tra gli ex partner.

Certo, un minore ha diritto di avere un padre violento? Un padre che ammazzerebbe di botte la madre e non è detto che non lo faccia anche con i figli? Una donna si rinchiude in una casa rifugio con i figli per paura che suo marito la possa trovare e farla fuori, una donna scappa da casa per avere una vita migliore per se stessa e per i figli e questa ancora insiste sulla bigenitorialità? Non si rende neanche conto che talvolta sono i padri stessi ad ammazzare la moglie e i figli.

emerge drammaticamente il rifiuto da parte delle stesse che  preferiscono la strada del silenzio

Adesso è colpa delle donne…

Alla luce di questi dati, mi sembra doveroso intervenire al fine di rivedere, ripensare e rafforzare tali centri.