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In seguito ai continui attacchi alla 194 e al diritto d’aborto, ho deciso di mettermi in gioco, esponendo la mia sensibilità e riferendomi anche a mie esperienze personali, per parlare io stessa in prima persona di questo argomento. Ho redatto un breve testo, in cui spiego il mio punto di vista e voglio pubblicarlo su questo blog.  Eccolo:

 

Sulla questione “aborto” hanno (stra)parlato in tanti: abbiamo sentito mille frasi fatte sulla tutela della vita, pesanti insinuazioni (fino ad arrivare alla calunnia) sulle donne, è nato (ed è già morto) addirittura un partito contro l’aborto, insomma, di cotte e di crude . Quindi, vorrei provare anch’io a dire la mia su un argomento così delicato, con la consapevolezza di essere solo  una ragazza di 19 anni, che però si reputa abbastanza matura per poter proferire parola su un tema che da donna la riguarda molto da vicino.

Mi piacerebbe chiarire fin dal principio chi ha diritto di decidere senza condizionamenti e in totale libertà, cioè la donna. Il motivo è semplicissimo: è la donna che porta dentro di sé un figlio per nove mesi, è sempre lei che sopporta il grande cambiamento psicofisico che la gravidanza comporta, è ancora lei che dovrà poi convivere con suo figlio. Con la parola “convivere” intendo sia l’eventualità in cui la donna decida di tenere il bambino con sé, sia quella di darlo in adozione (nel caso in cui non abbia la possibilità di occuparsi del piccolo): in entrambi i casi la donna è madre, sa di aver messo al mondo un bambino, sa di avere una parte di lei su questa terra e, nel caso dell’adozione, è consapevole di abbandonare suo figlio sperando che una buona famiglia lo possa crescere al posto suo.

Solo una donna può capire cosa significhi essere madri, perché è in lei che si genera la vita: la natura non ha dato questa possibilità agli uomini, che quindi dovrebbero accettare questa loro carenza rispetto al genere femminile, mettendosi da parte (per una volta) e lasciando decidere chi ha davvero i requisiti per farlo. Gli uomini possono consigliare, mostrare la loro disponibilità, far sentire il loro appoggio, ma non hanno per natura la capacità di poter decidere in questo campo.

Io non mi sento di dire che l’aborto sia giusto: possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma sta di fatto che abortire significa interrompere una possibile vita. La realtà è questa e ogni donna lo sa. Ecco perché la decisione di abortire diventa così difficile e traumatica per molte donne. È per questo che io mi ostino a dire che l’aborto deve essere una vera decisione, non un dubbio: una donna deve abortire solo se è veramente decisa a farlo, non perché non sa cosa fare. Altrimenti si rischia l’effetto contrario: quella che doveva essere una scelta libera, diventa una prigione di dolore e pentimento per tutte quelle donne che vorrebbero tanto “poter tornare indietro”. Io reputo l’aborto l’ultima spiaggia, sempre e comunque, e penso che sia immorale sfruttarlo come anticoncezionale.

È doveroso ricordare che ci sono donne che abortiscono perché portano in grembo figli gravemente malati: il loro non è egoismo; semplicemente non se la sentono di crescere bambini con gravi malattie e passare la loro vita a chiedersi chi si occuperà di loro quando anche l’affetto e l’amore della madre verranno a mancare. Ci sono donne che abortiscono perché la loro vita o la loro salute sono in pericolo e magari hanno già altri bambini di cui prendersi cura che non vogliono lasciare; altre donne invece, in quel momento, non si sentono pronte o non desiderano un figlio. Inoltre, non dimentichiamo gli stupri: è tremenda la scoperta di aspettare un bambino dall’uomo che ti ha rovinato la vita, perché distrugge completamente l’anima della donna. Infine, è importante sottolineare i casi in cui si arriva all’aborto perché c’è stata una mancanza nella contraccezione. La vera libertà per le donne non è l’aborto, ma la possibilità di evitarlo. Oggi ci sono davvero tanti metodi ed è opportuno che tutti (uomini compresi) li conoscano e li utilizzino. “Aborto libero per non morire, contraccezione per non abortire”, ecco una frase delle femministe anni ’70 che mi sembra giusto citare, in quanto calza perfettamente con la mia tesi.

“Aborto libero” perché deve essere garantito sempre e comunque in ospedale, in condizioni igieniche adeguate. L’obiezione di coscienza è una grande vergogna, perché significa che un medico antepone le proprie convinzioni personali al benessere psicofisico della sua paziente. Nessun medico (che meriti di essere chiamato così) può letteralmente abbandonare una donna al proprio destino, lasciandola nelle pericolose grinfie degli aborti clandestini, che spesso sono praticati al di fuori degli ospedali dagli stessi “medici obiettori” a prezzi salatissimi. Non so come possa sentirsi un vero medico, sapendo che la sua paziente ha messo a rischio la propria vita, perché lui stesso si è rifiutato di aiutarla.

È inaccettabile che un ospedale pubblico possa assumere personale obiettore (ginecologi , anestesisti o infermieri) perché la salute è un diritto di tutti, poveri e ricchi, e non è giusto che alle donne meno abbienti venga negata la possibilità di abortire al sicuro in un ospedale, perché non hanno abbastanza denaro per pagarsi l’intervento in una clinica privata (purtroppo i dati sugli obiettori sono davvero preoccupanti). Ritengo inoltre vergognoso che ci siano “movimenti per la vita” composti da persone che si recano appositamente nei reparti di ginecologia e ostetricia a cercare di convincere le donne a non abortire, arrivando persino ad insultarle. L’ospedale è un luogo serio, dove non possono essere ammessi teatrini di chi non ha altro di meglio da fare durante la giornata; ma soprattutto va tutelata la privacy delle pazienti, che non devono rendere conto a estranei dei motivi della loro (sofferta) decisione.

Deve essere chiaro, anche a chi è di mentalità più stretta, che una donna non è né un contenitore, né un’incubatrice, ma una persona con un cervello per pensare e decidere. È necessario che le donne non vengano lasciate sole e sono utilissime le associazioni che aiutano le ragazze madri, perché devono essere fornite tutte le informazioni per una maternità consapevole: non si deve lasciare nulla di intentato, prima di ricorrere all’aborto. Ma quando la donna ha davvero deciso, nessuno deve più metterci becco.

 

Questa è la mia opinione sull’aborto; ovviamente, non pretendo che venga condivisa da tutti, però esigo che chiunque venga qui a commentare inserisca solo ed esclusivamente la propria opinione, lasciando da parte qualsiasi tipo di insulto o immagine di feti. Un conto è esprimere il proprio parere, un altro è insultare una persona bollandola con diversi nomignoli, che non mi va di ripetere qui, perché mi nauseano (inoltre ricordo che sono calunnie punibili dal codice penale). Nessuno ha il diritto di insultare la sensibilità altrui con foto di feti abortiti: a tutte queste persone chiederei, invece, di andarsi a guardare le foto di tutte quelle ragazze o donne, che hanno perso la vita perché non hanno avuto la sacrosanta possibilità di abortire in ospedale.

Lo dico fin da subito: in questo blog esiste la libertà di parola, ma non la libertà di insultare. Quindi, qualsiasi commento con le caratteristiche sopra descritte, verrà immediatamente cancellato.

Grazie a tutti per l'attenzione.

Messo in luce da wonderely alle 14:26 di martedì, 20 maggio 2008


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Categorie del post: italia, dati, aborto, contraccezione, obiezione di coscienza, la mia opinione, legge 194, libertà di scelta

Mi vedo costretta ad interrompere il "sogno spagnolo" per ritornare nella cupa realtà italiana: il secondo post sulla Spagna lo troverete sempre qui la settimana prossima.

Ora per favore guardate tutti bene questa foto:

Cito qui una parte dell'articolo scritto da Flavia Amabile su La Stampa: All'improvviso negli ultimi giorni sono apparsi dei manifesti in numerose zone di Roma. Dicono: «Nono comandamento: Non desiderare la donna d'altri. No alla violenza sulle donne», come potete vedere nella foto qui sotto inviata da una ragazza che li ha fotografati al volo ieri pomeriggio. Sono il seguito di una campagna organizzata da un'associazione chiamata Trifoglio, nata all'epoca del Family Day, formata da persone della destra papalina, fieramente antiabortista. Molti del Trifoglio hanno iniziato la loro attività come giovani di Storace in An.  Sono molti vicini anche al movimento Con Cristo per la Vita che a Verona già dal 2001 al grido di “basta al peccato” organizzava incontri di preghiera settimanali davanti all’ospedale pubblico nei giorni in cui venivano realizzate le IVG, distribuendo volantini con immagini raccapriccianti e apostrofando le donne che si recavano nella struttura con l’epiteto di “assassine!”.

E adesso parlo io. Innanzitutto questo manifesto mi fa ribrezzo. "Non desiderare la donna d'altri", che vuol dire? Che la donna è un oggetto e appartiene a qualcuno? È proprio per questa stupida, incivile e schifosa credenza che le donne ancora oggi subiscono violenze, soprattutto in famiglia da mariti e compagni che si sentono in diritto di picchiarle, violentarle o ucciderle se gli va, perché le considerano di loro proprietà. Questa gente che appende manifesti del genere in giro per Roma non ci ha mai pensato? Io da donna mi sento offesa e presa in giro a vedere immagini e scritte che sembrano quasi incitare alla violenza domestica: tanto è commessa da chi possiede la donna, giusto? Finché in Italia ci sarà gentaccia del genere convinta di queste cose, la condizione delle donne non potrà mai cambiare. Pensano di difenderci in questo modo? Allora lasciate pure perdere, perché otterrete l'effetto contrario. Preferisco di gran lunga difendermi da sola, piuttosto che avere gente così che sostiene nel 2008 che le donne appartengano a qualcuno.

Per non parlare dell'aborto: ormai ne ho fin sopra i capelli. L'altra settimana mi è persino capitato di discutere con un intelligentone cattolico, antiomosessuali e razzista che è riuscito pure a dirmi che io ammazzo i bambini, perché sono favorevole. Venerdì scorso mi trovavo proprio a Roma e ho visto un manifesto simile con l'immagine di un feto e la scritta: "Quinto comandamento. Non uccidere. No all'aborto".Penso che certe persone non abbiano un minimo di intelligenza, oppure vedono la vita con i paraocchi. Ho parlato di prevenzione, di anticoncezionali, di educazione sessuale, di aiuti alle ragazze madri: ho parlato di tutto quello di cui si poteva parlare, perché pur essendo favorevole all'aborto, non credo che debba essere utilizzato come anticoncezionale, visto tutto quello che c'è a disposizione oggi per evitare le gravidanze indesiderate. Credo però che ogni donna debba essere libera di decidere, perché la maternità è una scelta libera e consapevole, non un obbligo. Addirittura mettersi a fare sceneggiate davanti a un ospedale PUBBLICO (non cattolico, perché l'Italia dovrebbe essere uno stato laico), mi sembra a dir poco osceno. Chi si permette di bollare una donna come assassina perché decide di abortire è un emerito ignorante che dovrebbe imparare a guardare di più se stesso, prima di sputare veleno sugli altri.

Tutto questo è la prova che il nostro è un paese incivile, maschilista e irrispettoso nei confronti delle donne e delle loro sofferenze. Certa gente medievale dovrebbe VERGOGNARSI! Facciamo vedere a tutti che cosa appendono in giro questi finti "difensori delle donne". Spero che qualcuno a Roma abbia la decenza di stracciare questo schifo che è un'altra (l'ennesima) offesa per tutte le donne.

Messo in luce da wonderely alle 14:46 di mercoledì, 07 maggio 2008


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Purtroppo non potrò partecipare alla Manifestazione che si terrà oggi a Milano perché sono ammalata Triste, ma sono con tutte le donne che saranno lì!
 
DONNE DOBBIAMO DIFENDERCI DA CERTI ENERGUMENI CHE VOGLIONO PORTARCI VIA I NOSTRI DIRITTI, MERCIFICARE I NOSTRI CORPI E REPRIMERE LA NOSTRA LIBERTA'!

 
PORTATE RISPETTO PER LE DONNE PERCHÉ NON SIAMO NÉ DEBOLI, NÉ INFERIORI AGLI UOMINI: SIAMO ESATTAMENTE UGUALI!!!

 
BASTA
  • con gli stupri e le stupide giustificazioni
  • con le aggressioni
  • con le violenze in famiglia
  • con gli omicidi
  • con la discriminazione
  • con i pregiudizi
  • con la messa in discussione della 194
  • con la restrizione della nostra libertà
  • con la mercificazione dei nostri corpi

 
NON SIAMO OGGETTI!!!
 
Un saluto e un abbraccio a tutte le donne vittime di violenza...non vi dimentichiamo, perché nessuna donna può sentirsi davvero libera se un'altra donna dall'altra parte del mondo non ha i diritti più elementari!

 
Aggiungo anche un abbraccio fortissimo a tutte le donne e a tutti gli uomini che mi aiutano e mi sostengono...grazie di cuore a tutti!!!
 
 
POSSIAMO DAVVERO CAMBIARE LE COSE!
CREDIAMOCI FINO IN FONDO!!

 
GRAZIE A TUTTE LE PERSONE CHE HANNO CAPITO IL VERO SIGNIFICATO DELL'8 MARZO!

 

Infine vorrei aggiungere una poesia molto bella scritta da Flameonair:

 

Per una donna - 8 marzo

Tu che sai accarezzare

anche il dolore per un’altra

e cerchi le parole giuste

per affiancare chi vuole rialzarsi.

Tu che ti sforzi di sorridere

anche a sera, stanca,

e piangi anche se ascolti il dolore

di un figlio non tuo.

Tu che sai cosa vuol dire amare

oltre l’interesse e senza ragione

e, spesso, ti accontenti

di chi a te sa solo chiedere.

Tu che sai addolcire

i giorni e le ore del tuo uomo

eppure sei usata come vuoto a perdere

da chi conosce solo violenza.

Per una donna come te,

una come tante altre,

con il tuo coraggio umile

e la tua fatica di ogni giorno

l’8 marzo è solo

un altro giorno tuo

e pieno di impegno

come qualsiasi altro.
Messo in luce da wonderely alle 10:35 di sabato, 08 marzo 2008


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È giunto il momento di parlare della nostra libertà, donne! È giunto il momento, perché qui in Italia si sta mettendo in discussione una legge, che ha ormai 30 anni, che garantisce il diritto alla LIBERA MATERNITÀ, ovvero la legge 194 del 1978 sull’aborto.

Essendo l’Italia il Paese dell’ipocrisia e dell'influenza cattolico-fascista del Vaticano, non poteva che succedere questo: Giuliano Ferrara (definito il “talebano italiano”) è l’esempio più lampante, la fotografia più chiara del maschilismo che opprime noi donne anche nelle scelte più delicate e personali che dovrebbero spettare esclusivamente a noi!

Qui non dobbiamo discutere se siamo contrari oppure no all’aborto: si tratta, invece, di rispettare la libertà di ogni singolo individuo. Ovvero, ogni donna deve essere libera di scegliere e nessuno deve permettersi di giudicarla, tantomeno un medico che di mestiere dovrebbe (e dico dovrebbe, perché qui non sembra proprio) aiutare le persone senza alcuna distinzione. È per questo motivo che l’obiezione di coscienza non dovrebbe esistere.

Hanno combattuto per avere questa legge, hanno lottato duramente e ora gli sforzi di molte donne sono di nuovo messi in discussione: ma perché invece di andare avanti in questo Paese si fanno sempre più passi indietro? Perché gli antiabortisti non si occupano di tutti quei bambini che nel mondo muoiono per la fame, le malattie e le guerre, se ci tengono davvero a difendere la vita? Perché non si pensa a inasprire le leggi contro le violenze che stanno causando sempre più vittime soprattutto tra le donne, invece di perdere tempo con questa assurda lotta alla 194?

Per non parlare dell’orrendo blitz a Napoli, dove una donna è stata fermata e interrogata per aver commesso il crimine di “feticidio”, quando invece tutto era a norma di legge. Non mi immagino come deve essersi sentita e pur non conoscendola, le mostro tutta la mia solidarietà. Ma dove sta il RISPETTO per una scelta così sofferta e difficile come l’aborto? Perché la polizia non va a catturare i veri delinquenti invece di accanirsi contro le donne in questo modo? Sono tutte domande senza risposta. La risposta delle donne a queste insinuazioni, però, è molto chiara:

LA 194 NON SI TOCCA! SIAMO PRONTE A TUTTO!

Ora vi propongo un articolo a mio parere molto interessante tratto dal sito di Maistat@zitt@. Buona lettura!

 

Obiettiamo gli obiettori

Di fronte agli attacchi sempre più pesanti all'autodeterminazione delle donne non si può più rispondere semplicemente invocando la difesa della 194.

Le scellerate dichiarazioni degli antiabortisti in queste ultime settimane rendono ancor più evidente il potere sulla sfera della riproduzione (e, più in generale, su quella della salute) che la classe medica può esercitare, coadiuvata anche dall'articolo 9 della legge 194 che prevede per il personale sanitario la possibilità dell'obiezione di coscienza, possibilità contemplata unicamente rispetto all'interruzione di gravidanza: in nessun altro ambito medico né in altra professione vale questa opzione.

Per riaffermare con efficacia il nostro diritto di autodeterminazione dovremmo, quindi, ripartire proprio dal nodo dell'obiezione di coscienza, da questa "opzione", riconosciuta per legge, secondo cui alle scelte e ai problemi di sofferenza delle donne (perché abortire è una scelta sofferta) il personale medico-sanitario può anteporre i suoi "problemi di coscienza", la sua visione della vita ­ in poche parole, in nome della propria "coscienza" può opprimere il soggetto a cui deve assistenza.

Gli effetti di ciò sono sotto gli occhi di tutte: oggi abortire è diventato quasi impossibile e le donne stanno ritornando a pratiche clandestine per l'interruzione di gravidanza; l'arroganza degli obiettori è immensa, e nei reparti il personale che non vuole adeguarsi ai diktat dei primari obiettori ha vita dura; perfino l'accesso alle scuole di specializzazione in ostetricia e ginecologia è sempre più vincolato all'"atto di fede" dell'obiezione di coscienza. Chi si adegua ha una strada privilegiata per far carriera; chi invece non obietta è costretta/o a impiegare la maggior parte del proprio tempo a praticare aborti per sopperire alla scarsità di personale non obiettore. Per non parlare, poi, della cospicua fetta di finanziamenti pubblici destinata agli ospedali cattolici in cui non è riconosciuta la possibilità dell'interruzione di gravidanza.

Se una cattiva legge permette, attraverso l'obiezione, di calpestare i diritti individuali, anche le/i cittadine/i hanno diritto di sapere chi sono coloro che le/i curano e di scegliere da chi farsi curare: che fiducia si può avere in quel/la ginecologo/a che costringe a inutili sofferenze in nome delle proprie convinzioni morali, pensando di aver dei diritti sul corpo dell'altra?

Crediamo sia arrivato il momento non solo di rivendicare dei diritti ma anche di praticarli.

"Obiettiamo gli obiettori" significa che esercitiamo il diritto di scegliere da chi farci curare, pretendendo un rapporto di fiducia, trasparenza e assunzione di responsabilità con la persona a cui affidiamo la nostra salute. Significa, quindi, pretendere dalle Asl, dai Consultori e dagli Ospedali l'elenco del personale medico-sanitario che pratica l'obiezione di coscienza. Alle donne che intendono difendere e affermare il diritto all'autodeterminazione proponiamo di:

1.      costituirci come soggetti politici che esigono la pubblicizzazione e l'affissione pubblica negli ospedali e nei consultori delle liste del personale sanitario che fa obiezione;

2.    cominciare a raccogliere città per città, ospedale per ospedale, consultorio per consultorio tutte le informazioni che già si hanno, facendo una prima lista dei nominativi che si posseggono

3.    promuovere il boicottaggio in toto di tutti i reparti e di tutte le prestazioni (analisi del sangue, visite, ecc) degli ospedali in cui ci sono più obiettori;

4.   creare un sito dedicato a questo dove raccogliere informazioni.

Sappiamo bene che in nome di "sacri principi" vengono compiuti i più grandi crimini della storia, la violazione dei più elementari diritti umani. Hannah Arendt ci ha insegnato che "Il male appare banale e proprio per questo ancora più terribile: perché i suoi più o meno consapevoli servitori, altro non sono che dei piccoli, grigi burocrati, simili in tutto e per tutto al nostro vicino di casa".

Difendere la nostra autodeterminazione dai "burocrati del male" significa diventare protagoniste nell'esercizio e la difesa dei nostri diritti. Smantellare il sistema che si è creato intorno all'obiezione di coscienza, significa smantellare un sistema che alimenta e legittima gran parte degli attacchi contro l'autodeterminazione dei nostri corpi e delle nostre vite. Sta a noi donne determinare un grande risveglio prendendo coscienza della vastità dell'abuso subito e impedire che si ripeta, rimpadronendoci di un sapere e di pratiche che ci mettano in grado di opporci agli abusi e di chiederne conto.

Collettivo femminista Maistat@zitt@

 

Cliccando QUI potete firmare la petizione in difesa della 194!

Messo in luce da wonderely alle 12:55 di sabato, 16 febbraio 2008


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