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Andando all'università a Milano, mi capita spesso di prendere i giornali che vengono distribuiti appena fuori dalla metro: il giorno 10 Ottobre ho trovato su EPolis Milano degli articoli molto interessanti a proposito della "questione velo", imposto alle donne musulmane dalla loro religione (anche se molte volte ad imporlo sono i mariti di queste ultime).
Uno di questi articoli si riferisce alla città di Treviso, dove il prefetto ha deciso di dire sì al burqa (a meno che non copra totalmente il viso), un altro è a proposito della Francia e dell'Olanda che sono diventate sempre meno tolleranti verso questo tipo di usanza e l'ultimo (quello che ho intenzione di pubblicare qui) esprime lo sdegno delle musulmane residenti in Italia che sostengono giustamente la tesi che il nostro Paese aiuti gli integralisti. Quella che leggerete è l'opinione di Souad Sbai, presidente dell'Associazione donne marocchine.

 

La rabbia delle musulmane: "L'Italia aiuta gli integralisti"
L'allarme: "Più che una libera scelta è una violenza alle mogli imposta dai mariti"

Una mortificazione dell'identità, un'imposizione misogina intrisa di integralismo che castra la femminilità e uccide la dignità. Una gabbia di stoffa blu che annulla le donne, le isola dal mondo esterno, le condanna a un universo a senso unico costruito su misura per loro con la sopraffazione e la violenza.

Un pianeta a parte dove il silenzio è legge e l'oscurantismo domina sovrano. Un mondo in cui le donne musulmane che vivono in Italia non vogliono tornare. E' un grido disperato quello di Souad Sbai, presidente dell'Associazione donne marocchine in Italia e membro della Consulta per l'Islam italiano, che non vuole accettare la decisione del prefetto di Treviso. Si sente umiliata e offesa Sbai, lei che aveva scelto di vivere in Italia per i suoi "diritti e libertà" e ora dichiara di accorgersi che il Paese "aiuta gli integralisti". "Da un anno e mezzo a questa parte l'Italia sta diventando fondamentalista e ora è il momento di dire basta: tutte le donne dovrebbero alzarsi e dire basta". Grida allo scandalo Sbai: "C'è una legge del 1975 e quella vale per tutti", e poi aggiunge che la decisione "è più che pericolosa, perché se diventa effettiva moltissime donne saranno costrette ad indossare il burqa". Quel velo integrale più che una scelta è molto spesso imposto dai mariti, ha ricordato Sbai, chiedendo, rivolta al prefetto di Treviso: "Ha mai chiesto alle donne quanta violenza c'è dietro il burqa che indossano?". Che poi ha lanciato un invito ai politici. "Se vogliono fare accordi con il fondamentalismo li facciano fuori dall'Italia e non toccando le nostre teste", ha accusato Sbai, sottolineando che è proprio "attraverso le donne che si riescono a far passare cose che non appartengono alla religione". La presidente delle donne marocchine si è appellata quindi al ministro per le pari opportunità Barbara Pollastrini perché intervenga sulla questione. "Le donne devono cominciare a dire no", ha concluso la presidente dell'Associazione donne marocchine in Italia, annunciando che anche per questo le donne musulmane, ma anche iraniane e italiane, scenderanno in piazza il 24 Ottobre, davanti al Parlamento, per dire basta al fondamentalismo.

L'articolo così si conclude, ma non si conclude affatto la disputa. A parer mio è una vergogna che il nostro Paese accetti simili usanze maschiliste che privano le donne della propria dignità e della proprio persona. Io mi chiedo dove andremo a finire di questo passo. Finiremo per giustificare le violenze, giustificare gli omicidi, giustifcare gli stupri...dove finiremo? Se qualcosa non cambia non potremo che finire male; la libertà per noi donne sarà solo un sogno qui in Italia tra qualche anno? E' inevitabile porsi queste domande. Se volete esprimere il vostro parere lasciate commenti.

Messo in luce da wonderely alle 11:10 di venerdì, 12 ottobre 2007


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Categorie del post: italia, islam, questione velo